martedì, giugno 26, 2007
lunedì, giugno 18, 2007
"vitriolic"
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נחום
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giovedì, giugno 14, 2007
mercoledì, giugno 13, 2007
proposta di DICO
F. Dubois, Il massacro di San BartolomeoMantenere questa gerarchia costa un sacco di soldi. E richiede che il rappresentante di Pietro, cioé di Gesù, cioé di Dio, tratti direttamente (e, se possibile, da posizioni di vantaggio) con presidenti, re e generali, che hanno raggiunto il potere, di solito, senza millantare alcun incarico di origine divina.
Il Cristianesimo Reform è quel cristianesimo che ha fatto saltare tutta questa gerarchia. Dove si è affermato, i beni del clero sono stati messi sul mercato, si è formata una borghesia, la cui etica del lavoro ha permeato tutta la società, sconfiggendo anche lo stile di vita parassitario della nobiltà. Il processo è durato secoli ed ha portato (ripeto: nei Paesi in cui il Cristianesimo è stato riformato) alla nascita dello Stato moderno e della democrazia rappresentativa. Che, oltre ad essere funzionali agli interessi della borghesia, sono il peggiore metodo di governo provato finora, se si escludono tutti gli altri provati in Europa, i quali aggravano l’oppressione delle donne e degli ebrei e hanno l’aggravante di non essere molto riformabili.
La costruzione dello Stato moderno (e la questione del perché in Italia non c’è stato) ha occupato diversi anni della mia vita, per cui so bene che il quadro è molto più articolato; il legame tra protesantesimo e modernità , comunque, mi sembra del tutto innegable. L’idea stessa di gerarchia, di una società divisa in ceti i cui poteri sono decisi dal diritto di nascita, mi sembra incompatibile con i princìpi della democrazia, secodo cui nessun potere è attribuito eternamente a qualcuno. E le cose sembravano così anche agli intellettuali ebrei tedeschi che nell’Ottocento hanno iniziato l’Ebraismo Reform prendendo le mosse dal consumo di carne.
Il processo che ha portato l’Ebraismo a entrare nella modernità, attraverso il movimento Reform, non è stato lineare; proprio come non è stata affatto lineare l’affermazione del cristianesimo Reform. E dico subito che non vedo affatto i segni di un eventuale Islam reform. Anzi: in campo islamico vedo l’affermazione di integralismi, ritorni reazionari a una Tradizione sedicente immutabile, ed una preoccupante popolarità di teorie del complotto e pulsioni antisemite -persino peggio dell’ epoca di Nasser, che è tutto dire.
C’è chi vuole convincermi che l’ora è grave che il pericolo è imminente, e che bisogna quindi allearsi con il sedicente discendente di Pietro, che perlomeno dai tempi di mons. Marcinkus non pare proprio gradire il princìpio secondo cui un’unica legge debba valere per tutti coloro che vivono in un unico territorio. Princìpio che a me, invece, sembra molto rispettabile e per il quale quei signori tedeschi di due secoli fa sono finiti nelle galere clericali o sotto i coltelli degli sgherri dei rabbini ortodossi. E di questa santa alleanza contro l’Islam, le cui pulsioni antisemite, ripeto, preoccupano anche me, dovrebbero far parte anche i bizzarri signori vestiti di nero, che millantano di essere i veri e gli unici ebrei rimasti al mondo. O, almeno, la parte di loro disposta a mettere l’antisionismo tra parentesi (non gratuitamente, sia chiaro) e a collaborare così nell’opera di trasformzione dello Stato del popolo ebraico in una specie di fortezza Bastiani come da romanzo di Buzzati (aka ultimo bastione dell’Occidente). Anzi, c'è pure chi è convinto che tale santa alleanza sia una specie di banco di prova: sarebbe veramente ebreo chi capisce che siamo in guerra con l’Islam. Una guerra tanto crudele che ci obbligherebbe all’alleanza con i cattolici.
Questa alleanza tra gerarchie cattoliche e rabbini ortodossi è uno sbocco naturale, viste le rispettive ideologie ed interessi. Ma non c’è alcuna ragione religiosa per passare sopra i diritti degli individui. La mia religione insegna che la difesa dei diritti degli individui è un compito sacro, perché tutti siamo creati ad immagine di Dio, ed ogni essere umano va rispettato perché la sua dignità è la scintilla divina che ha con sé dal momento della Creazione. E quindi l’alleanza con il sedicente discendente di Pietro è una offesa alla mia religione: perché quel tizio proclama di essere investito da Dio e la mia religione impedisce di divinizzare esseri umani. I rabbini ortodossi (che sembrano avere le idee chiare sul posto delle donne) possono trovarsi gli alleati che preferiscono (che probabilmente su donne e gay la pensano proprio come loro); ma non capisco cosa c’entri la religione, in questo questo matrimonio d’interesse tra gerarchie maschili. E pertanto gradirei che se ne lasci fuori ogni riferimento a Dio o alla dimensione spirituale. Potrebbero chiamarlo Difesa dall’Islam, ad uso di Cattolici e Ortodossi. DICO, se vogliono una sigla.
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sabato, giugno 09, 2007
te lo do io il Messia
Però c'è qualcuno a cui piace essere importunato. C'è chi si inorgoglisce nel raccontare che anche lui (lui, mai lei) è stato avvicinato da un signore con la barba armato di lacci di cuoio. Lo prende come un segno di riconoscimento, di appartenenza, di identità. Mentre dall'altra parte c'è del marketing religioso, lo stesso stile, gli stessi strumenti (e lo stesso fervore messianico) dei Testimoni di Geova - e le stesse posizioni reazionarie a proposito del rapporto tra religione e politica.Sul bisogno di segni esteriori ci sarebbe da fare un lungo discorso. Come pure, in generale, sul bisogno di identità. Certo Chabad sanno cogliere questa domanda (in senso commerciale) e cercano di farla incontrare con la loro offerta. E le comunità liberali hanno poco da offrire a chi va in cerca di appartenenze esibite, di norme e statuti dettati direttamente da Dio. A proposito, bella questa riflessione di Mordechai Kaplan: la concezione tradizionale della rivelazione è immorale perché è incompatibile con i valori ebraici di uguaglianza e di tolleranza.
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il Chirurgo
Quando questa posizione ha iniziato a circolare, nell'estate del 1980, in Israele si sollevò una ondata di indignazione: allora i leader dei Chabad hanno spiegato che era tutta colpa di una cattiva traduzione. Ma c'è un manoscritto del Rebbe, dello stesso periodo, che ribadisce questo delirio. Ed è una lettera a una sopravvissuta. Fonte: Haaretz
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mercoledì, giugno 06, 2007
u capì
"Si possono pagare la marche da bollo col bancomat?"
"No, le marche da bollo no."
"Orpo. Allora mi tiene qui la borsa, che vado a prelevare?"
"Metta un po' lì..."
[battute sull'esplosivo]
"E gli han dato i soldi?"
"Non ho dovuto nemmeno fare una rapina."
"Ecco qua la sua marca da bollo!"
"Uso passaporto?"
"Passaporto, passaporto ... Duva l'è che la vaa de bel, che l'è cusì contento?"
"In Israele."
"Usti. Israele?"
"Sì, Israele !"
"Ma va per vacanza? Non è che è pericoloso?"
"Senta: se lei aspetta duemila anni di tornare a casa, e finalmente ci riesce, torna a casa, si preoccupa che c'è una conduttura che perde?"
"U capì, va per lavoro!"
Vabbé. Io avevo preparato la battuta. Era bella, poetica. Il tabaccaio no, perché+ è il suo stile di vita. Perché questa è Milano. A cui indirizzo, di cuore:
I curiosi possono trovare qui la spiegazione dell'immagine. Io guardo il mio passaporto e sorrido.
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domenica, giugno 03, 2007
del perché Magdi Allam
-L'Egitto porta la responsabilità di aver affamato ed impoverito i palestinesi. "Gaza Palestinians were accustomed to visiting relatives, trading and selling goods, even taking jobs in Israel. But now Egypt forbade them from crossing into and out of Israel; those who did so were branded as traitors or spies. Some were killed on the spot; others were jailed for five to ten years".
-L'antisemitismo tra i musulmani è ben oltre il livello di guardia e ha ormai compromesso i valori morali più alti dell'Islam. "The notion that Islam teaches only peace and tolerance is ridiculous. If you heard, as I have, the anti-American and anti-Jewish hate that is being preached in many mosques and on Arab TV, you'd think you were in Nazi Germany, except that the commands are coming from Allah instead of Hitler".
-Ebrei e israeliani non si dovrebbero fidare. "My message to Jews is to unite, support Israel, keep the security fence, and not be too anxious to make peace treaties on paper that are not respected by the other side".
In Italia queste robe le scrivono in pochi, e quei pochi sono quasi sempre a favore della guerra in Irak. Non così la redazione di Reform Judaism, il cui direttore - che è ovviamente il presidente della più importante organizzazione ebraica americana- firma un editoriale in prima pagina spiegando che tutta la tradizione e la storia degli ebrei della Diaspora chiedono che le truppe USA si ritirino dall'Irak. "When confronted with issues of great moral urgency, the Reform Movement has always spoken out. This was true in the 1920s and ’30s when we championed workers’ rights; in the 1950s and ’60s when we supported civil rights legislation; and in the 1960s and ’70s when we opposed the war in Vietnam. In each case, we heard passionate arguments urging us to avoid politics, but we proceeded anyway—studying the relevant Jewish sources, developing our positions, and advocating for our point of view".
Il numero della rivista è infatti accompagnato da materiali di studio sul concetto di Tohar HaNeshek (purezza delle armi). Ah, per chi non se ne fosse accorto: Reform Judaism è per gli ebrei americani quello che Famiglia Cristiana è per i cattolici italiani. In Italia, però, l'allarme per l'integralismo islamico va di pari passo con il sostegno alla guerra in Irak. E chi si oppone alla guerra in Irak di solito tende a dimenticarsi dell'antisemitismo islamico - o a darne la colpa ad Israele, come quelli che vedono nelle minigonne la causa degli stupri.
Ecco, io non acquisterò il nuovo libro di Magdi Allam. Non mi piace la semplificazione, non mi piace l'allarmismo, non credo allo scontro di civiltà (il principale nemico degli integralisti islamici sono gli altri musulmani). Ogni giorno riesco a leggere almeno un paio di pagine in inglese che spiegano cosa succede in Israele e che occorre guardarsi innanzitutto dalla semplificazione. Come questo magistrale numero di Reform Judaism. Occorre studiare le nostre fonti, la nostra tradizione, per giungere a una posizione che si anostra e non schiacciata su quella degli alfieri dello scontro di civiltà e/o sui tifosi dell'arabo buono, etermo aggredito da noi cattivi. Però capisco chi in Italia spende dei soldi per poter leggere Viva Israele. Capita poche volte di sentirlo dire da persone intelligenti.
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da non demolire
La casa, di cui non si riesce a risalire al proprietario, potrebbe diventare una attrazione turistica. Ma la situazione politica lo sconsiglia: la storia di una comunità segreta di islamici che in realtà erano ebrei, non è molto popolare di questi tempi. Googolate Sabbatianesimo oppure doenmeh e vi farete una idea: un pezzo forte dell'estremismo islamico è che la Turchia laica e alleata di Israele è la vittima di un complotto secolare di ebrei clandestini. E questo è il destino che attende la Francia dopo la vittoria di Sarkozy, almeno secondo antisemiti italiani di destra e di sinistra.
Michaelson ha scritto un bell'articolo su Forward e ci sono anche alcune belle foto pubblicate in numero di Zeek, dedicato quasi completamente al sabbatianesimo.
Ci sono però studiosi che contestano la veridicità della storia e citano un autorevole testo sulla storia degli ebrei in Turchia, che riproduce una immagine della casa di Sabbatai Zevi a Smirne. Questa non coincide con le foto che stanno circolando in rete.
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venerdì, giugno 01, 2007
farla stare al suo posto
La signora nella foto è rabbi Gesa Shira Ederberg, che questa settimana inizierà a lavorare come rabbina della sinagoga Masorti di Berlino (B'rukha haBaa!). La JTA informa che il rabbino capo ortodosso berlinese, Yitzchak Ehrenberg, che è anche presidente dell'Assemblea rabbinica di Germania, non ha preso benissimo la faccenda. Ha scritto a tutto il consiglio della Comunità ebraica di Berlino, dicendosi turbato perché la signora si era permessa di chiamarlo collega, il che lo disonora e lo offende profondamente. Ricordando che la rabbina nemmeno sarebbe ebrea -si vede che in Germania adesso va di moda ricordare ai convertiti la loro provenienza- conclude la lettera invitando il presidente della Comunità "to show that woman her place".Rabbi Ederberg ha risposto che il rabbino ortodosso ha tutto il diritto di vedere le cose a modo suo. Un consigliere della comunità ha aggiunto che questo non implica il diritto di imporre a tutto l'Ebraismo berlinese i canoni e le regole che in Germania (e nel mondo) sono osservati solo da una minoranza di ebrei. Io la penso come rav Walter Rotschild, rabbino (liberale) capo della regione Schleswig-Holstein: se a Ehrenberg dà fastidio essere collega di una donna, perché non si ritira?
In Italia mi è capitato di fronteggiare ottusità simili. Gli stessi che obiettavano alle donne rabbino sono quelli che considerano i DICO un'attentato alla civiltà occidentale; o quelli che ritengono che non sia il caso di litigare troppo con i DICO-fobici, perché è importante mantenere lo "spirito di unità" ed i progressi che porta (quali, non si capisce). Poi c'erano quelli che non erano ebrei, non volevano nemmeno diventarlo, ma "americanate" come le donne rabbino sembravano loro davvero intollerabili. Io invece sono a favore delle donne. Some of my best friends are women, infatti.
Davvero non vedo per quale ragione dovrei condividere uno "spirito di unità" con un rabbino che vuole rimettere le proprie colleghe "al loro posto". Le signore che conosco occupano magnificamente i loro posti di rabbine, studentesse, presidenti e vicepresidenti di comunità.
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giovedì, maggio 31, 2007
lo Stato dell'apartheid
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mercoledì, maggio 30, 2007
Jdub
Jdub Records è una promettente casa discografica. Tris di video, così per gradire. E scusate se è poco.
Balkan Beat Box - Bulgarian Chicks (per chi, come tutti, ama sonorità balcaniche)
Socalled - (These are) The Good Old Days (la Golah è trend)
Soulico (pure Tel Aviv non è male)
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martedì, maggio 29, 2007
scritto appena ieri
Un paio di citazioni del Rav [quello ortodosso]:
"A rabbinate linked up with a state cannot be completely free" (1959)
"Such a rabbinate will disintegrate. I am sorry that my prophecy was correct. It is now in a stage of disintegration.” (1972).
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lunedì, maggio 28, 2007
Lugano bella

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venerdì, maggio 25, 2007
cose permesse, cose non permesse
Il che, devo dire, mi sorprende. Nel 1994 trovai nella libreria univeristaria della mia città una copia del famoso numero della rivista La lente di Marx ("Ebrei brava gente") con cui il compagno Moffa cercava di richiamare l'attenzione della sinistra italiana sulla "questione ebraica" e sul ricatto morale che gli ebrei esercitavano nei confronti del mondo intero. La rivista era accompagnata da un bell'elenco di nomi, ad uso di commissioni concorsuali, di ebrei o filo-ebrei (pardòn: sionisti) presenti nell'Università italiana. La cosa mi sembrò oltremodo preoccupante, sicché feci qualche telefonata alla mia radio preferita. Mi fecero parlare con una signora che si occupava di libri e recensioni e che non sembrò particolarmente allarmata.
Acquistai allora una copia della rivista e la spedii a Il manifesto e qualche giorno dopo la Rossanda se ne uscì con un articolo memorabile (altro che il trafiletto di cui sopra), in cui diceva al compagno Moffa, più o meno, di tornarsene nelle fogne. All'articolo de Il manifesto seguì, come usava, un ampio dibattito (ricordo un articolo su Linea d'Ombra, per esempio) ed una accorata denuncia collettiva da sinistra. La vicenda ebbe l'effetto di tracciare un confine oltre il quale la critica alle politiche di Israele diventava puro e semplice antisemitismo. Un gran risultato, per quella sinistra che -culturalmente- stava uscendo dalla Guerra Fredda.
E quando i ragazzi del ghetto di Roma fecero la loro passeggiata nella sede del gruppo skinhead (ricordate?) la Rossanda ne scrisse un altro, di memorabile articolo. Non se lo ricorda nessuno, ma la settimana prima erano comparsi, sulle saracinesche delle botteghe del centro, delle stelle gialle, appiccicate (forse) e rivendicate (con orgoglio) dalle teste pelate de cuius. La Rossanda spiegava che gli ebrei avevano fatto, perché potevano farlo, quel che senegalesi, rom e albanesi non potevano fare: autodifesa, in una Italia che andava diventando sempre più schifosamente razzista.L'appello contro la presenza di Faurisson in un aula universitaria (pubblicato con poco risalto dal quotidiano comunista) è stato firmato anche da docenti (e compagni) per nulla teneri con la politica dello Stato di Israele e persino con la storia della sua formazione. A maggior ragione (e visti i pregressi), mi stupisce il basso profilo de Il manifesto sulla vicenda Moffa-Faurisson. Come dice un personaggio di Altan: mi vengono pensieri che non condivido. Tipo questo: dalle parti di via Tomacelli la negazione della Shoah è diventata politicamente legittima. Oppure: voi ve la sentireste di battervi per la libertà di docenza di un certificato cacciapalle?
Perché in questione non c'è la libertà di parola di Faurisson. Lui può dire quel che vuole, a patto che ne subisca le conseguenze. Gli ultrà della curva, che urlano Zingari, ai forni! non tirano fuori i loro striscioni nei pressi dei campi nomadi. E Umberto Bossi, non va a fare un giro per Spaccanapoli o Secondigliano. Se succedesse, sia l'onorevole ch egli ultrà prenderebbero la loro dose di legnate di autodifesa. Chi apporta questo genere di contributi (le legnate, appunto) di solito è anche pronto a pagarne le conseguenze in tribunale - e sta qui la differenza tra un democratico e un fascista, il fascista pretende di sostituirsi allo Stato, anche quando esercita violenza. Faurisson, tra l'altro, ha la spiacevole abitudine di farsi vedere in luoghi dove passano ebrei: questo non mette a rischio la sua libertà di parola, questo lo espone alla reazione delle vittime di persecuzioni, vittime che sono poi dispostissime a farsi processare. Perché i fascisti non sono loro, il fascista è chi pretende che ci sia una Storia ufficiale (che stabilisce l'esistenza di camere a gas ad Auschwitz) la quale Storia ufficiale va sostituita con un'altra - che stabilisce che i non ebrei sono vittime di una illusione ottica preparata dagli ebrei.
La "Storia ufficiale" non esiste. Chiunque può insegnare la storia che crede, purché lui appartenga alla comunità degli storici e si basi su testi, propri o altrui, approvati dalla comunità degli storici. In questione infatti non c'è la libertà di parola di Faurisson, ma quella di docenza. Non si può decidere cosa va insegnato sulla base di una logica che consente di negare l'esistenza di camere a gas ad Auschwitz, oppure di affermare l'esistenza di un complotto ebraico, nel mondo della storia, dell'educazione, dei media (insomma: il controllo dei media) a tutto vantaggio dello Stato di Israele. Ecco, io credo che queste puttanate non vadano insegnate. E un tribunale francese spiega che Faurisson è un cacciapalle, proprio perché nei suoi corsi e nei suoi libri ha cercato di insegnare questa roba.
Quelli de Il manifesto (come la signora della radio, tempo fa), stavolta, probabilmente, non sono d'accordo. E va bene, per loro. Non per me: io voglio essere capace di non sputare quando vedo la mia faccia allo specchio. Ma le loro scelte sono affari loro. Però io vedo un rischio. La mia generazione ha trovato sulle cattedre i primi insegnati formatisi dopo la caduta del Fascismo. Ci è stato insegnato, fin da quando abbiamo imparato a leggere, che Auschwitz è l'orrore puro: c'è chi lo vede come somma di orrori, chi lo vede come parametro per misurare altri orrori, chi lo vede come un buco nero con cui non è possibile alcun paragone. Ma, qualunque sia l'opinione, per la mia generazione una comunità civile è tale, civile appunto, solo se si stabilisce un confine chiaro, quello del mai più. Chi vuole ricostruire Auschwitz va tenuto, come scriveva la Rossanda il secolo scorso, nelle fogne.
Intendiamoci. C'erano, tra i miei coetanei, quelli che si mettevano a berciare cose orrende dagli spalti degli stadi o a scriverli sui muri dei cessi. Roba tipo, chessò: Milanisti al forno, Juventini per contorno - o anche slogan esplicitamente antisemiti. Ci ho discusso, litigato, fatto a botte. E so che erano consapevoli di compiere una trasgressione, quando urlavano di voler ricostruire Aushwitz. Si identificavano con i cattivi, perché in una certa fase della vita l'adolescente piccolo borghese o medio, o proletario è quello che fa. Le prove di identità. Che passano anche attraverso il ruolo del cattivo, quello che nel libro Cuore si identifica come effetto Franti ("e l'infame sorrise").
C'erano, tra i miei coetanei, e non sono neanche poi tanto cambiati, anche cattolici o gente di sinistra. Pure per loro Auschwitz è il confine oltre il quale non si deve andare. Magari parlano di Auschwitz a sproposito, per dirti che non solo gli ebrei sono stati perseguitati. Sai che bella scoperta, mi vien da dire. O per fare paragoni ad minchiam, con gli indio sudamericani o con i palestinesi (e te pareva). Ma nessuno, ripeto, nessuno, si vuole mischiare con i negazionisti. Ti dicono, tutti: sì, è successo, però... E anche se quel però mi fa ribollire il sangue, e quel che segue di solito mi fa girare le orchidee, non è questo il punto. Il punto è il disgusto che i negazionisti ispirano a chi, come me, adesso ha sui trenta-quarant'anni.
Quelli che dicono che ad Auschwitz qualcosa non è successo ci fanno istintivamente schifo; più dei signori che sostengono che la Terra è piatta, che l'uomo non è mai stato sulla Luna e che Paul McCartney è morto nel 1966 - gente bislacca con cui i negazionisti di solito si accompagnano, perché ne condividono il metodo. Che consiste nell'affermare che l'è tutto un complotto e solo i fighi come noi riescono a capire come stanno veramente le cose, riescono a non farsi fregare e soprattutto hanno capito chi ci guadagna e adesso dobbiamo deprogrammare le masse. Non si tratta solo del fatto che noi tutti, più o meno, sappiamo che Paul McCartney è vivo (e fa della musica di merda) e che la Missione Apollo ci piace così come è, con la storia del piccolo passo per un uomo e il grande passo per l'umanità.

Chi sostiene che la Shoah è una favola raccontata dai sionisti, o dai loro sostenitori (naturalmente sempre fanatici) ispira orrore perché si mette al di fuori non solo del buon senso, ma del patto stipulato all'uscita della Seconda Guerra Mondiale, da coloro che hanno formato i nostri docenti e genitori, e che recita: mai più sterminio in serie, industrializzato, mai più esperimenti su esseri umani, mai più società basate sul culto del sangue, mai più organizzazioni collettive con il fine di sterminio e di ridurre in schiavitù. E lo so benissimo che non sempre questo patto è stato osservato (chessò, per esempio in Sudafrica) - anche se dubito che in altri momenti della storia, oltre alla Shoah, la logica dello sterminio sia stata più forte di quella del capitale. Ma questo patto tra formatori c'era: ci sono cresciuti dentro, riuscendo anche ad armonizzare i contrasti derivanti dall'immigrazione, tutti gli italiani che adesso hanno dai venticinque ai quarantacinque anni, pure i fascisti, pure i cattocomunisti, pure i centrosociaroli, pure tutti gli altri - che sono la vastissima maggioranza, come attestano i risultati elettorali.
Ecco, ai redattori de Il manifesto, che questa volta hanno scelto il basso profilo -e non gli articoli della Rossanda- mentre il compagno Moffa invitava in cattedra il cacciapalle Faurisson, vorrei dire che stanno perdendo il contatto proprio con la mia generazione. Che, a lungo andare, non significa rimanere un giornale di nicchia ma proprio un quotidiano senza più lettori. Scelte loro, evidentemente. E, sospetto, alquanto condizionate dalle peculiari prospettive sulla politica mediorientale. Poi certo, come si dice: la memoria è soggettiva, ognuno ne fa quel che gli pare. A me però dispiace che scompaia la memoria del confine tra critica legittima e propaganda antisemita e razzista. Un confine che, forse, ho contribuito a costruire, ficcando una copia di una rivista n una busta e spedendola a Roma, all'attenzione della ragazza del secolo scorso.
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mercoledì, maggio 23, 2007
neghiah, shnegiah
Esatto, è il sito di una organizzazione ortodossa che invita i giovani all'astinenza e tenta di dissuadere dall'uso del profilattico. Gli ideatori dichiarano di essersi ispirato a analoghe campagne cristiane fondamentaliste.
C'è da chiedersi se anche l'UCEI intenda varare campagne di questo tipo (diciamo all'insegna del no trombing), in rottura con la "sensibilità attuale" - come direbbe il rabbino Di Segni e per spiegare ai giovani ebrei che "condom is not the answer". In proposito non mancano certo fonti di ispirazione, in questa terra cattolica.
Tov. Maspik con le battute. E se prendessimo noi liberali l'iniziativa? Davvero pensiamo che siano questioni in cui è meglio lasciare tutto alla famiglia? Certo, meglio la famiglia della pura e semplice repressione comunitaria. Ma se non esiste una posizione liberale a proposito di sesso e teen-agers (come sembra), la si potrebbe comunque trovare. Prendiamo ad esempio Tamar Fox, qui.
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Spinozastrasse
Doe Maar - Belle Helene
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martedì, maggio 22, 2007
clowns for Israel
foto, qui.
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vetrine del centro

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noi, non ne parliamo

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