giovedì, aprile 17, 2008

farsi riconoscere

Siamo in un ulpan (corso di lingua per immigrati) a Gerusalemme. Gli allievi sono circa una trentina, e sono un buon campione di olim, nuovi immigrati, da vari Paesi. Si va dal dentista francese, alla pensionata tedesca nata in Polonia, più un nutrito gruppo di JAP (Jewish American Princes, ragazze della alta borghesia ebraica americana) e un paio di ragazze del Bené Akiva inglese (il movimento sionista religioso). Insomma, il target è abbastanza medio-alto. C'è pure un avvocato giordano, che ha deciso che gli serve conoscere la lingua del vicino. Senonché c'è pure Davidde de Roma, che ha sui diciotto anni, che i genitori devono averlo spedito qui perché non riusciva a decidere che cosa fare dopo lo scientifico e che naturalmente (li abbiamo avuti tutti dicotto anni, no?) è sempre un po' stravolto. Ma soprattutto, con quella sciarpa della Lazio, è un po' più working class. E c'è un altra italiana, che mi ha raccontato questa storia. Trascrivo sotto sua dettatura, con qualche integrazione per chi è digiuno di ebraico.
Dunque, si fa conversazione in ebraico, e l'argomento è: se un tuo amico viene a casa tua e si porta via un libro e non te lo restituisce (le consecutive sono un po' il pallino degli insegnanti di ebraico, devo ancora capire il perché) tu cosa fai? Una del gruppo JAP si indaffara a spiegare che prova a farselo restituire con cortesia, e qui la cosa è già divertente perché l'ebraico non ha forme di cortesia paragonabili all'italiano, qui quando parli con qualcuno gli dai subito del tu. La pensionata tedesca cerca di riprodurre una telefonata, e mentre si incarta con i possessivi la prof decide di passare a Davidde. E io penso speriamo che non ci faccia fare figure, a noi italiani che in questo ulpan siamo solo in due e ci guardano come gente esotica, sono sempre lì a pensare che strani questi qua, pizza mandolino e kippah. Ma poi mi dico, ma non facciamo gli apprensivi, dài. E sento Davidde che inizia a spiegare che lui va a casa del suo amico e gli prende il cellulare (e penso Oddio, cosa sta dicendo?) poi mi porto a casa il suo cellulare, così sicuramente tempo una decina di minuti lui si accorge che gli manca qualcosa di importante (e in questo preciso momento ho sentito una onda telepatica alzarsi dal dentista che si chiedeva come me: Cosa sta dicendo?) così poi gli spiego che se vuole indietro il cellulare mi deve restituire il libro. Se però non mi chiama e non se ne accorge (e io qui ho pensato: adesso che cosa dice?) io vado a vendere il cellulare che se è un buon modello magari ci guadagno anche. E io qua ho sentito un mugolio di orrore levarsi dal banco delle JAP: che mi son state così antipatiche che mi è venuto voglia di farmi prestare il cellulare da un paio di loro così, sul momento.

quale nazione

L'esercito è una cosa molto importante in Israele, e chi non serve come ufficiale si vede precludere molte carriere: non solo nell'amministrazione pubblica, ma anche nelle aziende a capitale statale. Che in questo Paese non sono poche, nonostante le privatizzazioni degli anni Novanta. I gruppi che non fanno il militare sono i haredim e gli arabi, mentre drusi e beduini servono regolarmente. da un po' di tempo si parla di introdurre un servizio civile nazionale, che colmerebbe il divario tra queste minoranze e la maggioranza ebraica del Paese. Non pochi cittadini arabi stanno infatti cogliendo l'occasione, e indovinate un po' chi si oppone - esatto, i politici arabi più affezionati a quella strana roba che si chiama identità nazionale. Il che fa sorgere qualche sospetto su che tipo di nazione questi politici abbiano in mente - voglio dire, oltre a quella che paga loro lo stipendio come parlamentari e amministratori pubblici. Per fortuna la società civile araba (e, mi vien da dire, quella composta di gente che lavora) non è proprio della stessa opinione e guarda con favore all'impressionante crescita di giovani arabi che scelgono il servizio civile. Che è anche un modo per vivere fianco a fianco con coetanei ebrei.
Tutte queste notizie in questo interessante articolo del Jerusalem Report

sulle elezioni

Non gioisco affatto per il risultato elettorale in Italia, e per un sacco di ragioni. Ragioni estetiche, per esempio. Immagino fascisti e leghisti festeggiare per le strade d'Italia, i primi all'insegna del "siamo tornati e il nostro onore si chiama fedeltà" e i secondi che sbraitano contro gli stessi clandestini che sfruttano nelle fabbricheette.
Mi consola un poco immaginare che la politica estera dell'Italia sarà un poco più equilibrata per quanto riguarda un Paese del Medio Oriente, indovinate un po' quale, e che la RAI non mostrerà più (ma davvero più) giornalisti che raccontano che Haifa è territorio occupato. Anche se resta tutto da dimostrare che questo genere di informazione possa influenzare il modo in cui gli italiani immaginano Israele.
A guardare i numeri del turismo c'è un genere di informazione che ha un successo migliore delle fesserie dei TG. Questo:

martedì, aprile 15, 2008

פסח שמח


lunedì, aprile 14, 2008

biblerap

Ci si prepara a Pesach.

sabato, aprile 12, 2008

ragioni per essere sionisti

“I have no room in my heart for Jewish suffering... Why do you pester me with Jewish troubles? I feel equally close to the wretched victims of the rubber plantations in Putumayo or to the Negroes in Africa. ... I have no separate corner in my heart for the ghetto.”

Rosa Luxemburg, 1916 - tre anni prima di venire uccisa da nazionalisti tedeschi.



"I demand justice, and if I do not get it, the world will be transformed into a wasteland. In a place where I am a king among other kings - there the idea of progress will be realised. But if it is my fate to be cast outside of the framework, then I do not care if the rest of you go up in flames. And I will even help with this. There is no redemption for the world if I have no part in it. In the beginning, God created my demand."

Vladimir Ze'ev Jabotinsky, 1940 - nel pieno della catastrofe.

uomini e carote

Il mio post di ieri sull'antisemitismo di sinistra ha suscitato commenti e, mi hanno detto, pure un certo dibattito in rete. Bene, grazie. Credo di dovere però un paio di spiegazioni.
Come ho scritto rispondendo ad Ale (nota: il post è nato da una nostra tempestosa discussione di qualche anno fa), a me non interessa certo accordarmi a coloro che considerano l'Illuminismo la radice di tutti i totalitarismi, credo sia una fesseria pensarla in questi termini. Ma, detto questo, si potrebbe fare un lungo elenco di pensatori dell'Illuminismo francese o anche italiano che erano schiettamente antisemiti, ovvero pensavano che il mondo sarebbe stato un gran bel posto se non ci fossero più stati gli ebrei, che con i loro loschi traffici turlupinavano la povera gente e seguivano un barbaro culto - uno di questi illuministi era, tanto per fare un esempio, il modenese Lodovico Ricci, ma come si fa a non citare Voltaire in questo caso? Avranno anche avuto intenzioni lodevolissime ma sta di fatto che hanno preparato la strada a qualcosa che tanto lodevole non è.
Ci sono poi le solite argomentazioni di quelli che, inserendosi in quella tradizione antisemita nata con l'Illuminismo, pretendono di venire a spiegare a me che gli ebrei non sarebbero un popolo. Cioé io vengo da te e ti dico come ti devi sentire tu: il che è colonialismo, in parole povere. Ma interessanti, e anzi vagamente inquietanti, sono le ragioni addotte per basare questo ragionamento colonialista: gli ebrei non sarebbero un popolo perché non hanno una patria, una terra, perché a loro manca quel legame organico di sangue e suolo che crea i popoli e dà legittimità alle loro rivendicazioni.
Questa roba, è bene dirlo, non c'entra un fico secco con l'Illuminismo e puzza di razzismo da lontano centotre kilometri: secondo questa linea di pensiero gli esseri umani avrebbero delle radici nel suolo, esattamente come le carote. I diritti non appartengono agli individui ma ai popoli e gli ebrei avrebbero perso il diritto di definirsi popolo quando hanno perso il loro radicamento territoriale. Cioé all'epoca in cui non hanno riconosciuto Gesù, e Dio per punizione li ha dispersi assoggettandoli all'Impero Romano. Una linea di pensiero molto antica, che inizia più o meno con Agostino, ma che è difficile definire illuminata. Meno che meno ci si riesce a trovare dentro alcunché di progressivo o di sinistra.
Ma questa robaccia, lo sappiamo bene, in Italia si presenta a sinistra come difesa dei diritti del popolo palestinese, che sarebbe composto di poveri contadini legati al loro suolo e aggrediti dal capitalismo urbano e speculatore. Ed è una frode.

חוה אלברשטיין - בגלל הלילה



sì, è la traduzione in ebraico di questa canzone qua.

venerdì, aprile 11, 2008

a sinistra risponde uno squillo

Tra le tante belle cose che l'Illuminismo ha dato al mondo, e anche agli ebrei, c'è l'idea di Uomo universale. Funziona più o meno così: gli esseri umani sono dotati universalmente di Ragione, quindi una società costruita su basi razionali dovrà essere nel contempo universale, cioé trascendere, superare (= annullare) le identità nazionali e religiose che per ora dividono artificialmente gli esseri umani e causano guerre, oppressione e sfruttamento.
In realtà, gli eredi dell'Illuminismo hanno speso moltissime energie per indicare i difetti delle loro nazioni: Francia, America, Russia... Ma nessuno si è sognato in mettere in questione il diritto di francesi, americani e russi a sentirsi tali. L'unico popolo la cui identità "nazionale" è stata delegittimata sono gli ebrei.
E' abbastanza noto quando e come questa faccenda è iniziata: il celebre discorso di Clermont-Tonnere del 1789, che chiedeva ai rivoluzionari francesi di concedere agli ebrei "tutto come individui, niente come nazione". Sta di fatto che essere ebrei vuol dire anche appartenere a una comunità basata su lingua e "tradizioni" e definita dalla halachà, ovvero da un sistema giuridico (cioé, nei termini dell'Illuminista francese, una "nazione"): non equivale semplicemente a professare una religione. Chiedere agli ebrei di distaccarsi dalla loro "nazione" significa chiedere di smettere di essere ebrei.
Come buona parte delle Chiese cristiane prendeva di mira gli ebrei perché rifiutavano il messaggio universale di Cristo e rimanevano attaccati al loro "particolarismo", così fece una certa parte dell'Illuminismo, nei confronti di quegli ebrei che non accettavano di venire "emancipati". Dico parte dell'Illuminismo perché è ovvio che l'Illuminismo inglese, di derivazione empirista o scettica, aveva tutt'altro approccio e tutt'altro sbocco.
E probabilmente è in questo Illuminismo "emancipazionista" che si trovano le radici dell'antisemitismo di sinistra che, al fondo, non accetta il diritto degli ebrei di definirsi collettività e di emanciparsi in quanto ebrei - questo, e non altro, è il sionismo. Agli ebrei, e in maniera del tutto coerente con i propri presupposti teorici, i leader e pensatori del movimento comunista (Marx in primo luogo) risposero, come è noto, che dovevano emanciparsi come esseri umani, ovvero abbandonare l'Ebraismo. Il livore con cui molta sinistra italiana (ma non solo) si rivolge al mondo ebraico, accusando questo o quell'esponente in qualche misura critico, di aver nientepopodimenoche tradito la Resistenza e l'antifascismo, echeggia proprio queste accuse: state rifiutando il nostro progetto di emancipazione. Che se poi il progetto di emancipazione consiste nel votare la Binetti... Vabbé, soprassediamo. E' una questione seria, comunque.
Una questione che comunque non dovrebbe farci dimenticare un altro tipo di antisemitismo, molto diverso - ma solo nelle premesse. Ovvero l'antisemitismo clericale, che ebbe un tornante decisivo nell'Inquisizione spagnola, che al repertorio antisemita medievale aggiunse un paio di temi: il concetto "razziale" di ebrei (i discendenti di ebrei convertiti al cristianesimo venivano ancora considerati ebrei e pertanto sospettati) e il complotto ebraico universale contro la civiltà cristiana.
L'antisemitismo clericale è ancora ben vivo nel cuore e nella pancia dell'Europa cristiana ed è una delle molte ragioni per cui le derive clericali e confessionali dovrebbero preoccupare noi ebrei. E' vero che gli italiani sono sempre meno cattolici nella loro vita privata; - basta guardare i tassi di natalità e l'età media al matrimonio, davvero credete che tanta gente segue la dottrina della Chiesa anche in camera da letto?
Ma questo non significa che siano scomparsi dalla coscienza collettiva altri elementi della "dottrina della Chiesa" magari meno esplicitamente enunciati e ribaditi dal Vaticano. Tipo che gli ebrei sarebbero la religione della Legge e che solo un messaggio di Amore universale li può "liberare" dal loro particolarismo. Il quale è, per definizione, sospetto.

martedì, aprile 08, 2008

"complete equality of rights"

If we had a majority in the country, we would first of all create a situation of complete equality of rights, without exception. Jew or Arab, Armenian or German, there would be no distinctions in the eyes of the law, all ways will be open before all, all may be eligible to be prime minister, if their program finds favor with the majority.
The status of an Arab in the Land of Israel will be exactly equivalent to that of a Scot or Welshman in England. Balfour is Scottish and is proud of his identity, Lloyd George is Welsh and is proud of his identity, and both of them were prime ministers in Britain, and thus it must be in the Hebrew Land of Israel that will come. Apart from this, we would create an even more praiseworthy situation in the Land of Israel: we would not only grant complete equality of rights to individual citizens, but also to national languages.

Vladimir Jabotinsky, 1929. Testo completo qui

lunedì, aprile 07, 2008

la mezzora di due scrutatori

Decenni di militanza a sinistra non si buttano via. E un momento essenziale della militanza politica a sinistra è, come sapete tutti, fare i seggi. Ovverosia lavorare come scrutatore o presidente di seggio o volontariare come rappresentante di lista. Nel mio caso fare i seggi significava andare a lezione dai compagni dello SPI (che non era ancora Sinistra per Israele, era il Sindacato Pensionati Italiani) che ti spiegavano tutti i trucchi dei democristiani per assicurarsi quel voto in più e poi ci ripartivamo i compiti, e a me toccava di stare attento al Gamba. Il Gamba era, per dirvi, il sacrestano. Un democristiano inossidabile di quelli che alle sei di mattina era già davanti al seggio a salutare vecchiette e a chiedere quando veniva il nipote a votare. Durante uno degli interminabili dibattiti a proposito delle schede sulle quali l'elettore non era stato chiaro, il Gamba mi apostrofò dandomi dello stronzo, ma poi il Tribunale mi diede ragione e da allora io ci presi un particolare gusto a salutarlo cortesemente ogni stracazzo di elezione che me lo trovavo davanti.
Voi capirete che emozioni come queste non si lasciano reprimere facilmente. Ovviamente anche mia moglie ha da raccontare una consistente epica da seggio elettorale, e per cui quando -da bravi cittadini italiani all'estero- abbiamo ricevuto i plichi contenenti schede e certificati spediti dal Consolato, abbiamo pensato: adesso facciamo il seggio, così ci sentiamo per un po' in Italia. Signore e signori, ecco a voi le foto dell'evento. E stavolta non c'era il Gamba. Vantaggi del voto degli italiani all'estero.

Gli elenchi dei candidati e il regolamento elettorale


domenica, aprile 06, 2008

kadima

Vi siete mai chiesti da dove viene il nome del partito fondato da Sharon? קדימה, avanti!, è il refrain di uno degli inni del Betar, il movimento sionista nazionalista. L'inno invitava a scrollarsi di dosso il fango della Diaspora, e spingeva i Betarim superare gli ostacoli materiali e le inibizioni morali, per proseguire il cammino verso la terra di Israele. Prevedibilmente si concludeva con il saluto del movimento, a metà tra grido di battaglia e parola d'ordine di un gruppo scoutistico.
Qui trovate la musica e le parole. Non è un ebraico particolarmente difficile. E spero che l'aria di famiglia con gli inni di altri nazionalismi europei non vi metta a disagio: a me ricorda più i cori dell'Armata Rossa, che da ragazzini facevamo di tutto per far ascoltare a un maneggione democristiano di cui conoscevamo l'ufficio, solo per scoprire che gli piaceva un sacco fischiettarli. Ma questa è un'altra storia.

ci siamo ancora

E' facile, e forse anche legittimo, pensare all'Europa, soprattutto all'Europa dell'Est, come a un gigantesco cimitero ebraico. Poi capita di passare Shabbat in una sinagoga Reform e ci si rende conto che l'età media della ventina di persone che partecipano è intorno ai 30-40 anni, forse di meno. E si ha allora la sensazione di partecipare a una impresia storica, la ricostruzione dell'Ebraismo europeo: la gente che hai intorno è nata dopo il diluvio.
OK, sono riflessioni che avremo fatto in tanti. Tra i quali, Deborah Lipstadt, la signora che ha vinto la causa contro David Irving. Ecco qui le sue impressioni da una visita in Polonia.

sabato, aprile 05, 2008

Dinah

Qui a fianco ho iniziato una sezione Scaffale. E ci annoto i titoli dei libri che sto leggendo, e di quelli che ho letto e che mi frullano in testa. Io sono uno che i libri non solo li legge, ma li rilegge fino a consumarli. L'unico romanzo in italiano, finora, è Ladri nella notte di Arthur Koestler, un capolavoro che mi lega per molteplici vie ad un amico italo-ungherese.
Stavo riflettendo sullo stupro di Dina, che nel percorso del protagonista è un punto di svolta, che lo porta a lasciare il kibbutz socialista e a unirsi all'Irgun. Dina è una giovane ebrea europea, sopravvissuta alle violenze antisemita degli anni Trenta e rifugiatasi come tanti in Terra di Israele. Viene stuprata ed uccisa da due arabi, come segno di guerra contro il kibbutz appena insediatosi - su terra semiarida pagata a carissimo prezzo. Son cose che succedevano, eh.
Mi è venuto in mente il racconto biblico sullo stupro di Dinah, come è raccontato in Genesi 34. Gli studiosi discutono da tempo se quello di cui parla il testo sia da considerare uno stupro propriamente detto o implichi anche una questione di abbassamento del livello sociale, come sembrano fare intendere i fratelli di Dinah alla fine del capitolo.

massacro degli abitanti di Shechem

Sappiamo poco della sessualità dell'epoca dell'autore di Genesi 34, ma sono certo che la questione della dignità e dell'abbassamento era ben presente al giovane Koestler, quando ha lasciato un kibbutz socialista per unirsi a un gruppo il cui inno parla di splendore ed orgoglio

venerdì, aprile 04, 2008

a proposito di trasparenza

Sarà capitato anche a voi di chiedervi da dove prendono i soldi i vari gruppi di attivisti europei che gironzolano da queste parti con tante buone intenzioni. E di non trovare la risposta.
Ecco, non siete i soli. Please, have a look here.

giovedì, aprile 03, 2008

Leonard Cohen - Hallelujah



Now I've heard there was a secret chord
That David played, and it pleased the Lord
But you don't really care for music, do you?
It goes like this
The fourth, the fifth
The minor fall, the major lift
The baffled king composing Hallelujah

Hallelujah

Your faith was strong but you needed proof
You saw her bathing on the roof
Her beauty and the moonlight overthrew her
She tied you
To a kitchen chair
She broke your throne, and she cut your hair
And from your lips she drew the Hallelujah

Hallelujah

You say I took the name in vain
I don't even know the name
But if I did, well really, what's it to you?
There's a blaze of light
In every word
It doesn't matter which you heard
The holy or the broken Hallelujah

Hallelujah

I did my best, it wasn't much
I couldn't feel, so I tried to touch
I've told the truth, I didn't come to fool you
And even though
It all went wrong
I'll stand before the Lord of Song
With nothing on my tongue but Hallelujah

Hallelujah

mercoledì, aprile 02, 2008

אני ואתה - Arik Einstein

reality check

Forse non ve ne siete accorti, ma la la demografia gioca in favore di Israele: la percentuale di nati ebrei, infatti, cresce anziché diminuire, mentre diminuisce quella araba. La teoria secondo cui la priorità di Israele sarebbe mantenere una maggioranza ebraica (e quindi, "restituire" Gerusalemme) ha ricevuto negli ultimi tempi un duro colpo. Vedi qui.
Sarà per questo che gli antisemiti stanno berciando da settimane sul "diritto al ritorno"? Forse è l'unico modo di assicurarsi quella maggioranza palestinese che distruggerebbe lo Stato ebraico. Ma avete mai provato a paragonare il numero di profughi palestinesi (di cui si parla tutti i giorni) con quello degli ebrei cacciati dai Paesi arabi? L'entità dei beni persi dai primi con la spoliazione dei secondi? Chi ci ha provato, infatti, trae questi risultati:
Number of Jewish refugees in 1948 and following years: close to 1,000,000. Number of Palestinian refugees in 1948: 550,000, plus 100,000 (net) in 1967. Jewish refugees' assets lost in Middle East and North Africa: $6 billion. Palestinian refugees' assets lost: $3.9 billion (in 2007 dollars). testo completo qui

martedì, aprile 01, 2008

gente contorta

Faccio davvero fatica a capire come mai ci sono persone che diffondono la notizia (falsa) secondo la quale avrebbero provato a contattarmi via blog ed io -cattivo- non pubblicherei i loro commenti.
Per me un computer è uno schermo con attaccati dei tasti e che non capisco bene cosa succeda dietro lo schermo che sto guardando, dentro cui potrebbe essere successa qualsiasi cosa. Ma sta di fatto che io ho anche un recapito di posta elettronica, e volendo si può persino scrivere lì. E che lì, proprio lì, non ho ricevuto niente. Probabilmente, anche se non me ne sono accorto, ho un antivirus che cancella la posta che viene da certi mittenti.
Ma il problema, vedete, è un altro, ed è inutile girarci intorno. E' il fatto di avere un passaporto di Israele che viene vissuto come un tradimento. Quei due o tre, che lamentano di essere bistrattati dal sottoscritto, non hanno mai visitato Israele ma si sono sempre prodigati in analisi e consigli al sottoscritto, terrorizzati dall'idea che, siccome vivo qua, io possa diventare "di destra". E quando hanno letto nero su bianco che avevo poca voglia di ascoltare queste loro lamentele preventive, han dato il via ad un tormento continuo, con insulti personali anche poco facili da digerire. Il favorito era, ma guarda che strano, che la mia alya sarebbe finta e che io non sarei un "autentico israeliano". Che nel loro immaginario è uno che sta in kibbutz e si trova infinitamente meglio con gli arabi che con i "coloni" e che non vede l'ora di tirare su un bel muro a Gerusalemme, per dividere la capitale ed avere così la pace.
Shtuiot, stronzate, and excuse my French.
Non ho nessuna voglia di spiegare quanti e quali kibbutzim ormai si reggono sul lavoro di lavoratori stranieri (pagati benissimo, sia chiaro) e non mi diverte affatto suonare la sveglia per chi vive di simili sogni, e si consola del fallimento del comunismo pensando che, almeno qui, qualcosa del marxismo ha funzionato. Per cui lascerò -con pochi rimpianti- questi signori ai loro sogni, alla loro girandola di blog, controblog, ti provoco sul forum che poi ti rispondo sul blog che poi ci troviamo a bere un aperitivo e facciamo un raduno, che ti porto anche un funzionario DS e uno che si è scopato l'islamica fondamentalista. Non è che io abbia mai frequentato molto questo genere di appuntamenti, ma evidentemente, qualcuno pensava che prima o poi avrei cominciato, forse perché rientro nel target: sono over 30, ho frequentato l'Università, mi collego ad Internet...
E invece, guarda che strano, appena mi si è prospettata la possibilità di passare del tempo in Israele, ho preferito farlo senza visto turistico ma aumentando il numero degli ebrei per i quali l'esistenza di questo Stato è un valore, anche se non si è ancora realizzata la collettivizzazione dei mezzi di produzione. E pazienza se tutto questo vi pare un tradimento.

sabato, marzo 29, 2008

a proposito di profughi

giovedì, marzo 27, 2008

politica e religione

Lo studente ha tra le mani un libro di Israel Eldad, intellettuale guida del sionismo nazionalista. Il professore, rabbino Reform, è un habitué delle manifestazioni contro il muro di separazione e negli ultimi mesi ha iniziato a definire Israele "uno Stato avviato sulla strada dell'apartheid".
Professore: Cosa è quella roba?
Studente (con aria colpevole): E' per un paper che starei scrivendo...
- Su cosa?
- Nazionalismo, la banda Stern...
- Dal solito punto di vista liberal che è di moda da queste parti, suppongo. (professore sbuffa)
- Beh sì, l'autore del paper sono io, credo si vedrà il mio punto di vista. Anche se le biografie di questi pazzi sono comunque interessanti, come testimoni della loro epoca, voglio dire, non certo dal punto di vista ideologico...
- Sai che noia.
- Prego?
- Io e te non abbiamo mai parlato di politica e quando ti ho visto con quel libro in mano mi ero fatto l'idea che tu fossi uno di destra. E che la tua presenza in questa scuola significasse che noi Reform iniziavamo ad interessare anche alla gente di destra, quelli che qui chiamiamo "i prìincipi" del Lehi, poi Likud... Che sarebbe interessante. Magari si potrebbe persino imparare da questa gente. Ideologicamente hanno vinto loro. Israele di oggi assomiglia molto di più a quel che immaginava Jabotinsky che a quel che sognava Ben Gurion.
- Veramente qualche nome di quel "giro" io qua lo ho sentito, e ne ho pure incontrati. Per esempio la rabbina X è la nipote di [nome di importante intellettuale sionista revisionista]; e poi il presidente della congregazione Z è imparentato, mi dicono, con [nome di politico di destra noto per la sua verve contro gli ortodossi].
- Ah già. Il nuovo presidente di Z. Beh, magari sta già succedendo. E' una buona notizia. Quando riconsegni il libro in biblioteca fammi sapere, vorrei dargli una occhiata anche io. Credo che noi Reform dovremmo essere capaci di farsi ascoltare anche da certi circoli, in questo Paese. Potrebbe essere un modo per crescere.

Roba che succede solo qui.

mercoledì, marzo 26, 2008

at the Fiera dell'Est

Passato Purim si pensa a Pesach.

martedì, marzo 25, 2008

ma anche

Finii la tesi di laurea in una estate degli anni Novanta e il calendario accademico era quel che era, così la dovetti discutere in novembre. Mi presi un po' di tempo e venni a fare un (altro) giro in Israele. Mi accompagnava l'idea di trovare "lo specifico ebraico", che peraltro mi aveva inseguito anche durante la tesi di laurea - esiste uno specifico ebraico nella storia degli ebrei? O è solo storia di vittime, nel mio caso dell'Inquisizione? Così ho passato un po' di tempo con gente che aveva chiarissime idee sulla distinzione tra occidentale ed ebraico e la democrazia, secondo loro, entrava a far parte della prima categoria. Avevo idee diverse, e ora le ho un po' approfondite, per esmepio credo che l'ebraismo abbia contribuito non poco al sorgere della democrazia e mi accompagno a persone convinte che ebraismo e modernità non siano due pianeti diversi.
Però voglio spiegare come mai ero finito in così strane compagnie. Era finito il mio servizio civile, che è andato come ho già raccontato, e mi ero imbattuto in un atteggiamento intllettuale molto comune, quello del Ma anche. La conversazione di solito inizia quando qualcuno ti pone domande su cosa fanno gli ebrei in una data cosa, poniamo il Sabato, tu rispondi con una spiegazione piuttosto cortese e l'interlocutore Ma anche noi cristiani, o i pigmei, o gli indigeni della Papuasia, fanno così. E il sottinteso è: perchè darvi tanta pena di distinguervi da noi, perché vi ostinate con il vostro bizzarro Sabato e non festeggiate la domenica come tutti? Poteva essere lo Shabbat, la circoncisione, il monoteismo, la cucina senza cibo lievitato dieci giorni all'anno, costruire la sukkah, digiunare a Kippur, era tutto un Ma anche.
Che poi non è mica limitato alla mia amara esperienza della gente che ho conosciuto durante il servizio civile: mi è capitato di raccontare come la penso sui matrimoni interconfessionali, per sentirmi dire che ma anche i sardi preferiscono sposarsi tra di loro. O di spiegare come funziona la carriera di rabbino e, per tutta risposta, mi è stato detto che ma anche i cattolici mandano i figli in seminario. Ci sarebbe la piccola differenza che un prete non è un modello per tutti, perché non ha una vita sessuale, al contrario delle persone comuni, ma questa evidentemente sfugge. Come sfugge il fatto che gli ebrei non hanno una Chiesa, con gerarchia e papa. L'episodio più impagabile è stato quando una vicina di casa ha suonato, dice lei per sbaglio (slikha), si è attardata a chiaccherare di figli con mia moglie, è dovuta correre a prendere della roba e ha chiesto a mia moglie di dare un occhio al bambino per dieci minuti. Ed è da allora che abbiamo delle ottime relazioni con questa signora e i suoi nipotini, relazioni fatte di slikha, di porte sempre aperte, di ebraico con diversi accenti (latino il nostro, irakeno il loro) e di bambini che si conoscono. Tu vai a raccontare queste roba a un amico via ICQ e quello ti commenta che ma anche i napoletani ed i portoricani.
Ecco, io di questo Ma anche, che ora come ora mi causa solo una lieve irritazione, ero davvero un po' stufo, perchè dietro c'era attaccato molto malanimo, molto "ma cosa rompete i coglioni a fare, non vi basta che vi abbiamo regalato uno Stato". Per questo ero finito a cercare qualcosa di autenticamente ebraico: mica lo ho trovato, ovviamente; però ho imparato molte cose, pure in quella compagnia bizzarra. E nel frattempo ho notato che tutti quelli che commentano il poco di ebraismo con cui vengono a conoscenza, con uno dei loro antropologici Ma anche non stanno affatto indicando un fondo di umanità comune che travalica tutte le differenze culturali, perché a un sardo, a un cinese, a un napoletano o a un portoricano non direbbero mai che Ma anche gli ebrei. Figurarsi a un palestinese.

domenica, marzo 23, 2008

דב דניאל בן נחום ושרה

Signore e signori, ecco a voi la ragione principale di festeggiamenti. Lo aspettavamo a fine marzo, ma evidentemente ci teneva moltissimo a farci felici, così il 23 di febbraio è nato il primo sabra della nostra famiglia.
Siamo riusciti a dargli un adeguato benvenuto nella settimana di Purim, una festa che da adesso in poi sarà per noi ancora più bella. Possa egli fiorire insieme a noi, e possiamo noi tutti ballare al suo matrimonio.
















Qua vedete foto scattate la scorsa settimana. Ce ne è una della משמרה (avete indovinato, è stata la prima Reform della storia) assieme ad amici e compagni di scuola che, a Dio piacendo, verranno tutti al bar mitzvah del signore che hanno conosciuto nell'occasione. E una foto della מילה (che non è stata la prima eccetera), assieme al מוהל e al סנדק -il mio amico Yona.

venerdì, marzo 21, 2008

פורים

Ringrazio il mio amico F. Levi M. per il bel biglietto di auguri, da cui ho piratato l'immagine che vedete sopra.

Si avvicinano le elezioni e (ma come abbiamo fatto a vivere senza) si è scatenata la solita, prevedibile polemica: la destra è amica degli ebrei anche se candida dei fascisti? La sinistra ha davvero chiuso con l'antisionismo? E se al centro c'è Casini, siamo sicuri che non preghi per la conversione degli ebrei? Particolarmente noiosa è la cagnara attorno a Fiamma Nirenstein, che ha pensato bene di candidarsi con la destra -e io, tra uno sbadiglio e l'altro, tiro un sospiro di sollievo: si chiariscono un po' di cose sul suo percorso personale. A sinistra c'è chi ha pensato di sfruttare elettoralmente la faccenda, per due ragioni: la prima è che un ebreo che si candida con chi puzza di fascismo è oggettivamente un piatto succulento - sì, è vero, Ciarrapico puzza di fascismo: peraltro aveva anche pubblicato la traduzione in italiano dell'autobiografia di Begin, quindi non è esattamente un nemico di Israele. E la seconda, che a me fa particolarmente ridere, è l'idea, neanche tanto sottintesa, che gli ebrei abbiano il potere di decretare la vittoria dell'uno o dell'altro schieramento: "sdoganando" gli (ex?) fascisti oppure chiamando alla mobilitazione contro il nazifascismo -anzi, c'è pure chi di questa roba vorrebbe addirittura fare un obbligo morale. Per tutti costoro io ho una notizia terribile: il Dio degli ebrei non è quello delle vignette di Guareschi degli anni Cinquanta, Nel segreto della cabina Dio (o la Memoria) ti vede, Stalin no. Il nostro Dio ha smesso di occuparsi di politica un paio di millenni fa e noi votiamo un po' per chi c** ci pare - proprio come voi, strano, vero?
Sta di fatto che Fiamma Nirenstein è stata raffigurata da Vauro in una vignetta che NON mette insieme la "stella di David" (scusate, lo chiamo così, perché il suo nome originario, Maghen David, sembra sprecato in questa polemica da cortile, così come ogni richiamo all'ebraismo) con la svastica ma con il fascio littorio - che a ben guadare non ci sarebbe niente di strano, visto che la dirigenza dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane appoggiò il fascismo in maniera entusiastica, all'epoca. E che l'antifascismo fu impegno di pochissimi - lo riconosce persino Ha Kehillah, che una volta voleva farne una bandiera, di questa identificazione tra antifascismo ed ebraismo italiano.
La Nirenstein, come da copione, se la è presa un sacco. Vauro è uno che gioca in maniera oscena con l'immaginario antisemita: vedi i suoi Gesù bambini avvolti in kefya, o la vignetta sull'autobus esploso a Tel Aviv in cui era difficile distinguere tra ragioni e torti. Non deve essergli sembrata vera la possibilità di querelare chiunque gli dia dell'antisemita, per sperare di potersi presentare, del tutto mondato del terribile stigma (che -si sa- fa peredere le elezioni) certificato da una sentenza in nome del popolo italiano; che poi la stessa magistratura chiuda gli occhi davanti ai berlusconiani conflitti di interessi o a più orridi slogan negli stadi, si sa, è un dettaglio. Improvvisamente la magistratura è diventata, per Vauro e i suoi noiosissimi sostenitori, la fonte autorevole che permette di distinguere tra le vignette degli anni 2000 (in cui si vedono ebrei che uccidono Gesù) da quelle degli anni Trenta (in cui idem).
Scusate: che palle. Che rotonde, sferiche, immense, noiosissime, insostenibili palle. Quanto è lontana tutta questa roba dalla vita concreta degli ebrei reali, dai missili che piovono su Sderot, dalle trattative per il futuro di Gerusalemme, dalle sinagoghe sempre più vuote e dai musei sempre più costosi.
Io ci avrei anche un suggerimento, per quelli che sono interessati. Siamo a Purim, giusto? Ma facciamoci una festa in maschera. A Purim leggiamo la storia del perfido Haman, del suo tentativo di sterminare gli ebrei e della sua miseranda fine, impiccato o impalato (io preferisco pensare che sia la seconda) alle stesse forche che aveva fatto alzare per uccidere gli ebrei, popolo che ai suoi occhi aveva la colpa di "stare sempre per conto suo". Ma travestiamoci da Haman, che diamine! Qualcuno vuol venire con la kefyah (made in China) attorno alla capoccia, e ben venga! Qualcun altro vuol venire vestito da Vauro, da Dacia Valent, da Oliviero Diliberto, con il distintivo di Hezbollah (partito-perfettamente-legale)? E che faccia pure, voglio vederli i compagni che ci querelano perché noi ci si diverte, e poi vanno in tribunale a spiegare che secondo loro gli ebrei possono tenere i festeggiamenti per Purim solo se non offendono quella che secondo loro è la Memoria della Resistenza. Io per l'occasione mi travestirei da D'Alema, con indosso una urna elettorale e pitturato fuori il simbolo di Hamas e la scritta: "Hanno vinto le elezioni... loro".
Davvero non capisco perché e quando abbiamo perso la capacità di ridere dei nostri nemici; ooops, pardòn, degli equidistanti tra lo Stato degli ebrei e quelli che lo vogliono spianare e che vanno a braccetto con terroristi islamici e nazifascisti. Trovo anzi che questa incapacità di ricorrere a una bellissima parte della nostra tradizione sia un pericoloso sintomo di assimilazione.
E ora beccatevi questo video, assieme ai miei auguri. Che qui a Gerusalemme Purim quest'anno dura tre giorni, a me gira ancora la testa per la bevuta di ieri, e stasera si ricomincia.



Per le persone serie, invece, qui trovate un bellissimo pyut per Purim. Viene dal repertorio della comunità ebraica sefardita siriana di Gerusalemme, che sta qui da più di un paio di secoli E ovviamente Purim sameakh a tutti, pure a Fiamma Nirenstein. A Vauro no, non è ebreo e non sa che significa.

mercoledì, marzo 19, 2008

globalizescion


Interrompo la settimana di festeggiamenti per darvi una notizia. La Cina è attualmente il maggior produttore mondiale di kefieh. Con l'apertura delle relazioni commerciali tra Israele e Cina, i produttori tessili palestinesi hanno fatto come tutti i loro colleghi di ogni parte del mondo: hanno delocalizzato. Per qualcuno che sta in Italia deve essere un brutto colpo scoprire che in questo lager-a-cielo-aperto-che-è-diventata-la-Palestina-dopo-sessanta-anni-di-occupazione-nazisionista ci sono imprenditori ed operai (una volta c'erano pure gli schiavi negri, poi il sionismo ha fatto finire l'antica usanza). Fatto sta che, da una decina di anni, le kefie che adornano il collo degli antisionisti sono prodotte in Cina e non nelle città palestinesi, dove vengono spacciate ai nostrani pollastri solidali & resistenti. Notizia completa qui.
Girando per Meah Shearim in questi giorni si vedono in vetrina un sacco di kefieh rosse, perché evidentemente ai haredim piace travestirsi da palestinese per Purim (Haman in kefyah, uhm...), e mi chiedevo se non ci fosse dietro qualche altra fantasiosa alleanza, tipo quando un rabbino integralista faceva il ministro della religione per il governo di Arafat.
E invece la politica e il sionismo non c'entrano niente. זה שוק, è il mercato, bellezze - bellezze, poi, per modo di dire, io in Italia non ho mai visto una kefyah attorno al collo di una bella donna, deve essere un modo per mimetizzare tratti genetici imbarazzanti.

sabato, marzo 15, 2008

שבוע תוב

Ho un rapporto tutto particolare con Purim. Il primo lavoro che ho pubblicato riguardava un processo dell'Inquisizione in cui gli imputati parlavano di Purim. Il primo libro che mi è capitato di recensire trattava, appunto, di Purim. Per Purim, nel 2004-5764, abbiamo fatto tornare a vivere, per la prima volta dopo quasi un secolo, una antica sinagoga emiliana, assieme a ragazzi di tutta Europa. E in questa settimana di Purim succederanno cose bellissime per me e mia moglie.
So che devo ancora finire di raccontare la brutta storia della moderazione di un gruppo di discussione ebraico affidata a un fascista; so che devo una risposta ad Ale, che mi ha scritto tempo fa per riprendere una discussione su Francia e laicità, e come se non bastasse ho trovato un bel saggio a proposito del Betar nel ghetto di Varsavia (eh sì, c'erano anche loro) che merita assolutamente di essere conosciuto.
Di tutto questo parlerò quando questa settimana sarà finita. Stay tuned, Purim sameakh e Shavua tov.

lunedì, marzo 10, 2008

loro ridevano



Mi ero imbattuto in queste fotografie tempo fa, mi ero scordato di bookmarkarle, perché uno ha sempre il desiderio di rimuovere certa roba. Adesso ne ha parlato anche il New Yorker (qui) le ho ritrovate. Questa è gente che ride, è felice, fa delle belle gite e si rilassa. Ad Auschwitz.

domenica, marzo 09, 2008

appartenenze

Non lo nascondo: la yeshivat Mercaz ha Rav è sideralmente lontana dalla mia concezione di Ebraismo, per una serie innumerevole di ragioni. Ma non nascondo nemmeno che ho degli amici che studiano lì. Che ci sono persone che mi sono vicine che hanno il cuore pesante, perché qualcuno dei loro cari è in pericolo di vita - o anche non c'è più.
Come può succedere una cosa del genere, legami tanto profondi tra persone tanto diverse? Succede che le famiglie ebraiche che vivono a Gerusalemme sono molto ramificate, e i rami attraversano anche le enclaves sociali di cui è composta la società israeliana. Che è una società in cui i sefarditi frequentano prevalentemente sefarditi, i secolari (hilonim) frequentano i loro simili, i sionisti religiosi pure. Però i legami familiari fanno sì che almeno una volta alla settimana (di solito di venerdì sera) ci si segga, letteralmente, attorno allo stesso tavolo. E da queste occasioni nascono amicizie e legami. Oppure capita di studiare/lavorare assieme, e anche da queste frequentazioni escono legami. Questa, piaccia o meno, è una società ebraica e pluralista e i due aggettivi sono sempre andati insieme, da che mondo è mondo.
Lo so che è difficile da capire. Il sogno di molti "pacifisti" è di rompere questi legami, di aggravare i conflitti, di tirare su barriere, fatte anche di boicottaggi dei prodotti che provengono da certe aree geografiche - di solito questi pacifisti sono gente che non è quasi mai uscita da Manhattan e sinceramente non capiscono per quale diavolo di ragione un ebreo nato in Marocco abbia lasciato la meravigliosa convivenza di laggiù per venire a vivere qui.
Lasciatemi dire che non ci credo. Che credo alla forza del pluralismo e dello scambio, alla capacità della parola e del dialogo, alla disponibilità a cambiare idea. Tutte cose che sono possibili se questi legami vengono mantenuti.
Con i miei amici per i quali sono preoccupato ho passato lunghe serate a discutere di Torah e di ebraismo. Uno di loro divide in maniera netta tra ebraismo e umanesimo, e ovviamente io per lui sono un seguace del secondo, pretendo di misurare l'ebraismo con un metro che gli è estraneo. Io invece ritengo che quel metro venga proprio dalla nostra tradizione, la quale conosce momenti in cui una mitzwa, o addirittura un princìpio, ne annulla un'altra. Abbiamo discusso di matrimonio. Di matrimoni gay, materia su cui dissentiamo in toto; e di matrimoni tra ebrei e non ebrei; dissentiamo anche su questo, ma eravamo sul punto di trovare un compromesso, per poi buttare all'aria tutto e ricominciare daccapo. Dissentiamo su tutto. L'ebraismo progredisce (dico io) o si mantiene in vita (direbbe lui) per questo genere di discussioni. Sarebbe una tragedia se dovessimo finire.
Quello di cui mi sto rendendo conto, abitando qui, è quel sottile legame che mi unisce a persone diversissime da me, che rende impossibile superare i "test" così comuni in Italia: ti senti più ebreo o più italiano? Ma come, sei di sinistra e non prendi le distanze dal cugino della moglie di uno che ha un fratello che è un colono? La prima risposta è che prendo le distanze e voglio il diritto di dirlo al colono senza coivolgere suo fratello e il resto della famiglia e voglio anche concedere al colono il diritto di cambiare idea e progetto di vita e magari anche lo spazio per essere ascoltato. La seconda risposta è che si tratta di una roba tra ebrei e tra persone che condividono l'appartenenza allo stesso movimento politico, il sionismo. E che mi risulta sempre più difficile capire come mai persone che non sono ebrei e manco sionisti, fremano dal desiderio di prendere parte in un dibattito interno a un movimento di cui non condividono gli obiettivi.

sabato, marzo 08, 2008

nostalgie

Alzi la mano chi non ha mai, ma proprio mai, nemmeno una volta, avuto nostalgia degli anni Ottanta.


venerdì, marzo 07, 2008

6 marzo 2008 - כט אדר א 5768

Io ho poco da dire, perché a questo punto credo che sappiate tutto. L'attentato è avvenuto al di qua della linea verde, si dice che i terroristi usassero armi in dotazione alla polizia palestinese; deve essere il modo in cui il moderato Abu Mazen sta trattando sul futuro di questa città.
A Gaza si sono viste le prevedibili scene di giubilo. Per favore, qualunque sia la vostra opinione su questo conflitto, cercate di ricordare che gli israeliani non festeggiano mai, nemmeno quando il nostro esercito riesce ad essere preciso e uccide solo terroristi e nessuno dei civili in mezzo a cui i terroristi si nascondono.
Noi stiamo bene. "Il Mercaz haRav non è il genere di scuola in cui studiano i Reform" ha commentato una mia compagna, all'ennesima telefonata dall'Europa - telefonate e mail per cui vi siamo grati, sia chiaro.

Invito tutti i lettori che possono raggiungere Gerusalemme, soprattutto gli israeliani, a farsi vivi entro breve, ho da invitarvi a un giorno speciale. Anzi due.

Vorrei che leggeste alcuni dei messaggi che sono stati postati alla mia attenzione in forum pubblico, nelle ore immediatamente successive all'attentato di ieri sera.
- "Tu preferisci cantare la solita stonata litania su Israele minacciato e negato nel diritto di esistere che deve difendersi dai palestinesi. Sei un falso, quindi, con priorità nazionalistiche da far paura; che affidi alla potenza militare della nazione un ruolo fondamentale" (elettore DS, con il pallino delle analisi sul potere religioso ebraico che impedirebbe la pace nel mondo intero)
- "E' inutile trattare con voi, visto come state riducendo i loro fratelli di Gaza (...) non vi bastano i 54 civili della settimana scorsa? Ah già, sono goym...." (elettore di Rifondazione)
- "Comunque un bel colpo e troppo poco in confronto a quello che sion ha fatto a gaza" (frequentatore anonimo, con il pallino del razzismo ebraico peggiore del nazisti)
- "Anche gli assassini sono uomini (...) Mica si muore solo a Gerusalemme." (ricercatore universitario di area DS, sempre molto vigile contro il razzismo antislamico)
- "Se l'esercito ebraico non avesse occupato territori non israeliani, se l'esercito ebraico non avvesse e continua a compiere strage di civilicompiesse stargi di civili in proporzioni ben maggior e molto piu' frequenti, se non avesse costretto un popolo a vivere in una enorme prigione a cielo aperto molto probabilmente questa strage e altre stragi sarebbero state evitate. Chi di spada ferisce di spada perisce" (neofascista italiano residente in Nuova Zelanda)
- "C'è solo un rapporto di 100 a 1 di palestinesi civili uccisi" (militante dei Comunisti Italiani)
- " Ma allora è vero! Chi di spada ferisce, di spada perisce... Ogni tanto assaporate quello che provano le famiglie delle vittime palelstinesi" (nickname che spesso posta gli scritti della ex parlamentare comunista Dacia Valent).

Una mia amica ha scritto un bellissimo messaggio sul suo blog, che ora vi traduco:
"Non posso evitare di ricordare la sparatoria di Seattle. E, siamo sinceri, i due eventi sono collegati tra loro. Giusto per rinfrescarvi la memoria: la scorsa estate un uomo di religione islamica è entrato nell'edificio della Comunità ebraica di Seattle, ha urlato qualcosa come: "Sono musulmano e odio Israele!" e poi ha aperto il fuoco, uccidendo una persona e ferendone tre.
Ho passato gli ultimi mesi, forse gli ultimi anni, cercando di convincere amici e parenti che Israele è un luogo sicuro. Che non è lo scenario di guerra che state vedendo -adesso- alla CNN. Spegnete la TV, per favore. I mass media hanno le loro conclusioni pronte da tempo e stanno solo preparando la scena per esibirle. Sto divagando, scusate... Dicevo che ho passato mesi e forse anni, cercando di rassicurare tutti a proposito di Gerusalemme: "i problemi sono al Sud", dicevo durante l'evacuazione da Gaza. Oppure: "il casino è su, al Nord", durante la guerra in Libano. Gerusalemme è sicura, Gerusalemme è protetta. Bhé, come mi dice lo SMS di una amica: sicura è un termine relativo.
Non so bene cosa voglio dire questa sera, solo che sono profondamente triste. Io amo questo Paese. Io adoro questa città. Questa città che rende pazzi. Sono una donna che studia per diventare rabbina e qui, questo, può essere alienante. Mentirei se dicessi che vivere a Gerusalemme mi ha reso più comprensiva verso le motivazioni degli ortodossi o le condizioni in cui vivono gli ultra-ortodossi. E' successo l'esatto opposto, invece. Ero giunta alla conclusione che le cose che dividono noi ebrei sono più di quelle che ci uniscono: un pregiudizio, lo so, ma mi ci trovavo bene, o quasi. Poi succede che uno uccide qualcuno di loro, di quella gente, la mia gente, nella mia città, nel mio Paese, in casa mia. Che queste vittime mi includano nello Am Israel, nel popolo di Israele, non mi importa. Per me, questo attentato contro di loro è, essenzialmente, un attentato contro ognuno di noi.
Ho acceso la radio, sintonizzata su Galgalatz, la radio dell'esercito. Galgalatz di solito trasmette un mix piuttosto eclettico di musica - ma questa sera ho capito cosa significa quando la radio trasmette la tristezza di una intera nazione. Insieme a tante melodie tristi, ho riconosciuto Blowin in the wind di Bob Dylan. Questo non è un paese di gente che vuole la guerra, non è nemmeno un paese di gente che odia il proprio vicino. Questo è un Paese abitato da due popoli che vogliono vivere. Da gente che è stanca di veder morire i propri figli. (...)
Qui trovate la preghiera per la pace di Israele, che mi balla in testa da ore. Grazie per aver letto fin qui. Arrabbiatevi. Siate tristi. Siate furibondi. Solo, non siate indifferenti e non state a credere troppo ai media: la situazione non è in bianco e nero.
אבינו שבשמים צור ישראל וגואלו. ברך את מדינת ישראל ראשית צמיחת גאלתנו
"Nostro Divino Custode, Roccia e Redenzione di Israele, benedici lo Stato di Israele, che rappresenta il principio della nostra liberazione. Proteggilo con il Tuo immutabile amore, e stendi su di esso la protezione dalla pace.
Illumina della Tua luce e della Tua verità i governanti e i consiglieri, ispirali ai migliori consigli, affinché comprendano la giustizia del nostro retaggio. Rafforza la mano di chi costruisce e protegge la terra a Te sacra. Fa crescere in mezzo a noi libertà e giustizia, tolleranza e compassione; leva da noi odio e avversità. Sii vicino a tutto il popolo di Israele nelle terre in cui vive. Sia dato a tutti noi di unirci per testimoniare la Tua verità e la Tua volontà, di vivere in pace con i vicini e di tradurre in realtà l’antica visione: Nazione non alzerà più la mano contro altra nazione, né si insegnerà più la guerra ai bambini".

martedì, marzo 04, 2008

bombe? niente di nuovo

Il 22 febbraio 1948, alle 6.30 di mattina una auto carica di esplosivo saltava in aria a Gerusalemme, all'incrocio tra rehov Ben Yehuda e rehov Hillel (come si sarà capito, nella parte ebraica della città). Gli attentatori erano due disertori dell'esercito britannico e un palestinese. Erano stati addestrati da Fawzi el Kuttub, che aveva ricevuto la sua formazione assieme alle SS musulmane, nei Balcani. Scopo dell'attentato era causare panico nella popolazione ebraica e far fuggire gli ebrei da Gerusalemme. Morirono più di cinquanta persone. Ali attentatori il Muftì aveva promesso una ricompensa di mille sterline.
Vi ricorda qualcosa? Maggiori informazioni qui.


domenica, marzo 02, 2008

Ein Kelohenu

lacerazioni

La notizia rischia di passare inosservata in Italia: un gruppo di rabbini ortodossi americani ha deciso di organizzare propri tribunali rabbinici, per decidere questioni come la conversione e la kasherut. E' una aperta rottura nei confronti del Rabbinic Council of America, l'organizzazione rabbinica ortodossa USA, che i fondatori di questo gruppo (Marc Angel, tra gli altri) reputano in preda a una haredizzazione non più tollerabile. Si fa quindi più concreta la possibilità di avere prodotti che sono considerati kasher da alcune autorità rabbiniche e non da altre, con le inevitabili conseguenze economiche; e anche quindi conversioni ortodosse che non sono riconosciute da altri rabbini ortodossi. Di tutto questo avevo già parlato. Qualcosa già succede, vedi ad esempio la storia di una cittadina italiana, convertita in Italia dai rabbini Laras, Richetti e Bahbout, che si sta vedendo rifiutata la cittadinanza israeliana, perché probabilmente la sua conversione non è ritenuta valida dai rabbini israeliani. Ne parla la rivista Jerusalem Report, nel numero del 18 marzo, sfortunatemente non on line.
La lacerazione in atto nel mondo ortodosso riguarda non solo dettagli (che poi tanto dettagli non sono) come la kasherut e i criteri in base ai quali riconoscere la serietà degli aspiranti alla conversione. Più in generale è in gioco l'atteggiamento verso la modernità: i haredim, cercano le occasioni di scontro in cui possono mostrare sia un atteggiamento intransigente (rendere impossibile la conversione) sia una autosufficienza economica (riguardo al mercato dei prodotti kasher, per esempio). Il loro grido di battaglia è: "ogni innovazione è proibita dalla Torà", l'icastico e aggressivo manifesto ideologico del Chatam Sofer. E per innovazione si intende qualsiasi variazione dello stile di vita e dell'ordine di valori caratteristico dell'Europa Orientale pre-Illuminismo.
Sì, certo, sono quelli che piacciono molto al pubblico italiano, che se li immagina miti suonatori di klezmer o sognatori comunisti. Che è un articolo di gran moda, presso gente che non ha mai conosciuto un ebreo in vita sua: il venditore è un sefardita mica per niente. Il fatto è che la aggressiva crescita di questo fondamentalismo contrario alla modernità e al sionismo sta infastidendo non poco i settori liberali dell'ortodossia che, appunto, si organizzano fino a sfiorare la scissione dalle istituzioni più rappresentative.

martedì, febbraio 26, 2008

immaginate un fascista - 3

Un forum Usenet ha un nome che è composto almeno da tre parti. it.cultura.ebraica, per esempio, significa che la lingua è l'italiano (it.) i gruppi che iniziano con it. sono, diciamo, amministrati dal GCN), e che l'argomento è la cultura ebraica. Ma c'è anche it.cultura.religione, dove pure può capitare di trovare qualcosa sull'ebraismo. Difficilmente, perlomeno in linea di principio, si dovrebbe trovare argomenti ebraici in it.cultura.cattolica. Più facile, volendo, in it.politica.internazionale -se si parla di Israele, (l'argomento è, o dovrebbe essere - il gruppo non è moderato, la politica internazionale). Ci sono poi it.hobby.umorismo, it.hobby.cucina e così via. Sono possibili anche giochi di parole: it.fan.culo, p. es., non è il fan club di Jennifer Lopez, ma un gruppo in cui si manda a fare in culo chi ti sta antipatico (oh, c'è anche it.discussioni.litigi). Se il fondatore non fosse stato un membro del Gruppo Coordinamento Newsgroup, ben difficilmente, credo, il gruppo sarebbe stato approvato. Ma non si sa mai. Per iscriversi a un gruppo occorre scegliere un modo in cui firmarsi, e la maggior parte preferisce uno pseudonimo, e (di nuovo) la maggior parte dei frequentatori di newsgroups Usenet prima o poi dà un occhio, per così dire, all'appartamento accanto, cioé scrive qualcosa in uno degli altri gruppi.
Si formano quindi (e lo so che il termine non sarà molto originale) comunità virtuali, in cui si è conosciuti più per pseudonimo che per nome, in cui si stringono legami tramite qualche messanger; p. es. andava di moda firmarsi con il proprio codice di ICQ. Comunità di gente he si incontra su Usenet in una specie di bar sempre aperto, in cui lasci il tuo messaggio, e prima o poi qualcuno, di cui riconosci nome (pseudonimo) e magari pure lo stile, ti risponde, poi interviene un altro, poi tu di nuovo e così via. Una caratteristica saliente è che l'argomento che sta nella riga del subject di tutti questi messaggi, di solito dopo un paio di giorni non c'entra più un accidente con l'argomento di cui si è finiti a parlare.
Molto importante: periodicamente, qualcuno organizza dei raduni (cioé delle cene qua e là) in cui chi ha voglia di faesi vedere e di uscire dall'anonimato si fa, appunto, trovare. Usenet inoltre ha un proprio gergo, di cui formirò qualche esempio.
Come si sarà capito, un utente abituale di Usenet è uno che ha un sacco di tempo a disposizione, che consulta Internet più volte al giorno; e sei popolare più sei reattivo, più spesso intervieni, più decisamente leghi il tuo nicknames a un dato gruppo di argomenti e idee, o semplicemente a uno stile. Il mio primo post (messaggio) in it.fan.culo venne accolto da una serie di applausi virtuali, del genere: "benvenuto in queste lande, trita-beghini ufficiale di Usenet" perché in it.cultura.religioni e it.cultura.storia avevo flammato (litigato in maniera accesa) con un sacerdote cattolico in vena di evangelizzazione e/o apologetica.

immaginate un fascista - 2

Il forum di cultura ebraica di cui stiamo parlando è un gruppo di discussione Usenet. Quando non erano ancora diffuse la ADSL e altre connessioni diciamo perenni, io, come molti altri, frequentavamo i gruppi Usenet perché per leggere i messaggi non c'era bisogno di stare sempre collegati in rete e pagare ogni secondo di discussione. Scaricavo i messaggi assieme alla posta elettronica, scrivevo i miei interventi e le mie risposte (con tanto di riga del subject, come nelle E mail) e spedivo alla connessione successiva.
Nella Usenet di lingua italiana esistevano già allora centinaia di forum di discussione, e per crearne uno nuovo c'era, e c'è ancora, una procedura precisa, che grossomodo consiste nel raccogliere un numero di interessati. Molti gruppi erano (e sono) moderati, nel senso che il messaggio, per comparire ed essere scaricato da tutti gli altri utenti, deve essere letto e aprovato da un tale, che si definisce moderatore. La moderazione serve ad evitare lo spam (cioé la pubblicità molesta) che rallenta i tempi e in quell'epoca alleggeriva le tasche. Ma la moderazione ha anche altre comprensibili funzioni, in gruppi di discussione che sono oggetto, diciamo, di attenzioni e provocazioni - e i gruppi di discussioni ebraici in italiano sono uno di questi.
Il moderatore di solito è la persona che ha proposto il gruppo. Se costui si stufa e trova un altro modo di passare il tempo, il moderatore viene individuato da un gruppo di persone, che si definisce Gruppo di Coordinamento Newsgroup e che è stato costituito agli inizi della rete Usenet in italiano, da parte di gente interessata a questa forma di comunicazione.

lunedì, febbraio 25, 2008

immaginate un fascista - 1

Sì, immaginatevi un fascista, uno di quelli veri, mica un liberal-conservatore come il cavalier Tedeschi, un signore che leggeva Il Giornale "quando c'era Lui" (cioé "l'Indro"), stramalediva i sindacati per l'inflazione e i comunisti perché c'erano troppi capelloni in giro e chiedeva sempre lo sconto quando ero ragazzino e io davo una mano ai miei in negozio "perché sa, tra di noi..." (noi 'sto par di palle, cavaliere, pensavo io, il prezzo è uguale per tutti e si chiama democrazia ed uguaglianza, c'ha presente?). Il cavalier Tedeschi non era fascista, e comunque non è il tipo di fascista che vi chiedo di immaginare.
Vi chiedo di invece immaginare uno sui trenta-quaranta anni, figlio (poniamo) di un reduce di Salò per nulla pentito, che è in buoni rapporti con militanti di estrema destra (lui, mica suo padre) e ovviamente anche con negazionisti, quella gente che racconta che Auschwitz è un baraccone messo su dal Mossad per creare Israele sfruttando il senso di colpa dei tedeschi e dei non ebrei in generale. Il fascista di cui stiamo parlando ha anche in casa diversi libri scritti da quella gente, per dire questo genere di porcate. Ecco, vi chiedo di immaginarlo: con tanto di capello corto e occhiali da sole Ray Ban.
Secondo voi è una persona adatta a moderare un forum di discussione di argomento ebraico? Lo so che è una domanda retorica, perché il minimo che si può dire di un personaggio del genere è che di ebraismo non capisce una fava e che solo a un imbecille può venire in mente di dargli la possibilità di decidere di cosa si può parlare in un contesto di argomento ebraico (il moderatore di un forum di discussione ha un solo strumento a disposizione: impedire a un dato messaggio - o, in casi estremi, a un dato utente- di comparire all'interno del forum).
Solo che gli imbecilli esistono, ed esiste anche quel tipo di imbecilli (quelli che permettono a quel tipo di fascista ecc. ecc.). Nei prossimi giorni vi racconto in che senso esistono questo genere di imbecilli.

martedì, febbraio 19, 2008

tagliare, tagliare

E' iniziata la campagna elettorale e i politici italiani fanno l'usuale gara a chi la spara più grossa, che è come dire a chi piscia più lontano. Siccome tra i politici non c'è nessuna faccia nuova rispetto a dieci anni fa, è facile fare battute sulla prostata. Infatti questa campagna elettorale ha già uno spiccato carattere fallico. Fini dice: Votatemi che castrerò i pedofili. Di Pietro dice: Votatemi che taglierò le reti (le palle) a Berlusconi. Tutti che vogliono ridurre le misure di qualcuno, del cattivo e del nemico. Intanto pochi pensano che nei Balcani sta ricominciando un altro casino e che la NATO prevedibilmente interverrà (anche se Israele non vuole riconoscere il Kossovo, ma non dominava la lobby neocon sionista, alla Casa Bianca?). Questo significa che dall'Italia, qualunque sarà il governo, partiranno aerei per sparare missili veri.

domenica, febbraio 17, 2008

אהבה קולומביאנית

Se vi è capitato di chiedervi Ma cosa succede se un rabbino si fa una canna prima di celebrare il matrimonio?
Se avete mai sentito la storia del tizio che chiama una squillo e poi scoprono che erano compagni di scuola (E poi come è andata a finire? Lei gli fa lo sconto?)
Se avete una parente (amica o conoscente) che è stata, diciamo, disinvolta e adesso fa la santarellina e vi è venuto almeno una volta voglia di distruggerle la collezione di santini.
Questo è il film che fa per voi. אהבה קולומביאנית, Amore colombiano. Questo qua. Si trova anche coi sottotitoli in inglese.

ciao Luca

Eravamo d'accordo che ti avrei fatto pubblicità quando avessi trovato qualcosa che valeva la pena di essere pubblicizzato. Questo tuo post, ad esempio, merita davvero. Ora immagino che dovremmo salutarci dicendo Un cordiale shalom, ma mi viene da ridere.

macellai, tasse e politica internazionale

Si fa in fretta a dire, anzi a cantare, E venne lo shochet che uccise il bove. Le cose non sono mai così semplici, quando si ha a che fare con l'arte della macelleria. State a sentire questa storia.
Nell'Ottocento il rabbino capo di questa città era il rabbino sefardita, chiamato Rishon le-Zion e a cui spettavano una serie di compiti - diciamo che, secondo il costume ottomano, governava gli ebrei per conto delle autorità di Istambul e riscuoteva le tasse. Inoltre rappresentava gli ebrei nei confronti delle potenze europee, le quali a metà dell'Ottocento iniziavano ad essere interessate a quel che succedeva da queste parti. Ma nell'Ottocento inizia anche una immigrazione di ashkenaziti - un primo gruppo di litvak, lituani, arrivò nel 1812, si trasferì qui dalla Galilea, all'epoca devastata dalla peste. Un altro terremoto, nel 1837, portò in città famiglie ashkenazite che vivevano a Tiberiade e Safed, città a maggioranza ebraica. Ferrovie e navi a vapore resero poi possibile per molti ebrei russi trasferirsi a Gerusalemme. Che verso il 1870 era ormai a maggioranza ashkenazita, mentre il titolo di Rishon leZion continuava ad essere conferito al Hakham (rabbino capo) sefardita.
Da queste parti d'inverno fa un freddo che non ci credete, e d'estate si crepa di caldo, insomma la vita non è facile, ci si ammala e tu puoi pregare finché vuoi, sempre di curarti hai bisogno. Per non parlare del fatto che hai bisogno di trovare casa ed in questa città i turchi vietavano agli ebrei di costruire nuove abitazioni (meravigliosa, la convivenza con gli ottomani, eh?). Ognuna delle comunità ashkenazite - galiziana, ucraina, rumena e naturalmente russa- aveva così proprie istituzioni assistenziali su base, diciamo così "etnica" e che erano incaricate della tassazione. A capo di ogni istituzione assistenziale ashkenazita (che si chiamano kollel ed esistono ancora) c'erano ovviamente i rabbini delle rispettive comunità. Il Rishon leZion -in maniera pragmatica- lasciava che i rabbini ashkenaziti esercitassero la loro giurisdizione e riscuotessero le tasse con il sistema dei kollel, per poi versarle nella cassa comune.
I fondi provenivano dalle tasse pagate dai singoli capifamiglia ed una delle tasse più importanti era, indovina un po', quella sulla carne. Per ogni capo macellato si doveva versare una tassa apposita alle autorità ottomane e una al Rishon leZion, che curava anche la preparazione dei macellai ebrei - che senza la sua autorizzazione non potevano lavorare. Questo significa che la carne che si consumava a Gerusalemme (perlomeno quella venduta dai macellai) era macellata secondo il sistema sefardita. Gli ashkenaziti hanno però regole più severe, soprattutto per quanto riguarda la rimozione delle vene e dei nervi: se qualcosa va storto, la carne non la puoi consumare. E quindi che fai? La vendi.
Insomma, gli ashkenaziti avevano tanto a schifo i macellai sefarditi e preferivano macellarsi la carne da soli in casa. Che poi però non andava quasi mai bene. Come risultato il mercato della carne di Gerusalemme era il più economico della zona e pure i musulmani venivano da fuori per comprare la carne che gli ashkenaziti si rifiutavano di consumare. Immaginatevi la gioia dei macellai musulmani. La faccenda non poteva più andare avanti per molto, così nel 1866 i rabbini dei kollelim chiesero alle autorità ottomane il permesso di preparare dei loro macellai. Che significava per il Rishon le Zion perdere mica poco, in termini di tasse ed entrate. Il Rishon le-Zion dell'epoca, Haim David Hazan, li prevenne: chiese ed ottenne dal console di Prussia l'assicurazione che la Prussia avrebbe difeso il diritto degli ebrei a scegliersi i loro macellai, senza interferenza da parte dei turchi - senonché gli ashkenaziti proprio questo chiedevano, che i turchi si intromettessero per tutelarli. Ma gli ashkenazi mica stanno a guardare: eccoli scrivere una lettera, in italiano, ad un torinese cristiano che viveva Gerusalemme e a cui davano l'incarico, come si dice oggi, di difenderli e a rappresentarli in tutte le sedi competenti. A questo punto non è più una intromissione dei turchi, e si profila all'orizzonte uno scontro tra Prussia e Stati sabaudi.
Ai primi di marzo, nel consolato di Prussia a Gerusalemme si incontrano, per decidere della questione, Haim David Hazzan, i rabbini-capi di cinque kollelim, il console inglese -che non voleva perdere l'occasione per ficcare il naso in faccende che potevano permettere alla sua madrepatria di intervenire a difesa di qualcuno, ma soprattutto ad intervenire- e il console austriaco -che idem. Volano urla, insulti, si spaccano panche e sedie. Non credo si sia servito carne, al limite avran bevuto un té.
Tutto inutile. Ma il console prussiano, Georg Rosen, mica si demoralizza: scrive al pashà che ci sono questi ebrei, che ci sono questi macellai, che ci sono questi rabbini e che c'è il Rishon leZion da convicere. Evidentemente aveva cambiato idea nel corso del meeting precedente, era passato dalla parte degli ashkenaziti; o forse gli piaceva il ruolo di pacificatore - qualche passaporto prussiano i kollelim potevano comunque vantarlo. Il pasha risponde che sì, a lui interessa capirci di più (oh, quindi gli ashkenazi riescono ad avere i loro macellai, penserete voi) ma ha sentito dire da fonti autorevoli che gli ashkenaziti non sono ebrei (azz, fonti autorevoli: mica fesso il Rishon leZion!) e se è vero che in città si vende carne macellata da infedeli che appartengono a una setta che non è di quelli del popolo del Libro, la questione rischia di essere complicata. Perché non è che voi state già vendendo di quella carne, eh?
Ora provate a immaginarvi i tre consoli europei, finiti per qualche strana ragione in questo buco di c... di posto, dove il telegrafo c'è ma non funziona, che non vedono l'ora di essere trasferiti dove c'è un po' più di vita e le mogli non sbuffano che qua c'è solo da pregare. E tocca a loro dare lezioni di storia ebraica al pashà. E in fretta, perché anche lui, con somma soddisfazione della moglie, sta per trasferirsi altrove. Rosen era una strana specie di erudito, pare coltivasse l'idea di convertire gli ebrei al cristianesimo, insomma lui qualcosa sapeva. Il console britannico si diede ammalato. Quello austriaco faceva rispondere a tutti che era in attesa di istruzioni da Vienna.
E quando arrivò da Istambul il nuovo pashà, aveva con sé una bella lettera firmata dal sultano, che assicurava al Rishon le-Zion ogni autorità in materia di culto, carne compresa. E se non vi va, rivolgetevi al Ministero degli Affari Esteri dell'Impero turco. Voi non siete miei sudditi e va a sapé se siete ebrei.
Soltanto cinque anni dopo gli ashkenaziti otterrano il permesso di macellare la carne secondo le loro usanze. Pare si sia mossa anche la diplomazia di lingua tedesca che stava a Beirut. Il Rishon leZion dell'epoca, che per ironia si chiamava Abraham Eshkenasi, ci poté fare nulla. Di lì a poco, nel 1868, venne creato un rabbinato centrale ashkenazita, riconosciuto dalle potenze europee ma non da Istambul, e occupato da Samuel Salant, fino alla sua morte, nel 1909.

Queste ed altre storie in Arnold Blumberg, Zion before Zionism, 1838-1880, Syracuse Univ. Press, 1985.

mercoledì, febbraio 13, 2008

לו יהי

Stasera, come tanti, vorrei essere sicuro che queste immagini sono soprattutto roba del passato.

lunedì, febbraio 11, 2008

cinismi

- Sai cosa dice Vonnegut sui fondamentalisti? Che sarebbe una buona idea chiuderli in uno spazio recintato e fare in modo che si ammazzino tra di loro.
- Buona idea, ma il problema è che quel posto esiste già, si chiama Pianeta Terra.
- Forse dovremmo andarcene noi, quelli della religione liberal. Secondo me i fondamentalisti nemmeno se ne accorgono e continuano ad ammazzarsi.
- Già. Ci trasferiamo sulla Luna.
- E nessuno si accorgerà della differenza.
- Forse noi sì. E faremmo anche un grande mobilitazione, se fossimo costretti a trasferirci sulla Luna? Dico, là la connessione a internet non c'è.

frasi

Mi resteranno scolpite nella memoria delle frasi. Di alcune vorrei avere il copyright, come questa: I am an equal opportunity person. I am just not an equal opportunity lover. Ci farei Tshirt, adesivi, spillette e farei - anche un sacco di soldi. Oppure quella, che ovviamente è antisionista e alza la mano e chiede: Scusate, io non ho capito, ma perché gli ebrei dal Marocco sono emigrati in Israele? (bimba, qualcuno ti ha spiegato che esistono ebrei anche fuori da Manhattan? Ti è mai venuto il lontano sospetto che possono non passarsela bene?). Oppure: "No, il sionismo non funziona. In Israele non c'è una classe operaia ebrea. Siamo troppo intelligenti".
Problema: perché qui, tra ebrei, riusciamo a dire che siamo tanto intelligenti e capaci di fare soldi e non ci sembra per niente un male, mentre là, nella bloggosfera che riflette l'Italia, qualsiasi aggettivo attaccato alla parola ebrei ci mette in allarme? E' un periodo che tengo le dita legate, per non precipitarmi sulla tastiera e andare a flammare (ovvero, nel gergo dei blogger, a rompere i coglioni) a tutti quelli che intervengono per minimizzare l'infame lista di professori ebrei - gli argomenti impiegati variano da: Ma quanto rompete i coglioni a C'è un complotto per nascondere le porcherie dei sionisti. Mi ci tufferei in queste polemiche, voglio dire, perché conosco i miei polli e farli infuriare e gettare la maschera ci si mette davvero poco. Ma ha un prezzo. Il prezzo di non potersi trovare con altri amici, ebrei, e fare discussioni più divertenti, che inizino con Rashi e terminino con le previsioni del tempo di Gerusalemme. Qualcosa, insomma, di ebraico e di non difensivo di cui in Italia si è persa la memoria.

secondo il rito ashkenazita la donna può guidare il Kol Nidré...

Una guida halakhika ai minyan egalitari. Per gli amanti del genere. Scaricabile qui.

domenica, febbraio 10, 2008

potere della parola

Sono stato a Hebron tanto, tanto tempo fa. Non so cosa succeda adesso. Quel che mi raccontano è più o meno quel che riporta la stampa, tipo qui e mi viene da crederci.
Io non vivrei a Hebron. Ci sta qualche fanatico, gente che non registra più nemmeno i figli all'anagrafe: mi piacerebbe poter dire che è una scheggia impazzita, sono certo che si dà a loro troppo risalto e che finiscono per diventare simbolo di una realtà molto più complessa. Il grave è che a loro questo ruolo piace un sacco. A Hebron piombano regolarmente gruppi di "pacifisti" in cerca di scazzottature e notorietà. E trovano quel che cercano.
Detto questo, vorrei ricordare ai lettori italiani che i palestinesi non sono quel blocco monolitico che ci immaginiano, che è una società divisa per clan più che per ideologie. Così, un po' di tempo fa, uno sceicco ha proibito a un gruppo di "pacifisti" di distruggere una sinagoga edificata sui suoi terreni. Forse voleva fare dispetto a un altro clan. Forse temeva che avrebbe innescato una serie di rivalse da parte dei coloni, una volta che i "pacifisti" fossero tornati in città. Adesso lo sceicco, con un paio di altri sceicchi (rappresentativi più o meno dei clan principali) si sono incontrati con i locali leader dei coloni. Sembra che la atmosfera sia stata cordiale e che abbiano provato a immaginare una tregua, o forse una convivenza. Curioso che per mettersi d'accordo non abbiano avuto bisogno di un mediatore. Ho una mia spiegazione: si tratta di persone molto intelligenti, a Hebron gli stupidi non sopravvivono.
Peccato che sia anche successo questo, a testimonianza che le violenze non vengono da una parte sola. La fonte è Yediot Aharonot, che non è un quotidiano molto tenero con i fanatici che stanno a Hebron - meno di due anni fa mise infatti on line un video in cui si vedevano chiaramente le angherie di una donna "colona" contro una famiglia araba, scoppiò un casino e anche un caso giudiziario.
E' anche successo, nelle stesse ore, che stavo al telefono con un amico e parlavamo dell'era messianica, e lui diceva che si immaginava un mondo più o meno come quello in cui viviamo ora, ma in cui i conflitti si risolvono con le parole e non con le armi. In questa città siamo convinti che le preghiere arrivano direttamente al cielo se, diciamo, passano per di qua.
Forse quella di oggi era una preghiera che è stata ascoltata e non solo una discussione. Ma, dopo tutto, che differenza c'è tra pregare e discutere?

you never know

"Si dice che nella nostra vita noi ri-incontriamo tutte le persone che abbiamo incontrato nelle nostre vite precedenti. E' ... meraviglioso. Quando cammino per le strade, vedo così tante persone che io devo ancora incontrare. E penso: please, do not let them pass by."



Qualche sera fa ho visto questo film.

sabato, febbraio 09, 2008

questa strana faccenda

Ci sono profughi di serie A e profughi di serie B.
Ci sono profughi di cui si prende carico una specifica organizzazione, che è interna all'ONU ma gode di uno straordinario margine di autonomia e che ridefinisce in continuazione le caratteristiche dei profughi oggetto del suo intervento - includendovi anche quei profughi che sono diventati cittadini di altri Stati. Questa organizzazione è straordinariamente inefficiente rispetto alla organizzazione ONU che si occupa di tutti gli altri profughi. Sceglie collaboratori e dipendenti in base a criteri del tutto peculiari.
Indovinate un po' di chi stiamo parlando. Risposta qui.