mercoledì, gennaio 17, 2007

parliamo di sesso

In Pastorale americana, bellissimo romanzo di Philip Roth, il protagonista ebreo deve sposare una ragazza irlandese. Viene il momento in cui bisogna incontrare i genitori. Così Mary Dawn Dwyer si trova a essere interrogata dal signor Levov, che fa cadere la conversazione sui genitori di lei:

-Anche suo padre è così ?
-Così come ?
-Devoto.
-Sì. Sì, certo. Andare in chiesa lo fa sentire un brav’uomo. Uno che sta facendo il suo dovere. Mio padre è molto convenzionale in termini di moralità (…) Secondo lui, la Chiesa è una cosa grande e potente che ti fa fare quello che è giusto. Si preoccupa molto di quello che è giusto e di quello che non è giusto e del castigo per chi si comporta male e dei divieti che riguardano il sesso.
-In questo potrei essere d’accordo.
-Lo immaginavo. Stringi stringi, lei non è poi tanto diverso da mio padre.

Solo mezzo secolo orsono la religione distingueva quello che è giusto da quello che non è giusto e comprendeva un insieme di divieti molto importanti, che riguardano il sesso. Non so nel frattempo sia intervenuta una qualche rivoluzione antropologica. Però non sono più molti i cattolici che chiedono alla loro religione cosa è permesso e cosa è proibito. E sono in pochi anche gli ebrei, come attesta il fenomeno TD (tefillin dates), i ragazzi che escono la prima sera portandosi i tefillin. Probabilmente passeranno la notte assieme a lei (o lui), e vogliono essere pronti per dire tefillah al mattino.
Un paio di sociologi hanno deciso di capirci meglio in questa questione tramite una ricerca ed ecco qua il questionario sulla "Observance of Family Purity amongst Single and Married Jews". Cercano di capire cosa sta succedendo e soprattutto perché. Per aiutarli, partecipando alla ricerca, occorre essere ebrei (di qualsiasi denominazione), maggiorenni e capire l’inglese.

[grazie a Jewschool – che brontola perché non si riconosce in nessuna denominazione]

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