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mercoledì, luglio 09, 2008

chi si rivede

Israel Shamir è lo pseudonimo di uno dei più rabbiosi antisemiti mai dotati di connessione a internet. La voce che gli dedica Wikipedia è abbastanza accurata e si dilunga abbastanza su questo personaggio che vorrebbe risolvere la questione ebraica convertendo tutti gli ebrei al cristianesimo, come premessa per levare il razzismo dal Medio Oriente e dal mondo intero. Qui trovate la notizia delle sue relazioni con il negazionista Irving: ha cercato di vendergli documenti trafugati da un archivio sovietico. Non sono pochi gli attivisti palestinesi, anche dichiaratamente antisionisti, che hanno preso le distanze da questo personaggio.
Ma questo non è evidentemente il caso del "rabbino pacifista" Michael Lerner, che adesso ospita sulla sua rivista Tikkun un articolo firmato da Israel Shamir. Non è niente di originale: tesse l'elogio di quell'abitante arabo di Gerusalemme che ha pensato bene di ammazzare il più alto numero possibile di ebrei (tra cui una mamma con una bambina di pochi mesi) guidando un bulldozer. L'autore è convinto che gli arabi abbiano una relazione "organica, da mammiferi", con la terra, mentre gli ebrei sono un virus invasore che devasta l'organismo; l'elogio del pastore raggiunge punte di demente lirismo quando Shamir spiega quanto si amano russi e palestinesi, ambedue mammiferi provenienti da civiltà rurali oppresse dall'imperialismo parassitario giudaico. Questa è la serie di fesserie che pubblicate dalla rivista di Michael Lerner.
Il quale un po' di tempo fa fece anche una incursione in Italia; si vide qualche manifesto pieno di buone intenzioni, ci fu una apparizione pubblica con i soliti (poteva mancare Moni Ovadia?), si annunciò in pompa magna la fondazione di un network per ricongiungere sinistra e spiritualità in Italia e, per quel che so, non ne seguì nulla.
Peccato, eh. Perché vorrei fare due chiacchiere con i sostenitori italiani di Lerner: gente che voleva togliere dal Siddur il riferimento a Gerusalemme (non sia mai che qualcuno possa pensare che è una capitale) e che senza temere di apparire ridicola annunciava che la causa dell'antisemitismo arabo era il mancato ritorno dei profughi palestinesi e l'occasione perduta di costruire uno Stato-per-tutti-i-cittadini. Come quello, appunto, che sogna Israel Shamir. O come cavolo si chiama questo tizio, così popolare tra i fascisti di ogni denominazione.

venerdì, giugno 27, 2008

quando la kippah cade a terra

La kippah è un copricapo di forma rotonda, dalla forma e spesso dal colore simile a quello delle presine per le pentole in uso nelle famiglie borghesi.
[Qui ci va ritaglio di inserzione pubblicitaria di periodico yddish, raffigurante una pentola]
Usualmente è di dimensioni troppo ridotte per proteggere il capo di alcuno. Ha quindi una funzione religiosa, come il copricapo degli ulema della Transcaucasia e quello di piume di uccello dei sacerdoti del Quatzelcoal. Ma provate ad immaginare cosa succederebbe se vi presentaste in banca a chiedere un mutuo con il capo coperto dal copricapo di piume di uccello dei sacerdoti del Quatzelcoal.
[Qui ci va la foto della testa di un capo indiano dopo la decapitazione. In bianco e nero.]
Portare in testa la kippah significa, nella dimensione dell'immaginario, stare dalla parte dei dominatori che hanno il potere di concedere o negare i mutui all'interno del sistema di valore e potere del turbocapitalismo in cui viviamo tutti.
Ora consideriamo questa notizia: c'è il capo di uno Stato europeo, che nella sua campagna elettorale ha fatto sapere di avere origini ebraiche e ha vinto le elezioni. Io sono di origine indo-messicana-anglosassone-laziale di Velletri, ma non mi posso candidare alle elezioni francesi, questi argomenti genetici sono utili solo per il mio blog e i pochi lettori.
Il capo di Stato, che ha la fortuna di poter essere mediatico ed interessante, si è recato in visita nella capitale occupata da una specie di Stato straniero. Il capo di questo altro pseudo Stato, popolato da immigrati padrono e indigeni servi, in cui si parla una lingua artificiale che è una specie di esperanto e da cui viene la parola kippah, non si è recato nella capitale francese facendo sapere di essere straniero o francese. Mentre invece il capo di Stato di origine ebraica è andato nella capitale dei dominatori, è entrato nel loro finto Parlamento, che si trova nel posto dove secoli fa una tribù beduina venne derubata delle sue pecore, e si è così inchinato (a pecora, appunto) alla legge dei dominatori.
Nella capitale che lui aveva abbandonato succedeva intanto quel che succede ogni volta che dei giovani maschi si trovano senza donne e privi della appartenenza a una comunità tribale e primordiale, cioé tradizionale. Si sono scazzottati.
[foto di manifesto del Betar che pubblicizza corsi di thai-boxe affiancata a foto di musulmani disarmati e scalzi in preghiera].
Un episodio del tutto normale, si direbbe. Ma nel corso della scazzottata è caduta per terra, appunto, una kippah. Sappiamo poco di chi ha fatto cadere quella kippah. Possiamo immaginare la solita storia di famiglie tradizionali, contadini o pastori, religiosamente musulmani per millenni e triturati dal sistema di credito usurario. Possiamo immaginare il più giovane, il più forte e magari anche il più sconsiderato, insomma quello che proprio non ce la fa a imbottirsi di esplosivo (anche perché non ci sono sionisti intorno) e decide quindi di imbarcarsi per arrivare alle periferie della metropoli, in mezzo ai dominatori. Vita grama, con pochi soldi per le pentole, quasi niente da mettervi dentro e certo non le presine. Gli è stato detto che è un Paese democratico, che chiunque può essere eletto in posizioni di repsonsabilità. Che anche il sovrano dei dominatori è straniero. Ma è uno straniero dalla parte giusta
[foto di Sarkozy che canta l'inno francese. Sullo sfondo bandiera di Israele]
Ora ha gettato a terra la kippah. Nell'immaginario prodotto dai dominatori si è già trovato definito come antisemita. Possiamo immaginare il suo destino. I dominatori non tollerano questi affronti.
Mentre sei milioni di bambini palestinesi muoiono ogni giorno, la stampa d'Europa dedica i titoli ad un juif che è vivo. In caso vi chiedeste che fisionomia hanno i dominatori.

[La notizia credo la abbiate sentita tutti: è questa. Ma ho provato a immaginare come la avrebbe scritta uno del Campo Antimperialista che c'ha un blog famoso. Però adesso ha chiuso i commenti e non c'è modo di informarlo. Se lo vedete voi, fatemi la cortesia di farglielo sapere, grazie]

lunedì, giugno 23, 2008

archetipi due - la vendetta

Anche stavolta non metto nessun link, perché sto per copincollarvi un paciugo di frasi e sentenze e luoghi comuni che non potete attribuire precisamente a qualcuno o qualcun altro, ma che avrete senz'altro già sentito. Se avessi un cazzato-metro sono certo che avrei potuto certificare un aumento della produzione di questi discorsi mano a mano che si avvicinava la celebrazione dei sessanta anni di indipendenza di Israele, una democrazia che è rimasta tale nonostante uno stato di guerra continuo, in una zona del mondo in cui di democrazie ce ne sono poche e la cui economia mostra un tasso di crescita sorprendente. E di cui stormi di avvoltoi prevedono la fine. Giusto di queste strampalate previsioni vorrei parlare, perché secondo me sono molto simili all'archetipo degli ebrei decaduti, o della splendida Israele che non è più quella di una volta.
Gli avvoltoi rilevano con soddisfazione ogni diminuzione dello zero virgola del PIL di Israele, sottolineano come anche gli arabi facciano figli (ma và?), e che di ebrei non ne immigrano più. Lo scopo è dimostrare, con precisione matematica, che Israele è finito. Che dovrebbe trasformarsi in uno Stato per tutti i cittadini, il che significa, se Israele fosse l'Italia, che Roma dovrebbe essere ceduta interamente allo Stato della Chiesa, e che lo Stato della Chiesa andrebbe ricostituito, garantendo cittadinanza a tutti coloro che si dichiarino discendenti di ex abitanti dello Stato della Chiesa e che non siano italiani. Una fesseria? Ovvio che è una fesseria. Ma secondo il solito branco di avvoltoi, che sono convinti di volteggiare intorno a un cadavere, sarebbe l'unico modo per fare giustizia.
E proprio su questo strampalato concetto di giustizia vorrei soffermarmi: sottintende l'idea che prima che arrivassero i sionisti metropolitani cattivi ed invasori, qui era tutta campagna idillio bucolico in cui i contadini pascolavano le loro capre, fedeli alle loro tradizioni ed in cui persino gli ebrei se ne stavano buonini ed in pace col mondo. Insomma, qui i mulini erano bianchi. Ma questo strampalato concetto di giustizia, secondo cui si può fare giustizia solo radendo al suolo uno Stato (che non ne vuole sapere di essere raso al suolo, come attesta la sua vitalità culturale ed economica) sottintende un altro curioso archetipo: che è quello che Israele sarebbe uno Stato artificiale, creato da invasori che hanno cacciato, o soggiogato i naturali abitatori di questa terra. A me questa distinzione tra abitante naturale e abitante artificiale fa sempre un po' ridere, come tutto il parlare di radici, che tratta gli esseri umani come se fossero carote.
E badate bene che io non ho nessuna intenzione di negare che una ampia massa di immigrati è arrivata qui dall'Europa (e anche da un posto molto lontano, che si chiama Medio Oriente), solo che non capisco perché vada definita come ingiusta. A meno che il discrime tra giusto ed ingiusto non venga tracciato in base a quel genere di archetipi secondo cui tra uomo e terra esisterebbe un legame ancestrale, magari fatto di sangue. Quel genere di archetipi che resistono alla prova dei dati di fatto e che spingono a esultare per uno spostamento di qualche zero virgola in una qualsiasi statistica: lo avete visto, lo Stato artificiale sta crollando da solo, presto giustizia sarà ristabilita.

martedì, giugno 10, 2008

per quelli cui interessa

E' da un paio di giorni che il gruppo Usenet it.cultura.ebraica (che, diciamocelo, non ha proprio un gran traffico) non pubblica miei miessaggi. Arrivano, vengono letti dal moderatore (c'ho la ricevuta, eh), e poi stazionano a quanto pare in una specie di limbo, mentre altri messaggi più recenti vengono pubblicati. Ieri ho cercato di intervenire in una discussione a proposito delle sparate di un senatore leghista contro la circoncisione: e. niente. Prima di Shavuot avevo mandato gli auguri di Hag Sameakh al moderatore e al gruppo, nel messaggio c'erano delle parole in ebraico, insomma la sensazione è che il moderatore in carica sia uno che non capisce l'ebraico e ci sta ponderando su.
Su Usenet esiste un altro gruppo: si chiama it.politica.internazionale.israele. Dovrebbe essere dedicato alla discussione sulla politica israeliana, quelli che ci scrivono sopra a quanto pare non leggono la stampa israeliana in lingua originale e sembra che tra i moderatori non ci sia nessuno con passaporto israeliano. Vabbé che il traffico è pressoché nullo ma, insomma, uno le domande sulla utilità di questi gruppi di discussione prima o poi se le fa.

l'inferno e le buone intenzioni

No, non ce lo metto il link, l'autrice del blog in questione non merita tanta pubblicità. E poi non è nemmeno un personaggio originale, scommetto che ognuno di noi conosce almeno una decina di persone che ragionano (vabbé, ragionano...) allo stesso modo. Comunque state a sentire: sul suo blog racconta che si è fatta la ceretta come la fanno le egiziane, e ci mette pure le fotografie. Strap strap. Una palla dal profumo di miele che ti leva tutto il pelame: a quanto pare in Italia l'estate si avvicina e il tanga è d'obbligo e come è come non è devi depilare anche giù là, e a proposito di giù, ecco che siamo passati ai commenti. Il tono è ammiccante e divertito, modello pagina delle lettere a periodico femminile medio alto post femminista; per un certo periodo della mia vita io quelle lettere le ho scritte per lavoro, ci ho l'occhio per lo stile tipo al mio findanzato gli piace depilata e io che devo fare, sennò poi mi tradisce. Per una calda e seducente mediorientale, fanno intendere i commenti: così il discorso scende giù, a parlare delle estetiste egiziane che quando sei in posizione ginecologica te la guardano schifate sai loro sono abituate con le circoncise. Quelle che ce la hanno tagliata. E via con dotte spiegazioni e linki e rimandi a wikipedia.
Ora, io qui apro un inciso per dirvi che le pagine più indimenticabili sulla depilazione femminile le ha scritte secondo me Guia Soncini, nelle sue corrispondenze dalla Versilia, dove a quanto pare la facevano pure brasiliana al cioccolato. Senonché la Soncini è di destra, scriveva su Il Foglio, era in Versilia alla ricerca dei fallimenti estivi delle amministrazioni di sinistra, faceva la parte della fidanzata trascurata ma con una classe indimenticabile, che io adesso googelerei Guia+Soncini+depilazione per poterlo rileggere, con dentro la storia di un fidanzamento in crisi. Vabbé, ho trovato solo questo: un collega livoroso, non a caso anonimo. La depilazione al salone di bellezza del Principe di Piemonte di Viareggio era un indubbio successo, la Guia non riuscì a trovare alcuna traccia di fallimento ideologico e sì che ci si era messa d'impegno. L'articolo era esilarante, riusciva ad evitare battute sul pelo e l'uovo. E non provava nemmeno a spiegare che ci sono mutilazioni legittime.
Invece la bloggatrice in vena di odalischismi che ci dà giù coi commenti, è esperta nell'alternare il registro dell'intimo con quello della cattedratica ideoligica, che solo lei conosce l'Egitto e quindi l'intero medio oriente. Questa pagina del blog è un vero e proprio dialogo della (sua) vagina con biblioteche di studi culturali (altrui. E da buttare). Così ci spiega che le circoncise pare abbiano più fascino, perché sono lisce e non labbrute e le estetiste egiziane, pare di intendere, hanno tutto il diritto di avere a schifo le superfici non appiattite e lisciate, perché la norma è quella e ciò che differisce dalla norma fa sempre schifo, qualunque sia la norma. Che poi, tenetevi forte, quando il governo provò a proibire la pratica, milioni di donne finirono nelle braccia delle mammane e abbiamo avuto massacri e stragi. Questo dipende dal fatto che nell'Islam (checché vi abbiano raccontato) sono le donne che decidono, e in questo caso decidono di mantenere in vita degli usi e costumi africani (roba da negri) che l'Islam vero (roba da arabi) ha cercato di limitare, introducendo taglietti superficiali. La strada dell'Inferno è lastricata di buone intenzioni, si fa in fretta a voler proibire, poi guarda cosa succede. Una cava di cazzate servita con il tono apodittico della docente di scuola media, madre di famiglia (ma la figlia ce li ha i taglietti non invasivi che sono la norma negli ospedali? vien da chiedere) e rafforzata dall'ammiccamento alle parti intime, contando che metà del genere umano non ha idea di cosa si provi ad averle, quelle parti. Ma brama per toccarle con mano o altro.
Ora io vorrei sapere se questo assoluto rispetto per la norma che è la loro e che non possiamo imporre la nostra, debba valere anche per il signor Warren Jeffs, la cui famiglia, allacciandosi ad una antica tradizione ha messo in piedi una setta di poligami dove la norma è che lo zio si scopa la nipote e se nasce un nipote maschio ha buone possibilità di essere sbattuto fuori dai confini della comunità (e di finire, letteralmente, in strada) per restringere il numero dei pretendenti. E, recentemente, la questione di cosa deve fare lo Stato con una norma oppresiva verso le donne ma a quanto pare assolutamente difesa dalle donne stesse, si è posta con particolare evidenza.
Quindi la domanda è: la norma delle infibulazioni (così, chiamando le cose con il loro nome) va mantenuta e non giudicata né condannata tanto quanto la norma osservata dalla famiglia Jeffs? E ovviamente la risposta è no, perché quella della famiglia Jeffs è mormone ed USA, quella delle affascinanti egiziane appiattite è islamica e araba.
Per gli interessati ai morbosi dettagli. Sono ebreo, ho fatto circoncidere mio figlio, in Israele lo fanno i medici, senza alcuna conseguenza per la salute. Il governo egiziano e le cattivissime e benitenzionate organizzazioni internazionali, evidentemente, non hanno voluto seguire l'esempio sionista. Sarà colpa anche questa della guerra dei Sei Giorni, che vi devo dire.