Mangiare significa qualcosa di più: relazionarsi. Si mangia del cibo; "ho mangiato del nutrimento" credo sia una frase tanto strampalata che non esce nemmeno da Babelfish. Siamo in contatto con chi ha preparato fisicamente il cibo che mangiamo: sia che lo vediamo, sia che non lo vediamo. Con chi ha raccolto il cacao, con chi ha inventato la formula del cioccolato, con chi ha appiccicato l'etichetta della Nutella sul barattolo.
Siamo in relazione anche con chi pesca dal nostro stesso barattolo di Nutella. Con coloro che fisicamente siedono a tavola con noi. E anche se non abbiamo mai sentito parlare di Nanni Moretti, siamo in contatto anche con la setta degli adoratori della Nutella, e con la tribù che conosce il significato della parola
Nutella. Attraverso il cibo che mangiamo siamo in contatto con altri esseri umani di cui condividiamo regole e valori.
Mia cugina e le sue amiche, per esempio, sono convinte che la Terra meriti di essere salvata dal riscaldamento globale perché solo su questo pianeta esiste (indovinate) la Nutella. Probabilmente anche qualche ragazzo (maschio) condivide questi valori. E tutti quanti combattono una quotidiana e vittoriosa battaglia contro i genitori, che sperano prima o poi di riuscire ad insegnare ai loro figli adolescenti che la Nutella si mangia utilizzando pane e posate e non, per dire, dita e patatine fritte.
Insomma quando mangiamo ci confrontiamo sempre con un sistema di
regole, anche quando non ce ne accorgiamo. Il complesso delle regole alimentari ebraiche si chiama
kasherut. E l'aggettivo che indica il cibo conforme a queste regole è
kasher - כ ש ר, parola che assomiglia a
kesher, legame - .ק ש ר Le due parole si assomigliano nel senso che differiscono per una sola lettera: la כ diventa la ק che crea legami.
Niente avviene a caso nell'ebraico. Non c'è nemmeno una parola per indicare il caso: la parola ebraica che si usa per tradurre
caso significa principalmente
fortuna. La prima lettera, quella delle regole, vale numericamente 20. La seconda, quella dei legami, vale 100. Ci sono 80 punti di differenza tra le regole e il legame. E anche questo non è un caso. Perché 80 è il valore di ע ו ד , radice delle parole
tradizione, testimone, ancòra. E qui c'è una logica: una
testimonianza ripetuta, detta
ancòra, diventa una
tradizione.
Cerchiamo di capire questo caso. Vediamo di esplorare questa fortuna. Il problema è: quando scelgo di mangiare
kasher, a chi e come mi sto legando? A coloro che hanno confezionato, raccolto, preparato, impacchettato, spedito e cucinato il cibo che sto mangiando? A quelli che sono seduti al mio stesso tavolo? A coloro che condividono il mio stesso insieme di regole che, come tutte le regole, esprimono dei valori? E quali sono questi valori?
Proviamo a far tornare i conti.
Testimoniare con il cibo e
pubblicamente il proprio
legame con una
tradizione, quella ebraica. In una parola:
conformismo. Troppo facile.
[
II parte]