sabato, novembre 10, 2007

minyan portoghese

Il termine Sefardita ha molti significati. Può indicare in genere gli ebrei di provenienza orientale, oppure il rito in uso dei gruppi hassidici il cui siddur è quello kabbalistico di Itzak Luria. Un particolare minhag sefardita è quello detto portoghese, o Western Sefardi, che è in uso in luoghi come la Esnoga di Amsterdam, Shearith Israel di New York, Bevis Marks di Londra, Livorno e luoghi come il Suriname o Giamaica. Il che spiega come mai molti di questi signori hanno la pelle un po' scura - i sefarditi portoghesi sono stati i primi a convertire anche persone di colore, e questo la dice lunga sulla generale attitudine dei loro rabbini.
Un minyan portoghese esiste anche a Gerusalemme, grazie all'impegno di un signore che è arrivato da Philadelphia che ha distrutto il suo passaporto americano il 19 maggio 1948, un giorno dopo la proclamazione dello Stato di Israele (chi ha detto che i sefarditi non sono sionisti?). Ci si trova una volta al mese nella Stambuli, una delle quattro sinagoghe sefardite della Città Vecchia - in ognuna delle quali c'è un arredamento di origine italiana. E che è questa qua a sinistra (illustrazione del 1835, dedicata a tutti quelli che "ma gli ebrei non sono originari e sono arrivati in Israele solo dopo la seconda guerra mondiale") A parte la bellissima esperienza di dire shachrit proprio nella Città Vecchia, a due passi dal Kotel, (il posto ha una acustica meravigliosa) l'esperienza è davvero degna. Il minhag è ovviamente ortodosso ma non pochi punti sono simili a noi Reform. Per esempio il decoro: niente barbe incolte, niente tzitzit; mai visto così tante cravatte a Gerusalemme. O anche l'uso di salutare tutti i presenti, appena si entra, che dà anche agli sconosciuti la sensazione di essere accolti e rispettati. E poi avere tra le mani il Siddur di David de Sola Pool ha un suo fascino anche per noi Reform. David de Sola Pool che aveva non tenui legami familiari con Mordechai Kaplan, proprio nel periodo in cui un gruppetto di rabbini ortodossi ne bruciava i libri. Siddur che è affascinante non solo perché straordinariamente chiaro e con una bella traduzione in inglese, ma anche perché i riferimenti al messianismo sono, diciamo, contenuti, come è più che naturale aspettarsi, visto che il sabbatianesimo è bastato a vaccinare dalla fascinazione nei confronti del Rebbe. Come da tradizione sefardi, inoltre, non ci sono del tutto le parti meno condivisibili dell'Alenu, quelle che invocano la maledizione sugli idolatri.
Insomma, oggi avevo tra le mani questo Siddur datato 1941, con tanto di traduzione e indicazione dei punti in cui ripetere al cantore. E ho pensato a quanto di noi Reform continuano a sentire il fascino di una cosa che chiamano tradizione e che in realtà è piuttosto nuova, non ha nemmeno una quarantina di anni ed è è l'ideologia di gruppi come gli Aish ha Torah o di altri baale teshuva. Per una ragione o per l'altra, anche all'interno del mondo non ortodosso, c'è chi vuole "più tradizione" e ogni tanto prova a mettere in piedi delle ibridazioni, prevalentemente di origine masorti: minyan ortodossi egalitari in cui se una donna vuole può non essere contata, posti che non hanno la mechitza ma uomini e donne siedono separati e poi c'è anche un terzo settore per le coppie che desiderano stare inisieme, siddur in cui si dice che vogliamo la ricostruzione del Tempio ma lo si dice in ebraico così non siamo obbligati a crederci ecc. ecc.). A me 'ste robe non piacciono per nulla. Io mi considero un ebreo emancipato, credo che lo Shabbat è Shabbat se lo si passa con una comunità che condivide i valori della modernità e non credo sia molto sensato provare a ricreare una volta alla settimana il mondo precedente l'Emancipazione. Però se ho voglia di tradizione, una volta ogni tanto, il minyan portoghese, con la sua gravidura (rispetto) è quello che fa per me.
E poi le melodie sono bellissime.

1 commento:

La cuisine du diable ha detto...

Funziona o non funziona, ieri no!
Ruggero

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