lunedì, luglio 07, 2008

lost in translation

Questo articolo del New York Times parla di una scoperta archeologica che da tempo fa discutere gli studiosi. Si tratta di una tavoletta che racconta la storia di un messia morto e risorto dopo tre giorni, storia molto simile a quella narrata dai Vangeli, che quindi -detta grossolonamente- perderebbero di originalità. Molti cristiani hanno da tempo accettato che la loro religione è abbastanza vicina all'ebraismo; per i lettori interessati alla intersezione tra politica e religione specificherò: cristiani di destra, come gli evangelici protestanti e cristiani di sinistra, come i cattolici allievi di Martini. Ma ci sono anche cristiani che vengono colti da terrore all'idea che la loro religione sia nata dall'Ebraismo o che, come potrebbe provare questa tavoletta, il racconto dei Vangeli abbia la stessa struttura di molti racconti ebraici dell'epoca. L'articolo del New York Times si dilunga sull'autenticità della tavoletta (finora indiscussa, e sono passati dieci anni dalla scoperta) e accenna alle implicazioni storiche, presentando una nutrita serie di opinioni a favore della autenticità: io ne ho contate sette e di altissimo profilo, da Israel Knohl a Daniel Boyarin a Moshe Idel
Ora vediamo come dà la notizia il Corriere della Sera. Aprendiamo che un "collezionista svizzero di origini ebraiche" (dato assente dal sito del New York Times) ha comprato da un antiquario giordano questa tavola di pietra, ma il Corrierone ci avvisa subito che ci sono studiosi che ne mettono in dubbio la autenticità. Non ne fa il nome e per quel che si sa non li si trova nemmeno nominati da New York Times. Che però dice che uno di questi studiosi (Moshe Bar-Asher, un linguista della Università Ebraica di Gerusalemme) sta per pubblicare uno studio sul reperto, al quale studio rimanda tutti gli interessati, e precisa che alcune righe della tavoletta presentano problemi di lettura. Il Corrierone annovera Bar Asher tout court tra gli scettici, che come detto sarebbero numerosissimi.
Tra i quali, e come stupirsi, troviamo Vittorio Messori, autore di un commento che fin dal titolo ci spiega che occorre avere qualche dubbio. Ora, per quale ragione un teologo cattolico sia stato interpellato a pronunciarsi su una scoperta archeologica israeliana, è una roba che, devo dire, un poco mi sfugge. Uno si immagina che non appena nella redazione del Corriere è arrivata la notizia (ieri era la più visitata del sito del New York Times) qualcuno abbia pensato bene di chiamare il Messori, visto che di mezzo c'era Gesù, che sull'argomento ha scritto qualche libro. E vabbé. Il Messori spiega che per qualcuno la tavoletta contiene una storia che mette in dubbio l'originalità del cristianesimo, ma aggiunge subito che ci sono degli (anonimi) paleografi che dubitano della autenticità della tavoletta. La quale sarebbe un "retro-scoop", perché passa da dieci anni da una mano all'altra e -aggiunge il Messori che la sa davvero lunga- chi conosce (come lui, ovviamente) il mondo della archeologia biblica sa che esiste un mercato clandestino, alimentato da fanatici religiosi (che sono "anglosassoni membri di sette protestanti o ebrei" - ma guarda un po': mancano i cattolici, si vede che è una religione che mette al riparo dal fanatismo) in cui è più che comune imbattersi in falsi storici. Il New York Times spiega che la autenticità della tavoletta è fuori discussione, ma si vede che sarà pagato da qualche falsario protestante anglosassone o ebreo della Diaspora. Anzi no, dice il Messori, pure i professoroni intervistati sono scettici. E quel che più conta, prosegue il Messori, è quel che "un esperto cristiano" (esperto di che?) potrebbe replicare. Ovvero (aperte le virgolette) che si tratta di una profezia realizzata che non mette in crisi il Nuovo Testamento, il quale non parla affatto del ritorno alla vita di Gesù (e chiuse le virgolette).
Voi che avrete avuto la pazienza di leggere ambedue gli articoli, quello del New York Times e quello del Corriere, avrete -diciamo- apprezzato anche le differenze. Se avete letto anche l'articolo del Messori, mi fate il favore di spiegarmi che c'entra? Tenete presente che io sono un cittadino israeliano e vorrei capire perché di quel che succede qui in Israele si deve occupare uno che per spiegarci come la pensa un "esperto" si preoccupa di specificarne la fede. Davvero.

3 commenti:

Piero P. ha detto...

Premessa: sono cattolico, ma non vedo dove sia un eventuale "scandalo" se la mia religione appare vicina o comunque legata all'ebraismo. Direi che è un fatto che non può che farmi piacere. Quanto alle notizie, davvero Andrea, non vedo davvero cosa diavolo (scusa l'espressione) possa mai dire Messori su di un reperto archeologico israeliano. E tendo a vedere una eventuale manipolazione del fatto non nella notizia data dal New York Times, ma piuttosto in quella dei "signori" del Corriere.
Buona settimana.

נחום ha detto...

Grazie, Piero, gli ashkenaziti direbbero che sei un mensch, che in napoleatono si traduce bravo guaglione.

ariela ha detto...

Servite da te certe notizie mi fanno sorridere invece di infiammarmi la bile come mi succede quando leggo i giornali.
Ciao