domenica, giugno 03, 2007

del perché Magdi Allam

Reform Judaism pubblica una intervista a Nonie Darwish, figlia di un militare egiziano ucciso dagli israeliani. Nonie è cresciuta a Gaza e ha le idee chiare.
-L'Egitto porta la responsabilità di aver affamato ed impoverito i palestinesi. "Gaza Palestinians were accustomed to visiting relatives, trading and selling goods, even taking jobs in Israel. But now Egypt forbade them from crossing into and out of Israel; those who did so were branded as traitors or spies. Some were killed on the spot; others were jailed for five to ten years".
-L'antisemitismo tra i musulmani è ben oltre il livello di guardia e ha ormai compromesso i valori morali più alti dell'Islam. "The notion that Islam teaches only peace and tolerance is ridiculous. If you heard, as I have, the anti-American and anti-Jewish hate that is being preached in many mosques and on Arab TV, you'd think you were in Nazi Germany, except that the commands are coming from Allah instead of Hitler".
-Ebrei e israeliani non si dovrebbero fidare. "My message to Jews is to unite, support Israel, keep the security fence, and not be too anxious to make peace treaties on paper that are not respected by the other side".
In Italia queste robe le scrivono in pochi, e quei pochi sono quasi sempre a favore della guerra in Irak. Non così la redazione di Reform Judaism, il cui direttore - che è ovviamente il presidente della più importante organizzazione ebraica americana- firma un editoriale in prima pagina spiegando che tutta la tradizione e la storia degli ebrei della Diaspora chiedono che le truppe USA si ritirino dall'Irak. "When confronted with issues of great moral urgency, the Reform Movement has always spoken out. This was true in the 1920s and ’30s when we championed workers’ rights; in the 1950s and ’60s when we supported civil rights legislation; and in the 1960s and ’70s when we opposed the war in Vietnam. In each case, we heard passionate arguments urging us to avoid politics, but we proceeded anyway—studying the relevant Jewish sources, developing our positions, and advocating for our point of view".
Il numero della rivista è infatti accompagnato da materiali di studio sul concetto di Tohar HaNeshek (purezza delle armi). Ah, per chi non se ne fosse accorto: Reform Judaism è per gli ebrei americani quello che Famiglia Cristiana è per i cattolici italiani. In Italia, però, l'allarme per l'integralismo islamico va di pari passo con il sostegno alla guerra in Irak. E chi si oppone alla guerra in Irak di solito tende a dimenticarsi dell'antisemitismo islamico - o a darne la colpa ad Israele, come quelli che vedono nelle minigonne la causa degli stupri.
Ecco, io non acquisterò il nuovo libro di Magdi Allam. Non mi piace la semplificazione, non mi piace l'allarmismo, non credo allo scontro di civiltà (il principale nemico degli integralisti islamici sono gli altri musulmani). Ogni giorno riesco a leggere almeno un paio di pagine in inglese che spiegano cosa succede in Israele e che occorre guardarsi innanzitutto dalla semplificazione. Come questo magistrale numero di Reform Judaism. Occorre studiare le nostre fonti, la nostra tradizione, per giungere a una posizione che si anostra e non schiacciata su quella degli alfieri dello scontro di civiltà e/o sui tifosi dell'arabo buono, etermo aggredito da noi cattivi. Però capisco chi in Italia spende dei soldi per poter leggere Viva Israele. Capita poche volte di sentirlo dire da persone intelligenti.

1 commento:

matteo ha detto...

anche io non ho comprato “viva Israele”, lo ho solo sfogliato in libreria.
Forse Magdi Allam ha commesso questo errore: alla fine del libro ha elencato riconoscenza per una serie di amici. E qualcuno non ha ritrovato il proprio nome.
Lei ha scritto che i principali nemici dei musulmani integralisti sono gli stessi musulmani.
Lei ha anche scritto della Reform Judaism e Famiglia Cristiana. Esiste un Reform Islam riconosciuto? Ce ne sarebbe bisogno…
Magdi Allam è una persona molto coraggiosa e va comunque molto apprezzata. Forse non sarà un grande scrittore, non sarà sufficientemente diplomatico nelle sue espressioni. Ma non apprezzo la sufficienza con cui viene esaminato da alcuni che fomentano inutili polemiche