sabato, novembre 03, 2007

"i conti si fanno alla fine"

Io credo che la Lega Lombarda, con il suo portato di disgustoso razzismo maschilista, sia un perfetto prodotto della sua area di origine. Che è quella in cui sono cresciuto io. Là ogni posizione politica o filosofica deve passare l' esame dei fatti. Marx e Lenin non c'entrano niente, è piuttosto una componente della concezione del mondo di Aurelio Borghi, l'industriale semianalfabeta che fece tanti soldi negli anni Cinquanta riempendo l'Italia di frigoriferi e che era noto per l'intercalare "sa'l custa?" - quanto costa?, traduco per i non celtofoni.
L'esame dei fatti lombard-style funziona così: tu sostieni che le cose stanno in questo modo. Se ci fai i soldi, vuol dire che hai ragione. Questo è stato lo stile che ha sancito il trionfo di Berlusconi, di Comunione e Liberazione e la sconfitta (teoretica prima che politica) del comunismo - che mi risulti dalla provincia lombarda non sono venuti dirigenti di rilievo del PCI. Da ragazzino ho visto nascere innumerevoli beghe che si sono poi protratte all'infinito perché almeno una delle parti proseguiva urlando: Lo dico io come andrai a finire (sottinteso: solo ed in miseria). Siccome la seconda parte non finisce né sola né in miseria (per solito prosegue urlando lo steso refrain della prima parte) la bega prosegue all'infinito, tra ripicche e - se ci sono di mezzo i dané- spesso anche delle querele. Ogni successo della parte avversa è visto come premessa della sconfitta finale e il redde rationem è rinviato all'infinito - "i conti si fanno alla fine", quante volte ho sentito questa espressione.
Ci si può esercitare per ore a trovare le radici di questa mentalità. Io credo sia stata la Controriforma borromaica - che ha creato le strutture per l'alfabetizzazione- e la rivoluzione industriale che vi si è sovrapposta. Gli effetti in termini di controllo sociale sono pesantissimi. Chi cresce in questo genere di ambiente impara che esiste una gerarchia, che devi rspettare il sindaco, che rispetta il parroco (al quale ci si confessa), che rispetta il vescovo, che è rispettato dal prefetto e via crescendo. O ti conformi o sei fuori, e se sei fuori, dal momento che non ci sono spazi di mediazione ed ogni associazione è controllata da un esponente della gerarchia, finisce che spari al mondo intero perché non ne puoi più. La provincia lombarda ha prodotto pochi dirigenti PCI, ma molto cattocomunismo e diversi terroristi.
Aree, dicevo, profondamente cattoliche. Solo che è un cattolicesimo strano, quello secondo cui la ricompensa, per essersi conformati alla gerarchia, sta tutta nell'aldiqua. Pure la punizione, cioé l'inferno, sta nell'aldiqua. Se si dovesse un giorno contare tutti quelli che dicono di aspettare il cadavere del loro peggiore nemico (che è sempre un parente) sulla sponda del fiume, ci si spiegherebbe come mai nella provincia lombarda ci sono così tanti fiumi. Di regola, avvelenati.
Dopo diversi anni passati in una città (brutta e volgare, come) Milano, e in altre città, per poi approdare da queste parti, osservo da lontano le idiosincrasie di quello che una volta è stato il luogo dove abitavo. Diciamo che mi giungono echi, perché da quelle parti ho mantenuto diversi amici, che più passa il tempo più sono stufi dell'inacidirsi complessivo del loro ambiente -pure il governo di centrosinistra non ha cambiato un granché nella mentalità collettiva, e i nuovi capri espitori sono i rumeni, cioé gli zingari; faccio i migliori auguri ai miei amici Sinti lombardi, italianissimi e lombardissimi anche se vivono in roulottes, so che sono attrezzati a sopravvivere, in ogni caso non sembra che le cose si stiano mettendo meglio, per loro.
Sarà pur vero che i conti si fanno alla fine, e che alla fine significa che certamente i cattivi (cioé gli altri) moriranno in miseria e col mal i denti mentre i bravi diventeranno ricchi e contenti. Ma se qualcuno, ogni tanto, prova a fare il saldo, magari si rende conto che c'è stato qualcosa di sbagliato, da qualche parte. Perché tutti possono avere delle ragioni, o qualcosa di interessante da raccontare. Anche quelli che rimangono soli o quelli che sicuramente lo rimarranno, perché, certo, "i conti si fanno alla fine" e bla bla.

4 commenti:

donmo ha detto...

"Che mi risulti dalla provincia lombarda non sono venuti dirigenti di rilievo del PCI."

Beh, così su 2 piedi mi vengono in mente Cossutta, Gianni Cervetti a Barbara Pollastrini, che non sono certo figure di secondo piano.

נחום ha detto...

Cossutta e la Pollastrini non mi sembrano venire dalla provincia, per quel che ne so la loro vita politica si è svolta a Milano. Su Cervetti non so bene cosa dire, credo avesse seguito nel Bresciano, quindi in una realtà dove ci sono grandi aziende e non le fabbrichette del leghismo. Grazie per il commento.

Alessandra ha detto...

Concordo. Ricorda molto quello che Gadda diceva dei brianzoli ("gente che emette gutturazioni pleitoceniche") e anche dei milanesi.
Un "s'el custa" riassunto con quella magnifica frase che recita; "A Milano se dichiari che preferisci l'Ariosto alle maniglie d'ottone ti prendono per uno squilibrato".

Uriel ha detto...

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Cossutta, Gianni Cervetti a Barbara Pollastrini, che non sono certo figure di secondo piano.
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Certo che no, sono pagliacci di prima categoria. Noblesse oblige.

Uriel