venerdì, marzo 02, 2007

teoremi

Se fosse esistita una setta di bevitori di sangue ci sarebbe stato sicuramente un cherem da parte di autorevoli rabbini. Siccome il cherem non c'è stato, allora Toaff ha torto. Questa, molto in breve, l'opinione di una fonte autorevole (o quasi) in materia di movimento ebraico di Riforma nell'Ottocento. La trovate, per esteso, qui.
Come ho già detto, non ho letto il controverso libro di Ariel Toaff. Sono perfettamente d'accordo con Anna Foa: la scomparsa dalle librerie lascia un certo senso di amarezza. Ai libri si risponde con i libri. Ma l'argomentazione di cui sopra (chiamiamola Teorema dei Rabbini) lascia davvero interdetti. Non solo perché è ben curioso fare storia con i se. E nemmeno per la sorprendente lacuna sui fatti di Lemberg nel 1848 e dintorni. Queste sono, al limite, faccende professionali. Non depongono proprio benissimo sul profilo culturale dell'Ebraismo progressivo in Italia, ma vabbé.
La questione si fa più complessa quando il Teorema dei Rabbini è enunciato nel sito di una Associazione per l'Ebraismo Progressivo, accompagnato dalla proclamazione che il popolo ebraico avrebbe sempre avuto istituzioni rappresentative della maggioranza.
E viene da chiedere (anzi, da ripetere): Sempre? Il popolo ebraico avrebbe sempre avuto istituzioni in cui anche le donne erano rappresentate? Dico che viene da ripetere perché la domanda era stata posta anche sopra. Ma chi rispondeva (maschio, ndr) ha ignorato e continua ad ignorare la questione della rappresentanza (e dei diritti) di metà del popolo ebraico. Ma cerchiamo di vedere il lato positivo: finalmente sono stati nominati sul predetto sito gli abusi e le violenze che ebrei ultraortodossi e chassidim compiono ai danni delle donne di Gerusalemme.
Ma andiamo avanti. Secondo il Teorema Dei Rabbini, i rabbini avrebbero sempre tenuto alta la guardia contro episodi di violenza. Pazienza se Horowitz racconta altro, in un testo già recensito da prestigiosi intellettuali Reform, ma in Italia, chissà perché, ignorato fino a che non ne ho parlato io. Ci si assicura che se violenza c'è stata, nelle celebrazioni di Purim o altrove, è stata solo reattiva. Reattiva de che? vien da chiedere. Per esempio, nella vicenda di Lemberg/L'vov, ampiamente nota da tempo, -da cui emerge una certa consuetudine degli ortodossi del tempo con l'arsenico- a cosa si voleva reagire ? All'abominevole richiesta liberale di levare la tassazione sulla carne kasher, tassazione di cui beneficiavano, che caso, gli stessi rabbini ortodossi? Ma tant'è: senza leggere né il nuovo libro, né l'altro che è stato scritto sulla vicenda, è già stato deciso che quell'episodio ha riguardato pochi isolati, che volevano far da sé - e soprattutto senza che ne sapessero nulla i rabbini ortodossi.
E così torniamo ai rabbini. Secondo il Teorema dei Rabbini, il rabbino ha, ha sempre avuto, ed è giusto che abbia, il potere, anzi diciamo il dovere, di scomunicare. Scomunicare, nella fattispecie, chi compie atti violenti - o è sospettato di compierli. Cioé, con tanti saluti alla storiografia, il rabbino è principalmente una autorità che ha a che fare con il sacro. Io ho passato gli ultimi mesi a documentarmi sul ruolo del rabbino, perché dovevo affrontare dei colloqui diciamo così di lavoro - e che sono andati molto bene. Posso ovviamente fornire una cospicua bibliografia, perché uno degli esercizi preferiti dei rabbini è spiegare cosa ci stanno a fare, e quelli progressivi, liberali, Reform, ricostruzionisti ecc. sono rabbini come tutti gli altri. Per gli ebrei progressivi il rabbino è essenzialmente un maestro, qualcuno che studia accanto agli altri ebrei (non sopra, perché non abbiamo gerarchie). E siccome l'Ebraismo si insegna con l'esempio, il rabbino costruisce la comunità, provvede che chi si trova ai margini possa ritrovarsi anche al centro della comunità; è, con un brutto anglismo, un facilitatore. Maestro e organizzatore. Non prete, e nemmeno mago; è ovvio che le cose sono diverse nei circoli chassidici - quei signori che non amano avere le donne accanto sugli autobus e nemmeno quando pregano al Kotel. In quegli ambienti si ritiene che i rabbini siano tanto esperti nel sacro da fare, addirittura, i miracoli. Ma questa è un'altra storia.
Il presidente dell'Associazione per l'Ebraismo Progressivo e il Responsabile dei Contenuti del Sito formulano una analisi storica basata sul Teorema dei Rabbini, secondo cui il rabbino maneggia il sacro e sancisce scomuniche. Cioé è un prete, nella sua accezione più autoritaria. E considerano questo teorema una "analisi" del cherem. Ancora più preoccupante: per loro il rabbino è essenzialmente un uomo di potere. Grazie al potere di scomunica dei rabbini si può persino evitare l'antisemitismo, quando dei cristiani eventualmente si infuriano; pè proprio vero: meglio evitare di fare storia con i se, perché porta sempre a dover costruire nuove ipotesi. E' faticoso, insomma.
Ma ancora più faticoso deve essere rimanere dentro l'Ebraismo progressivo quando si è convinti che le istituzioni ebraiche sono sempre state rappresentative della maggioranza, quando tra queste autorevoli istituzioni si includono i Batei Din in cui le donne non hanno diritto di comparire come testimoni (io non mi sento rappresentato da questo genere di istituzioni) e quando si ha una idea gerarchica e clericale del ruolo dei rabbini, conforme al detto Teorema.
Rimanere ebrei progressivi continuando ad omaggiare l'ortodossia è senz'altro faticoso. Ma probabilmente basta avere una certa concezione della storia ebraica "e ragionarci sopra" - evitando, si capisce, certe letture.

P.S. Su ghetton l'usuale profluvio di fango contro i Reform è stato sostituito da commenti entusiasti a proposito della strada che a Lev Chadash si sarebbe intrapresa verso l' "ebraismo corretto". Che caso.

giovedì, marzo 01, 2007

lui non ne sapeva niente

Ora apprendo che c’è stato il tentato omicidio di un rabbino riformato e mi informerò a fondo della vicenda. Ma, dopo tutto, col rabbino riformato l’omicida ortodosso ce la poteva avere perché egli viola, o è accusato di violare, l’Halakhah (Bruno Di Porto, 1 marzo 2007)

Dunque: il presidente della Associazione per l'Ebraismo Progressivo non sa nulla dell'omicidio Kohn. Peccato che di quella vicenda trattino ampiamente tutte le storie dell'Ebraismo progressivo. Chi regala al professore una copia del libro di Stanislawski?
Deliziosa poi la precisazione: "dopo tutto" è pur possibile che Tizio ce l'avesse con Caio in nome della fedeltà alla Halakhà. Certo che è possibile, professore - accidenti: ma non si occupava di Riforma dell'Ebraismo nell'Ottocento? Possibile fino all'avvelenamento di una intera famiglia.

martedì, febbraio 27, 2007

Purim

Si beve, giusto ?

imminente traduzione

E' noto che a nel XIX secolo a Lemberg, l'odierna L'vov, il confronto tra ortodossi e riformatori raggiunse toni accesi. E' nota la vicenda di Abraham Kohn (1807-1848) direttore della locale scuola, uomo dalle inclinazioni moderate (in una lettera spiegò che anche il hasidismo era una riforma) e fondatore di una sinagoga in cui venivano banditi i rituali reputati più superstiziosi (p. es. l'uso di galli alla vigilia di Kippur) e alle donne era permesso non portare la parrucca. Tutto questo, senza abbandonare il legame con il popolo di Israele - la lingua delle tefillot rimaneva l'ebraico.
Poco nota ai lettori italiani è la feroce campagna con cui la fazione più retriva di Lemberg cercò di contrastare l'affermazione di questa versione dell'ebraismo Reform, particolarmente quando, nel 1848 (nella temperie liberale che pervadeva tutto l'Impero Austriaco) Kohn propose di abolire forme di tassazione di cui avevano beneficiato un paio di ricche famiglie ortodosse. Sassate contro le finestre, aggressioni fisiche, accuse di diffondere il germe del colera, fino all'avvelenamento di tutta la famiglia Kohn, operato da un ebreo ortodosso.
Ne parla, diffusamente, un recente libro di Michael Stanislawski, A Murder in Lemberg: Politics, Religion, and Violence in Modern Jewish History, Princeton Univeristy Press, 2007.
La notizia della imminente traduzione in italiano del controverso libro è stata accolta da una autorevole autorità religiosa con la seguente illuminante dichiarazione
"Non è mai esistita nella tradizione ebraica alcuna prescrizione né alcuna consuetudine che consenta l'omicidio. Questo uso liberal è anzi considerato con orrore. E' assolutamente improprio usare delle dichiarazioni estorte sotto tortura secoli fa per costruire tesi storiche tanto originali quanto aberranti. L'unico sangue versato in queste storie è quello di tanti innocenti ebrei ortodossi massacrati per accuse ingiuste e infamanti. Per non parlare di chi realmente morì di colera, dopo i contatti con la famiglia Kohn" (fonte).
A tale autorevole presa di posizione si è aggiunta la voce del professor Berto De Proto con la seguente dichiarazione: "Date le imponderabili aberrazioni della natura umana, non si può tassativamente escludere, come non si può seriamente ipotizzare, che ci possa essere stato qualche caso di omicidio commesso da ebrei ortodossi. Ma avrebbe richiamato l’attenzione di autorevoli rabbini, sdegnati della trasgressione e preoccupati delle conseguenze gravanti sulle comunità ebraiche. Si sarebbe emesso, per fermarlo, un herem, che sarebbe servito a dissociarsi dal crimine, di fronte all’Europa liberale. Correnti o suggestioni oscurantiste, caratterizzate cioé dal rispetto dei precetti di una religione fortemente normativa, non sono mancate nell’Ebraismo, ma sono state combattute dalle autorità ortodosse rappresentative della maggioranza" (fonte).
Le gravissime conseguenze della pubblicazione in italiano del testo di Stanislawski verranno seguite accuratamente da appositi blog. Liberali, ovviamente.

lunedì, febbraio 26, 2007

appartenenze virtuali

Ho trovato ripetitiva e fuori luogo la canea sollevata a mezzo stampa intorno al libro di Ariel Toaff. Ripetitiva perché gli autori delle stroncature, fossero o meno autori degli articoli (azz, quante interviste si sono lette...) in larga parte, appunto, si ripetevano. Tra le segnalazioni che ho incrociato, ho trovato stimolante quella di Gadi Luzzatto Voghera che, dopo aver letto (bravo!) il libro, avanza delle osservazioni interessanti.
Rapidamente. Il veto rabbinico è preoccupante, non ultimo perché viene a rafforzare la convinzione che la storia (e, in ultima analisi, tutta l'esistenza) degli ebrei si giochi solo sulle fonti normative. Libri come quello di Toaff partono da presupposti sacrosanti di cui in Italia si fatica però a rendersi conto. E cioé che la storia degli ebrei non coincide con la storia dell'antisemitismo, non si esaurisce con la resistenza degli ebrei all'antisemitismo, non è una valle di lacrime che porta, dopo la necessaria catastrofe di Auschwitz, alla proclamazione di indipendenza dello Stato di Israele. Anzi, proprio in Israele esiste una intellettualità capace di rileggere in maniera spregiudicata l'intero passato ebraico, di cogliere in maniera storica il formarsi delle pratiche religiose mettendo in luce anche le ibridazioni con il mondo non ebraico.
Toaff evidentemente ci ha provato: con pessimi risultati, dicono. Peccato che lo si dica fuori dal luogo dovuto, ovvero le riviste storiche in cui il libro avrebbe potuto essere smontato e confutato in maniera più approfondita. Sarebbe per esempio stato interessante un confronto con il recente lavoro di Elliott Horowitz, nella cui scia -pare- vuole collocarsi lo stesso Toaff. Il lavoro di Horowitz ha ricevuto mirabolanti recensioni e c'è da augurarsi venga presto tradotto in italiano, arricchendo così la bibliografia su Purim (ho in mente un bel volume di Ioly Zorattini sui Purim locali in Italia).
Intanto c'è chi sostiene che si sia svolta una storia strappalacrime del tipo: il figlio degenere che fa piangere il padre. Devo dire che non trovo molto interessanti le vicende di casa Toaff e nemmeno ci tengo a far credere di essere intimo della famiglia. E anche lo splatter mi interessa poco (cioè: se fossi riuscito a procurarmi il libro in questione...). Quello che non capisco è perché ci sia gente che perde tempo con un libro detestabile e ormai irreperibile e non dedica invece attenzione ad un altro libro, che reputa (probabilmente a ragione) fatto assai meglio: forse perché la famiglia Horowitz è meno interessante della famiglia Toaff?
In altre parole: assumendo che il libro di Toaff sia cacca e quello di Horowitz cioccolato, come è che così tanta gente in rete preferisce pacioccare con gli escrementi? Non certo per interesse verso la storia degli ebrei: è chiaro che il libro di Horowitz è una lettura più interessante - lo attestano le recensioni. Forse il libro di Toaff è più interessante perché se se ne parla male si può far credere ai lettori di essere intimi di casa Toaff (e ostentare pietà filiale) e/o di avere un enorme rispetto per i rabbini ortodossi italiani.

sabato, febbraio 24, 2007

non sono le pasque di sangue

A Londra fervono i preparativi per la settimana del libro ebraico. Si parla molto di un libro sulle "actual anti-Christian practices that became part of the playful, theatrical violence of the Jewish festival". Le fonti sono "historical accounts of Jewish violence-particularly against Christians", come spiega una scheda sul libro in questione.
Qualche ortodosso ha cercato di sollevare una certa canea sulle fonti, che sarebbero tutte edite e sull'inopportunità di illuminare questo aspetti, che perlatro la tradizione ebraica condanna fermamente - e se lo dicono loro...
Sta di fatto che il libro ha ricevuto entusiastiche recensioni, non solo sulla stampa quotidiana, da parte di intellettuali ebrei non ortodossi, come Marc Saperstein, storico di vaglia e attuale rettore del Leo Baek College (Reform) o Daniel Boyarin, raffinato studioso di area masorti.
Alcuni amici mi hanno chiesto se secondo me è una idea opportuna tradurlo in italiano. Io non so cosa rispondere.

Non c'è alcun bisogno di leggere il libro, per rispondere. Basta guardare la copertina. C'è la foto di un haredi che legge la Meghillat Esther con un modellino di AK47 al posto dello yad. Ora, nella storia dell'antisemitismo, le copertine sono una faccenda dannata. C'è poi il serio problema che pone il possibile aggravamento di un pregiudizio esistente. Potremmo essere in presenza del solito nessuno qualsiasi -in questo caso, un professore di Bar Ilan- che vuole fare soldi e carriera.
Magari si potrebbe chiedere una opinione al papà del prof. Horowitz, come fanno gli ebrei veri. In ogni caso, giacché si tratterebbe di una edizione in italiano, c'è da immaginare che sarebbero graditi interventi sulla stampa cattolica.

mercoledì, febbraio 14, 2007

we want mashiach now

Cioé il Rebbe era Dio. Anzi G-d . C'è pure un blog che lo spiega.
C'ha i google ads sulla barra laterale che spiegano a chi rivolgersi per convertirsi all'Ebraismo.
Diceva Marx: la storia si ripete una prima volta come tragedia e una seconda volta come farsa.

martedì, febbraio 13, 2007

vite noiose

Dunque: c'è chi, come me, non ha letto il nuovo libro di Ariel Toaff. E non ha letto nemmeno quelli precedenti, a differenza di me, che ho imparato non poco da Il vino e la carne (Mulino 1989) Per gli storici della mia generazione quelle pagine sul consumo del vino (non vino kasher, vino e basta) tra gli ebrei italiani del Medioevo sono indimenticabili. E Mangiare alla giudia (Mulino 2000), libro che ha meritatamente venduto mica male, spiega magistralmente che l'Ebraismo non è solo un set di proibizioni.
I libri di Ariel Toaff sono la dimostrazione pratica, cioé israeliana, che la storia degli ebrei non è la storia del contributo degli ebrei alla civiltà universale o di una delle tante manifestazioni del Sé ebraico ma, puramente e semplicemente, è la storia di gente che è vissuta, ha fatto figli, ha cercato di fare soldi, ha pregato e, quando gli è andata bene, è morta nel proprio letto. E non era nemmeno consapevole di vivere nel tempo che preparava Auschwitz: non lo sapevano loro, non lo sapevano nemmeno i frati che a Pasqua tiravano maledizioni contro gli ebrei deicidi, per poi magari, negli altri giorni dell'anno, bere un bicchiere assieme ad Abramuccio il banchiere. Per un buon millennio gli ebrei han vissuto in Italia all'ombra di questa schizofrenia - e non grazie alla protezione della Chiesa, che qualcuno va a cercare di nuovo. Sono (siamo) stati capaci di stabilire questo genere di relazioni con i vicini cristiani. Io, personalmente, ne vado fiero. Pretendo persino che le minoranze che si affacciano adesso nella nostra Penisola possano imparare da questa esperienza e non, poniamo, da quella degli ebrei lituani o polacchi.
Anche prima di Ariel Toaff si è fatta storia degli ebrei, ed in maniera eccellente. Ma con Ariel Toaff la storia degli ebrei italiani è diventata storia sociale. Storia non di personaggi e di persecuzioni (in altri casi si direbbe: di personaggi e di battaglie), ma storia di persone inserite in un proprio tempo e con una propria mentalità. Ebrei ed ebree in carne ed ossa, non epifenomeni dell'Ebreo eterno. Ovviamente, è possibile anche per Ariel Toaff scrivere delle fesserie. Non lo so, non mi pronuncio; il libro, proprio come Mangiare alla giudia prima edizione, non si trova. Trovo però piuttosto divertente il tentativo di stroncare un libro senza neanche averlo letto, e con frasi come questa:
"Quale storico può pensare di scrivere un libro di quattrocento pagine sul fatto che alcune streghe erano streghe davvero, o che la tal strega aveva commesso tal crimine?"
Sta di fatto che adesso sappiamo che le streghe erano streghe. Che il loro crimine era il "maleficio", vale a dire una maledizione lanciata contro qualcuno, e che se quel qualcuno moriva (e succedeva con una certa frequenza, viste le condizioni igieniche ed altro) l'inquisitore, e spesso non solo l'inquisitore, era convinto che fosse stata la strega ad ucciderlo, con la forza delle sue parole. E ne era convinta anche la strega, e per questo negava di aver maledetto qualcuno. E sì, negava anche sotto tortura. Non è detto che sotto tortura si dicano solo cose false: questo pure tocca ripetere.
Tutte queste cose le sappiamo perché ci si sono scritti dei libri, anche di più di quattrocento pagine. Libri che rendono piuttosto problematico continuare a sostenere che gli inquisitori, presi da furore maschilista, si erano inventati tutto. Il furore maschilista, beninteso c'era. Ma c'era anche un mondo popolare molto complesso, sicuramente più complesso di come se lo immaginavano gli inquisitori. E il crimine dell'inquisizione sta nel semplificare, classificare, (im)porre un ordine in questo mondo che noi adesso proviamo a decifrare. A volte con eccellenti risultati, come ne I benandanti di Carlo Ginzburg (Einaudi 1966), uno dei tanti libri che spiega cosa trovarono gli inquisitori. E come. Libri che dovrebbero essere entrati nella conoscenza comune, come il bellissimo Storia notturna (Einaudi 1989), sempre di Ginzburg, perché aiutano a comprendere non solo cosa ci siamo lasciati alle spalle ma anche il come. Quali elementi della nostra cultura sono, appunti culturali, mentre l'ideologia corrente ce li fa ritenere naturali: tipo la famiglia fondata sul matrimonio, per intenderci - costruzione ideologica (e storica) quant'altre mai. O l'amore per l'infanzia: qui tutti sembrano aver dimenticato che all'epoca del presunto massacro di Simonino i bambini morivano con una certa facilità. Che, come scrive Toaff ne Il vino e la carne, il sangue scorreva per le strade ed era del tutto normale che un bimbetto di sette anni facesse il macellaio. A noi, adesso, il massacro di un bambino fa orrore. Ma è la storia della nostra cultura che ci detta quell'orrore. Non la natura umana. A cosa servirebbe lo studio della storia, se non a misurarsi con la complessità di epoche, spazi, quadri mentali lontani dal nostro?
Invece no. Scopro, con una certa amarezza, che c'è ancora chi è affezionato alla divisione del campo in buoni (di solito: buonE) e cattivi. E indovina in quale campo devono essere collocati gli ebrei - anzi la manifestazione concreta, in una data circostanza storia, della Idea immutabile dell'Ebreo sofferente e sempre innocente. Certezze che possono sembrare invidiabili ma che rendono la vita così prevedibile, da diventare noiosa. Persino più noiosa di un libro di storia.

il blog del ponghedino

Nelle parlate ebraiche dell'Italia settentrionale il ponghedino (pund'ghen, pongheden) è l'equivalente dello sfigato e del provinciale, quello che resta chiuso fuori dalla porta quando c'è da combinare un affare.
Scopro che un blog ebraico liberale sta collezionando tutti gli articoli che i quotidiani hanno pubblicato contro il nuovo libro di Ariel Toaff. Ma non se ne sente affatto il bisogno, dal momento che ci sta pensando Morasha, con una veste grafica accattivante.
Orthodox does it better, isn't it ?

giovedì, febbraio 08, 2007

dove è la notizia ?

Se non ho capito male, abbiamo qui un gruppo di rispettabili signori, che di mestiere non fanno gli storici, che pretendono di dettare a un autorevole storico l'elenco degli argomenti che si possono indagare. E un cittadino israeliano che, in quanto israeliano, se ne strasbatte di quel che dicono i goim quando si viene a sapere che l'autore di un crimine efferato è ebreo. Dove è la notizia ?
Qui, inoltre, c'è una tizia, che ha un blog dove parla di femminismo, la quale spiega che nessuno storico oserebbe scrivere un libro di quattrocento pagine per dire che le streghe commettevano crimini. Accidenti: si prevede di dare il via alle reprimende contro Carlo Ginzburg o Oscar Di Simplicio ?
E c'è un tizio che, oltre ad inca**arsi con la totalità degli storici dell'ebraismo italiano, che non si peritano di usare il termine fondamentalista (un lungo elenco, temo: inizia con Bonfil e finisce con Zevi) ritiene che nessun fondamentalista ebreo potrebbe prescrivere di rovesciare i precetti. Evidentemente il frankismo era un movimento progressivo. In sintesi: la gente legge poco i libri di storia, ma ama parlarne male. Pure gli ebrei. Ripeto: dove è la notizia ?

martedì, febbraio 06, 2007

ragioni per essere sionisti

I would force the Orthodox to once again memorize the mitzvot between man and G-d. “You shall not take the Name of Hashem, your God, in vain” is an appropriate reminder to those who transform the God of the Jews into a politician of bypass roads in the West Bank, and “You shall not make for yourself a graven image or any picture” is an appropriate rebuke to the whole strange culture of amulets, blessings, and red strings that is now so widespread in our region.

Tratto da questo bellissimo articolo di Yair Lapid; che racconta, tra l'altro, come, dove e quando suo padre è diventato sionista.

My father hid behind a small public lavatory, painted green. His mother stood behind him, pushed him into the lavatory, and said to him, “Act like you’re going to the bathroom.” He did as he was told, and the column continued on without them.
Six hours later, the entire column was dead – except for my father and my grandmother. They stood in the street, free, without the yellow patch, because my father had removed it from his clothes. And they could go anywhere.
There were thousands of uninhabited miles in the American Midwest; the Australian Bush was emptier than the Budapest ghetto; London was free; Paris was about to be liberated; and Mussolini had already been hanged in Italy. But my 13-year-old father had nowhere to go. [...]
Many years later, I went to Budapest with my father. We walked down the street together, and then he stopped and began to cry. He pointed to a small public lavatory, painted green, and started talking. “This is the place where I was saved,” he explained. “This is the place where in essence you were born. This is the place where my Zionism was born. Because it was here that I realized that I need to have a place to go to.”

lunedì, febbraio 05, 2007

vengo anch'io, no tu no



PERSONAGGI ED INTERPRETI

-Il Numero Uno del Gruppo TNT nella parte di sé stesso
-La paperotta nel ruolo di Popeye
-Il pavone nel ruolo del presidente
-Il presidente che prova a fare il pavone
-Pochi paperi


TRAMA - Popeye è una paperotta dai robusti bicipiti, laureata all'Università Cattolica convinta di essere perseguitata da un tale con il pizzetto, che secondo lei è Brutus. Il Numero Uno decreta la rivoluzione permanente nel corso di una assemblea che si conclude con il sacrificio di un papero con le frange. Un pavone osserva da lontano, molto, molto preoccupato. Come finirà ? La storia appassionante di come la banda del buco cercò di trasformarsi in una comunità. Ebraica, per chi ci crede.



Peccato che la trama inizi proprio quando gli attori più affascinanti hanno già lasciato lo stagno. In questo film niente scene di sesso, quindi, per scelta. Scelta altrui, voglio dire.

strana la vita

Per una serie di strane e tristi ragioni mi trovo a passare delle ore con persone anziane e ammalate. Molto ammalate. Visito, cioé, un normale, e piccolo, ospedale pubblico italiano, né buono né cattivo. No, non voglio parlare della sanità pubblica. Per quel che ci capisco io, in questo ospedale cercano di ritardare il più possibile il doloroso momento. E ci riescono. Ma io non voglio nemmeno parlare del caso Welby. Voglio dire qualcosa sulla vita, sulla morte e sulla storia di questo ultimo secolo. Il secolo che si è aperto con il genocidio degli armeni.
Un mio compagno di scuola media era armeno. Scuole pubbliche - ma, ripeto, non voglio parlare della scuola pubblica italiana, la meravigliosa occasione formativa di venire in contatto con coetanei di diversa formazione e provenienza. Dal mio compagno (ahò so' armeno armeno na canna ce la famo) ho imparato che gli armeni non sono cattolici e se lo sono lo sono a modo loro, che gli armeni hanno il cognome che finisce per -ian, che vuol dire figlio di e che suo nonno si era salvato perché era rimasto vivo sotto un mucchio di cadaveri e quei soldati turchi (nota: non i turchi; nemmeno: i soldati turchi; quei soldati turchi) "non avevano controllato".
Poi lui era uscito da quel mucchio di cadaveri e si era trovato su una nave e poi si era trovato in Francia. Ho imparato che in Italia, come in Francia, come in Turchia, come in Armenia, un armeno è un armeno. Oltre ad essere, se del caso, italiano, turco o francese come Charles Aznavour. Che si chiama Varinag Aznavourijan, perché gli armeni hanno il cognome chie finisce per -ian e che ogni tanto se lo tagliano. Come gli ebrei quando vanno in America. Tanto per chiarire, io ho appreso dell'esistenza di Charles Aznavour da questa trasmissione televisiva. Quando avevo tredici anni ascoltavo i Deep Purple e i Bee Gees, mica Aznavour. Insomma, dal mio compagno armeno, che portava traccia della vita del nonno in un difetto che adesso si sarebbe definito dislessia, ho appreso che Diaspora è una parola che non riguarda solo gli ebrei.
Sono sovranamente indifferente ai tentativi di paragonare la Shoah con l'eccidio degli armeni (uno dei passatempi favoriti dagli antisemiti) fin da quando avevo tredici anni. Età nella quale ho imparato anche a rollare. Ma la Shoah c'è stata.
C'è stata quando erano giovani i signori che se ne stanno andando e che popolano la camera dell'ospedale dove mi capita di passare delle ore. I parenti si incrociano. Raccontano. Le donne sorridono. Siamo in ospedale, c'è qualcuno che se ne sta andando e qualcuno che sorride. Deve essere un modo di farsi coraggio tipico delle donne. La città, dovete sapere, è piccola. I nonni si conoscevano. Si conoscevano non nel senso che si frequentavano, ma sapevano chi erano. Proprio negli anni della Shoah, voglio dire. Uno era nella città, anzi nei paraggi. Gli altri no.
Uno finì in Australia. Nel senso che ce lo portarono gli inglesi; e tornò in Italia "dopo sei anni". Credo voglia dire sei anni dopo l'armistizio firmato da Badoglio. E un altro era al Nord perché era un repubblichino. Ah: e il terzo, quello che si muoveva nei paraggi della città era, avete indovinato, un partigiano comunista. Che sapeva che un altro, quello che non c'è più, si era sposato. Si sta parlando di una conoscenza comune, nel senso che era rimasto parente di uno dei parenti che si muovono in questa stanza d'ospedale che sembra il set di un film neorealista.
Ora qualcuno si chiederà se qualcuno dei tre ha fatto politica, dopo la guerra che li ha visti su fronti diversi e contrapposti. Se per fare politica si intende militare in un partito, la risposta è no; nessuno dei tre ha mai avuto una tessera; nemmeno dell'ANPI, nemmeno della Associazione Combattenti e Reduci. Se si intende votare per il partito che veniva, a torto a ragione, considerato erede della parte politica che si era finito per scegliere negli anni della guerra, allora la risposta è sì. Si potrebbe aggiungere che i tre anziani signori non hanno condiviso la lettura dello stesso quotidiano. Dopo la guerra che hanno combattuto si sono sposati, hanno fatto dei figli e hanno dei nipoti. Tra i nipoti c'è anche chi si è sposato. Hanno la fortuna di avere sempre qualcuno accanto ai loro letti. Una volta un tizio che conosco ha cercato di mettere in piedi una associazione di volontariato per accompagnare la gente negli ospedali. Diceva che a Milano non ci sono famiglie sufficientemente allargate e solide. Invece in questa città piccola ci sono.
Ovviamente questo secolo di guerre ne ha regalate altre, dopo quella che per questi signori è la guerra per definizione. Una di queste guerre è scoppiata, come tuttti sanno, questa estate. Probabilmente le guerre che vediamo noi sono molto più crudeli con la natura, con gli alberi, di quanto lo sia stata quella che ha diviso questi anziani signori che stanno lasciando questo mondo con la stessa dignità con cui hanno vissuto. E dopo le guerre occorre piantare degli alberi. Piantare tanti alberi. Con quello che si dice sul clima, un'altra guerra di cui non si sapeva si doveva combattere.
Facciamo che non vi dico chi dei tre (un ex repubblichino, un ex partigiano comunista, un ex internato militare) ha deciso di donare dei soldi al KKL. Fatelo anche voi, per rispetto per la parte d'Italia e di umanità con cui condividete di più. La vostra donazione si sommerà alla sua. E buon Tu bi'Shvat a tutti. Che sia capodanno di un secolo migliore.


assimilazioni

Se esiste una pietra angolare dell'ideologia fascista, questa è la contrapposizione tra comunità e società. La comunità è calda, la società è fredda. La comunità è il luogo delle persone, la società il luogo degli individui. La comunità è il regno della qualità, la società è il dominio della quantità. Nella comunità le persone hanno radici e legami, nella società gli individui sono soli. La comunità è il luogo dell'essere, la società il dominio dell'avere. La comunità è naturale, la società è artificiale. La comunità è origine, passato. La società è assenza di storia e di radici. La attuale società si è potuta affermare, con gli strumenti (va da sé) del dominio e della violenza, soppiantando le comunità calde e protettive e (va da sé) umili povere e indifese. E siccome il nemico dei fascisti resta sempre la Perfida Albione, la società rappresenta il trionfo del liberismo, ovvero dell'imperialismo britannico e americano.
Pochi mesi fa, come è noto, un gruppo di integralisti ebrei si sono presentati al convegno negazionista di Teheran. E la blog-palla antimperialista è andata in sollucchero: ecco i rabbini pacifisti, gli ebrei autentici, quelli vicini all'ebraismo delle origini e lontani dalla barbarie sionista-imperialista - che, ovviamente, li perseguita. E' paccottiglia antisemita come se ne vede molta - e dai risvolti psicanalitici fin troppo evidenti. I Neturei Karta proclamano di vivere un ebraismo fatto di divieti, che vieta addirittura l'autodifesa, e pertanto piacciono moltissimo a chi detesta gli ebrei, perché vi vede l'origine di tutti i divieti, le censure e le proibizioni. In una parola: perché identifica gli ebrei con il Potere (siamo o non siamo la religione della Legge contrapposta a quella dell'Amore?).
Se i Neture Karta piacciono molto agli antisemiti, a molti altri piacciono molto i haredim, gli integralisti ebrei. Non mi riferisco solo ai Chabad. Personalmente io apprezzo molto le loro opere di bene. Avvicinano all'Ebraismo gente che ne è finita lontana, svolgono un ammirevole opera di assistenza... Il problema per me è la concezione della storia ebraica che tutti gli haredim condividono. Secondo loro alle spalle di ogni ebreo c'è, giusto due o tre generazioni prima, una famiglia che era uscita dal ghetto ma continuava ad osservare tutto il sistema di mitzwot, la rete di divieti che regolava ogni aspetto della vita dell'ebreo osservante. Il compito di una comunità ebraica è supportare quegli ebrei che desiderano tornare allo stile di vita ebraico originario. E gli haredim, Chabad per primi, lo fanno in maniera eccellente.
Ma le cose non sono diverse tra gli ortodossi, perlomeno in quelle comunità strutturate secondo il modelllo dei cerchi concentrici. In questo modello al centro c'è un nucleo che osserva tutte le mitzwot, e che coincide, guarda caso, con il rabbino e altri addetti al culto o all'insegnamento. Immediatamente attorno a questo nucleo c'è la cerchio di chi frequenta la sinagoga e non osserva tutte le mitzwot. E poi la cerchia ancora più esterna di chi osserva niente o quasi niente, ma paga le quote di iscrizione, vale a dire lo stipendio del rabbino. Et voilà, abbiamo inventato il clero ebraico, che vive delle offerte dei fedeli e che, di fatto, fa da intermediario tra i fedeli e il Sacro. Né più né meno come il clero cattolico.
Chabad hanno le loro ragioni, e una buona dose di risorse, per proporre a tutti gli ebrei la pratica delle mitzwot. Gli ortodossi no, almeno in Italia. Ma in comune le due correnti hanno questa raffigurazione immaginaria di uno stile di vita autenticamente ebraico -uno ed uno solo- accaduto da qualche parte nel passato -inutile chiedere date- il quale rischia di andare perduto in seguito all'Emancipazione ma si può salvare con gli stessi strumenti con cui si salva ogni Tradizione.
Tutti dovremmo sapere che la Torà inizia con la lettera Bet perché ispirarsi a quello che sta prima, come a quello che sta sopra o a quello che sta sotto, può a volte essere una buona idea ma in ambito ebraico va maneggiata con cura. E magari nei prossimi giorni tornerò sulle trappole in cui cade chi coltiva questa fantasia di un tempo in cui gli ebrei erano tutti pietà, devozione ed osservanza. Per ora notiamo che Chabad, ortodossi ed antisemiti condividono la stessa nostalgia e, probabilmente, anche i sentimenti di ammirazione, per degli ebrei che piace immaginare incontaminati e, guardacaso, sconfitti. E se non è assimilazione questa...


mercoledì, gennaio 31, 2007

first we take Manhattan

glad to be. in progress

Ed ecco i risultati di un sondaggio tra rabbini, hazanim, consiglieri nelle sinagoghe e altre figure pubbliche del movimento Masorti. Più del 60% sono a favore dell'ordinazione di rabbini gay o lesbiche. Il tipico supporter dei diritti dei gay è una giovane donna americana che va orgogliosa del principio della trasmissione matrilineare di status ebraico - cui i Masorti in Europa non hanno intenzione di rinunciare. A proposito: qualcuno avvisi i frammenti della fu-più grande congregazione italiana, che qualora diventassero conservative metà dei soci dovrebbero ... convertirsi all'Ebraismo (vabbé, non sono rimasti poi in tanti...).
Che è a dire che la possibilità di rabbino gay Masorti mette a disagio gli uomini di età superiore ai 25 anni e residenti fuori dagli USA. Per esempio, in Israele. Einat Ramon, la prima israeliana a diventare rabbina è convinta che l'omosessualità è una scelta, che la "famiglia tradizionale" sia in pericolo e che i gay hanno distrutto il movimento ricostruzionista. Come direttrice del seminario rabbinico Masorti in Israele, non permetterà mai e poi mai che un gay possa diventare rabbino. David Golinkin, altro autorevole israeliano Masorti ha dichiarato che ci sono certe sofferenze che la Halakhà non consente di alleviare.Nei prossimi giorni si dovrebbe sapere in quali scuole Masorti sono ammessi studenti gay. Ho l'impressione che non sarà più obbligatorio per gli studenti rabbini passare un anno in Israele. Ma alcuni potrebbero chiederlo...
Tutto questo mentre la Suprema Corte ha obbligato lo Stato di Israele a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Giusto per capire dove va il popolo ebraico.


martedì, gennaio 30, 2007

Bellow, Singer, Malamud, Ozick, eccetera

Il blog di Commentary, rivista ebraica newyorkese, mette gratis a disposizione ogni settimana grandi pezzi di letteratura ebraica. Nella sezione Weekend reading .
Ho trovato la notizia su Camillo, il blog di Christian Rocca, giornalista de Il Foglio. A proposito di destra, sinistra, ebrei, neocon ecc. ecc.

lunedì, gennaio 29, 2007

campo della...?

Questo appello è interessante, anche se contiene alcuni passaggi poco comprensibili. Per esempio: come si fa ad essere sicuri che non vi sia alcun "rapporto effettivo" tra le minacce del presidente iraniano Ahmadinejad, e le "possibilità reali del loro avverarsi"?
In ogni caso, non credo che lo firmerò, anche se contiene molti punti condivisibili, p. es. la necessità del pluralismo. Il problema in cui si dibatte la sinistra ebraica italiana è appunto l'accezione in cui intendere questo valore fondamentale della tradizione ebraica. Allo stato attuale delle cose non c'è spazio per noi ebrei progressivi all'interno delle strutture "concordatarie" (cioè: l'UCEI e le Comunità) che regolano la vita dell'ebraismo italiano, sulla base di un concordato di epoca fascista che ha ben poco di pluralista.
Di fronte a queste elementare battaglia, la sinistra ebraica italiana è sempre stata sorda. Questo significa, per noi progressivi, impossibilità di accedere alle fonti di finanziamento cui accedono gli ortodossi e una serie di problemi di natura "pratica" (case di riposo, cimiteri...) che affliggono, oltre a noi, anche coloro che hanno contratto un matrimonio "misto". Paradossalmente a Milano abbiamo ricevuto più attenzione dalla "destra", opportunisticamente interessata alla libertà individuale, che dalla "sinistra" - la quale mostra un disperato bisogno di ortodossia e una soprendente ignoranza di cosa si muove in Israele, adesso, proprio a proposito di pluralismo e diritti di cittadinanza.
In questo appello "pluralismo e pensiero critico" significano solo una cosa: solidarietà a Massimo D'Alema, dopo il boicottaggio (con tanto di sit-in) proclamato nella Comunità ebraica di Roma in una occasione in cui il Ministro ha dato poco elegantemente forfait.
In breve, una questione in cui non mi interessa entrare.


Courtesy of Israelshop

domenica, gennaio 28, 2007

ah vabbé

sono italiano

Your Inner European is Italian!

Passionate and colorful.
You show the world what culture really is.
Who's Your Inner European?




e, cacchio, sto bene a Milano. Come è che non me ne sono mai accorto ?

You Belong in Milan

Stylish and sophisticated, you want to enjoy a truly European life - away from tourists!
Milan fits you perfectly. Great shopping, high quality food, lots of culture... with very little hype.

sabato, gennaio 27, 2007

b. a. A. dayan emet

è mancato Emanuele Luzzati z.l.


giovedì, gennaio 25, 2007

pretty fly for a rabbi



Vern zol fun dir a blintsa
(How ya doin', Bernie?) Oy vey, oy vey!
And all the goyim say I'm pretty fly for a rabbi
Meccha leccha hi, meccha hiney hiney ho
Our temple's had a fair share of rabbis in the past
But most of 'em were nudniks and none of 'em would last
But our new guy's real kosher, I think he'll do the trick
I tell ya, he's to die for - he really knows his shtick
So how's by you? Have you seen this Jew?
Reads the Torah, does his own accounting too
Working' like a dog at the synagogue
He's there all day, he's there all day
Just say "Vay is mir!" and he'll kick into gear
He'll bring you lots of cheer and maybe bagels with some shmeer
Just grab your yarmulka and
Hey! Hey! Do that Hebrew thing!
(How ya doin', Bernie?) Oy vey, oy vey!
And all the goyim say I'm pretty fly for a rabbi
He shops at discount stores, not just any will suffice
He has to find a bargain 'cause he won't pay retail price
He never acts meshugga and he's hardly a schlemiel
But if you wanna haggle, oy, he'll make you such a deal!
People used to scoff, now they say "Mazel tov!"
He's such a macher 'cause he worked his tuchis off
Yeah, he keeps his cool and teaches shul
What's not to like? What's not to like?
Oh High Holy Days, you know he prays and prays
And he never eats pastrami on white break with mayonnaise
Put on your yarmulka and
Hey! Hey! Do that Hebrew thing!
When he's doing a Bar Mitzvah, now that you shouldn't miss
He'll always shlep on down for a wedding or a briss
They say he's got a lot of chutzpah, he's really quite hhhhhip
The parnets pay the moyl and he gets to keep the tip!
(How ya doin', Bernie?) Oy vey, oy vey!
Meccha leccha hi, meccha meccha cholly ho
He's doin' well, I gotta kvell
The yentas love him, even shicksas think he's swell
Show up at his home, he says, "Shalom!"
And "Have some cake-You want some cake?"
Yeah he calls the shots, we really love him lots
Oy gevalt, I'm so ferklempt that I could plotz!
So grab your yarmulka
The one you got for Chanukah
Let's put on our yarmulkas and
Hey! Hey! Do that Hebrew thing !

Un avviso per i lettori goim: questa non è satira, è sociologia.

si fa ma non si dice



e soprattutto non se ne parla. Di religioni non cattoliche, voglio dire.

si stava esagerando

Il Consiglio dei Ministri del Governo Bonomi discusse il 4 aprile 1945 le disposizioni per la reintegrazione dei cittadini colpiti dai provvedimenti razziali. Discutendo il caso di una azienda i cui proprietari erano ebrei e chiedevano di ritornarne in possesso, Antonio Pesenti, ministro delle finanze, sbottò: "ormai si sta esagerando con i provvedimenti a favore degli ebrei" (verbali del Consiglio dei Ministri, IV Governo Bonomi, 12-dicembre 1944-21 giugno 1945, Roma 1995, p. 530). Ripeto, siamo nell'aprile 1945.
Contrariamente ad alcuni amici (e conoscenti) incontrati su Usenet, a me corre un certo brivido lungo la schiena quando leggo che un ministro italiano nel 1945 ritiene che si stia "esagerando con le previdenze a favore degli ebrei". Pure se questo ministro è comunista e, per questo, sicuramente antifascista - secondo Paolo Spriano, il nome di Pesenti "noto a tutto l'antifascismo italiano come uno dei più simbolici" (P. S., Storia del Partito comunista italiano, vol. 7, Einaudi, Torino, 1975, pag. 149).
Ma ciò che raggela di più il silenzio in proposito di chi ritiene che a parlare di queste pagine poco gloriose della sinistra ci si "auto-umilia". Nientemeno.

Buchenwald, 24 aprile 1945

Dimenticavo: buona giornata della memoria a tutti.

mercoledì, gennaio 24, 2007

dicono di noi - bis


"Con dolorosa meraviglia a me è accaduto di notare di recente in uomini di molta levatura di un popolo atrocemente perseguitato e a cui favore e protezione si è schierata tutta la maggiore e migliore parte degli altri popoli della terra, non già solo la riluttanzaa vincere il loro millenario separatismo, stimolo alle deplorevoli persecuzioni, ma il proposito di rinsaldarlo, rinsaldando l'idea messianica, e contrapponendosi a tutti gli altri popoli: proposito al quale si accompagna una sorta di sentimento tragico, come di popolo destinato a fare olocausto di sé stesso".
Sembrano i deliri contro la lobby neocon e il perverso impiego della Kabbalah in politica ad opera dei malvagi allievi del tenebroso Leo Strauss. Invece è Benedetto Croce (in Nuove pagine sparse, Bari 1966, pp. 345-346) che scrive a proposito del sionismo.
Da cui apprendiamo fino a che livello l'intolleranza verso gli ebrei sia (stata) pervasiva nella cultura italiana, fino ai suoi massimi - e antifascisti- esponenti. Possiamo chiamarlo antisemitismo ?
E buona giornata della memoria a tutti.

martedì, gennaio 23, 2007

these are the days of miracle and wonder

Paul Simon - The boy in the bubble - 1986

mercoledì, gennaio 17, 2007

parliamo di sesso

In Pastorale americana, bellissimo romanzo di Philip Roth, il protagonista ebreo deve sposare una ragazza irlandese. Viene il momento in cui bisogna incontrare i genitori. Così Mary Dawn Dwyer si trova a essere interrogata dal signor Levov, che fa cadere la conversazione sui genitori di lei:

-Anche suo padre è così ?
-Così come ?
-Devoto.
-Sì. Sì, certo. Andare in chiesa lo fa sentire un brav’uomo. Uno che sta facendo il suo dovere. Mio padre è molto convenzionale in termini di moralità (…) Secondo lui, la Chiesa è una cosa grande e potente che ti fa fare quello che è giusto. Si preoccupa molto di quello che è giusto e di quello che non è giusto e del castigo per chi si comporta male e dei divieti che riguardano il sesso.
-In questo potrei essere d’accordo.
-Lo immaginavo. Stringi stringi, lei non è poi tanto diverso da mio padre.

Solo mezzo secolo orsono la religione distingueva quello che è giusto da quello che non è giusto e comprendeva un insieme di divieti molto importanti, che riguardano il sesso. Non so nel frattempo sia intervenuta una qualche rivoluzione antropologica. Però non sono più molti i cattolici che chiedono alla loro religione cosa è permesso e cosa è proibito. E sono in pochi anche gli ebrei, come attesta il fenomeno TD (tefillin dates), i ragazzi che escono la prima sera portandosi i tefillin. Probabilmente passeranno la notte assieme a lei (o lui), e vogliono essere pronti per dire tefillah al mattino.
Un paio di sociologi hanno deciso di capirci meglio in questa questione tramite una ricerca ed ecco qua il questionario sulla "Observance of Family Purity amongst Single and Married Jews". Cercano di capire cosa sta succedendo e soprattutto perché. Per aiutarli, partecipando alla ricerca, occorre essere ebrei (di qualsiasi denominazione), maggiorenni e capire l’inglese.

[grazie a Jewschool – che brontola perché non si riconosce in nessuna denominazione]

domenica, gennaio 14, 2007

fervor de Buenos Aires



sabato, gennaio 13, 2007

Jewschool

L'Ebraismo è una tradizione rivoluzionaria. Secondo quelli di Jewschool, passato un certo numero di decenni la tradizione si sclerotizza ed è dovere delle nuove generazioni riappropriarsene, per rimetterla in moto. Con più di 30 autori e 50.000 lettori al mese, Jewschool è un buon modo per tenersi informati su ciò di cui si discute nel mondo ebraico americano, su quel che succede là o in Israele. C'è un forte accento sui temi della giustizia sociale, o Tikkun Olam che -se ne è accorto anche l'Economist- definisce l'identità ebraica in maniera sempre più decisiva. L'editor è Daniel Sieradski, detto "Mobius": secondo quelli del B'nai Brith è a capo di un gruppo di iconoclasti e in tanti diciamo che è cosa buona. Tov.

meno uno

La JTA informa che la Comunità ebraica ortodossa di Vienna ha pronunciato cherem contro Moishe Arye Friedman, il cittadino americano che ha partecipato al noto convegno di Teheran, dove ha dichiarato che è legittimo sollevare dubbi sulla Shoah e si è guadagnato una querela da associazioni di partigiani europei. Già in passato Friedman aveva cercato di appropriarsi degli arredi sacri di una sinagoga, che appartengono invece alla Comunità ebraica ortodossa di Vienna. Pur non essendo mai stato nominato rabbino, Friedman si presenta come rabbino capo della (inesistente) "Comunità ebraica di Vienna". Ai suoi fans, anche italiani, piace questa storiella, che permette di etichettare tutti gli altri ebrei come "Comunità sionista" - ma dove abbiamo già visto questo genere di distinzioni tra ebraismo e sionismo ?
Friedman non appartiene al gruppo dei Neture Karta ma, proprio come loro, infrange lo Shabbat per partecipare alle manifestazioni contro Israele. Lo si è visto omaggiare Arafat a Parigi. Tra le sue frequentazioni si segnalano i camerati italiani del campo antimperialista, che gongolano contenti di aver trovato un "ebreo vero", di quelli che accettano le persecuzioni senza reagire; estremisti di destra austriaci legati ad Joerg Haider, tra cui l'avvocato che ha difeso un sacerdote che diffondeva la leggenda dell'omicidio rituale e un parlamentare che ha espresso dubbi sulla realtà dello sterminio nazista.
Nel frattempo la petizione che chiedeva cherem contro i Neture Karta ha superato il migliaio di adesioni.

giovedì, gennaio 11, 2007

quando i mulini erano bianchi

"Gli arabi anche se di condizione servile, vanno sempre a cavallo mentre gli ebrei, anche se ministri, vanno a piedi come gli schiavi. Gli ebrei non sono autorizzati a cavalcare se non quando viaggiano da una città a un'altra. Possono perciò montare a cavallo quando escono di città e smontano quando vi entrano."

"Il sabato un drappello di guardie arabe del sultano si riversarono in sinagoga come un'orda devastatrice, portandosi via colla forza tutti gli artigiani e tutti i facchini, nel mezzo di un gran tumulto, per impiegarli al servizio del re nei loro mestieri. Altrettanto fecero con le donne, esperte tappezziere e ricamatrici. costringendole a lavorare gratuitamente. Gli aguzzini li incalzavano a furia di bastonate, di sassi o di pugni, afferrandoli per il vestito al petto e trascinandoli senza pietà. Guai a chi avesse pensato di fuggire! Gli ebrei che avevano ancora sulle labbra le benedizioni della Torah ed erano immersi nella preghiera, lasciarono la Torah e i suoi comandamenti e come un gregge condotto al mattatoio, si misero a un duro lavoro sino a notte fonda. Persino mentre fuggivano dall'Egitto gli ebrei non subirono tali sopraffazioni ! Oh Dio come puoi restare indifferente di fronte a un simile trattamento? Queste occorrenze si ripetono in ogni città e in ogni distretto del Marocco."

Samuele Romanelli, ebreo mantovano, visse in Marocco tra 1786 e 1790. I seguaci di quell'uomo di pessime compagnie noto con il nome di Edward Said, possono astenersi dal loro -ismo preferito. Il diario di viaggio di Romanelli, da cui sono tratte queste citazioni (pag 120 e 142), che descrivono piuttosto bene le condizioni degli ebrei nel Marocco del Settecento, non è un documento orientalista - qualunque cosa significhi questa espressione. Romanelli non era un turista e nemmeno un colono.

Sinagoga di Tangeri, primi del Novecento

Fu traduttore, predicatore, maestro e addetto d'affari, sempre ben inserito presso la corte e presso le comunità ebraiche locali. Era, certo, un illuminista, ben in contatto con gli ambienti della Haskalah, l'Illuminismo antenato dei Reform, e nutriva una fede commovente nella dignità umana e nella libertà di pensiero, venata di un senso dell'ironia molto ebraico. Vedi, per esempio, a pagina 104:

"I mussulmani non amano lanciarsi in discussioni di carattere religioso, ne fra di loro ne con lo straniero, per non rischiare di essere sconfitti e umiliali riguardo alle loro credenze. Non incitano nessuno a convenirsi alla loro religione, ma basta che un infedele pronunci queste parole, anche solo per scherzo o per sbaglio Sidi Muhammad rasul Allah, cioe Il signore Mohamed e un profeta di Dio per essere costretto, senza altre alternative, o ad abbracciare l'Islam o a essere buttato sul rogo, in quanto reputano che chiunque pronunci questa formula è come se fosse stato ispirato dal ciclo. È quindi impossibile ritrattarsi. Forse i mussulmani hanno imparato questo modo di fare dai cattolici. Ma mentre i cristiani, che cercano di sedurre i miscredenti con ogni sorta di ricompense, sono facilmente messi a ridicolo, i mussulmani usano la loro potenza per proibire a tutti di pronunciare il nome del loro profeta invano. Entrambi sono comunque d'accordo nel deviare dalla via del senno, poiché una vera religione non ha bisogno ne di sedurre ne di ricorrere alla violenza. Solo l'intelligenza e il cuore devono essere sovrani nella scelta e nel discernimento."

Probabilmente Romanelli era un sionista intenzionato a rovinare la secolare e pacifica convivenza tra ebrei ed arabi. Ecco qua cosa scrive, a pagina 120:

"Di grazia, tu profeta, vai dagli ebrei europei, governati da monarchi giusti, e proclama loro: Abbiate cura della felicità delle città, dove vi feci emigrare, e pregate il Signore in loro favore, perocché la loro felicità produrrà la vostra. Agli ebrei del Marocco però grida: Alzatevi, uscite di questo paese!".

Lo Stato di Israele sarebbe sorto solo un secolo e mezzo dopo, ma il seme del malvagio Occidente era già stato piantato. I mulini bianchi stavano per sporcarsi e trasformarsi in centri commerciali.

Nella foto: Alyah dal Marocco, 1950

"Nella cena pasquale ogni ebreo ha le sue tradizioni, diverse praticamente in ogni famiglia. Le montagne potranno essere spostate e le colline crolleranno prima che un ebreo abbandoni le usanze ancestrali. Ma un giorno verrà in cui scompariranno tutte queste divergenze e si saprà finalmente quali saranno quelle destinate a restare in permanenza" (pag. 139).

Accidenti, un pericoloso fanatico neocon, un inquietante nemico delle tradizioni. C'è pure l'allusione al bombardamento delle montagne dell'Afghanistan. Scommetterei che pure Romanelli evava studiato con l'enigmatico Leo Strauss. Che certo, è vissuto più di un secolo dopo di lui ma, sapete, questa storia della memoria con cui gli ebrei sono così fissati...

parlare chiaro

Come custodire le radici e l'identità del popolo italiano ? Con l'ora di religione cattolica. Parola di Leone Soued, presidente della Comunità Ebraica di Milano, che ha, dice, "impresso una forte svolta nella comunità milanese, in senso diciamo pure tradizionalista". Concordo. Si tratta solo di capire di quale tradizione sta parlando. Testo qui. Da non perdere: "L’idea è che si faccia dell’ora di educazione civica, che quasi non c’è più, un’occasione di conoscenza della provenienza delle diverse razze e delle diverse religioni".

martedì, gennaio 09, 2007

it's Christian money ? So what ?

E certo che gli evangelicals sono cattivi, cattivissimi.
E certo che l'alleanza tra evangelici e governo israeliano è pericolosa, pericolossisima.
Ma qualcuno deve pur spiegarlo al signor Nasar al-Amrani. Come spiega Yediot Aharonot, il 27 dicembre un tempesta ha distrutto il suo accampamento, lasciando senza tetto tutto il numeroso clan (gli al-Amrani sono beduini) - 250 persone, tra cui 110 bambini. E nel Negev a dicembre fa veramente freddo.
Nel giro di pochi giorni r
av Yechiel Eckstein, direttore della International Fellowship of Christian and Jews (sì, proprio loro, la temuta lobby neocon - evangelical - sionista - bushista - antislamica - anticattolica) gli ha procurato la bellezza di 148.000 dollari, attingendo alla generosità dei temutissimi, cattivissimi, sionistissimi, evangelicals americani. Quelli della lobby che vuole radere al suolo l'originaria cultura del Medio Oriente - ma, ripeto, andate a spiegare tutto questo al signor al Amrani. Se troverà il tempo di ascoltarvi, con tutto il casino che quei volontari (non pagati) stanno facendo per ricostruire le case a lui e ai suoi familiari.

lunedì, gennaio 08, 2007

chicken running


ovvero la vendetta dei polli

netivat sofrut


Avielah Barcalay è una soferet. Per la precisione, è la prima donna ad aver completato tutti gli studi per diventare scrittrice di Sefarim (rotoli della Torah), pargamene per le mezuzot, ketubot (contratti matrimoniali). Gli ortodossi non sono mai stati tanto inclini a permettere questo genere di libertà alle donne - i sofer sono sempre stati maschi- ma esistono donne sufficientemente forti da conquistare e difendere questi spazi, anche grazie ad interpretazioni delle normativa in senso liberale. Una di loro, ovviamente, è mia moglie, ma questa è un'altra questione.
Avielah tiene un blog sul proprio percorso spirituale, ed è questo. Attualmente sta lavorando al primo Sefer Torah interamente scritto da donne, commissionatole da una sinagoga progressiva.
Kol hakavod !

domenica, gennaio 07, 2007

Jspot


Jspot è un blog dedicato alla realtà americana. Mobilita e informa i lettori su questioni come i diritti dei lavoratori stranieri e la lotta per il salario minimo. Ha seguito la battaglia dei gay Massorti per accedere alla carriera rabbinica. Jspot ha scelto di non occuparsi di questioni divisive come la politica estera o il Medio Oriente, ma di aggregare i lettori ebrei intorno a progetti di giustizia sociale. Stanno organizzando per febbraio un viaggio di rabbini, hazan e educatori lungo i due lati della frontiera tra Ariziona e Messico, per vedere da vicino cosa succede. E' un progetto del Jewish FundS for Justice: merita di dare un'occhiata anche al loro sito.

ricette

Un ebreo è uno che a una domanda ti risponde con una domanda. E che invece di scrivere commenti sul blog, pubblici, ti scrive in privato. I tempi e le idee ha molti lettori ebrei, una gran parte dei quali delusa da chi ritiene che di Tempo e Idea ce ne debba essere uno solo. Hanno tutta la mia comprensione, come ho già scritto qui. Purtroppo questo blog è solo il diario pubblico del sottoscritto e non il luogo per discutere del futuro dell’Ebraismo progressivo milanese. Per parte mia, non ho ricette nuove, anzi dico sempre le stesse cose.
Voilà col riassunto. L’Ebraismo italiano attraversa secondo me una crisi che può essere risolta solo con il pluralismo, che significa fare incontrare la più antica comunità della Diaspora con le istanze ed i valori del più grande movimento ebraico, l’Ebraismo progressivo, ovvero post-halakhiko. Cioè con congregazioni aperte a tutti coloro che si sentono a disagio con la attuale svolta in senso fondamentalista, che riguarda tutto il mondo ortodosso, Italia inclusa. Comunità inclusive ed egalitare, in cui si possa condurre una vita ebraica E emancipata - proprio come hanno fatto i nostri nonni, che magari non avevano a che fare con il femminismo ebraico ma sentivano l’esigenza di avere tutta la famiglia sotto il talled per Kippur. E ci riuscivano, senza per questo assimilarsi o smettere di essere ebrei. Non avevano a che fare nemmeno con il sionismo, ma sono diventati sionisti; e adesso il sionismo è parte della cultura di tutti gli ebrei italiani.
La mia esperienza mi dice che in Italia c’è lo spazio per far crescere una o più congregazioni Reform, liberali o progressive, anche grazie alla presenza sempre più numerosa di israeliani e di anglosassoni. Difatti attualmente ci sono in Italia due congregazioni progressive, che sono sufficientemente stabili e solide da reperire le risorse per dotarsi di una guida religiosa qualificata. Se ne sono accorti anche i media.
Una terza congregazione, invece, è -a quanto pare- in crisi: non solo non riesce a reclutare nuovi soci -e sarebbe il meno- ma nemmeno riesce a motivare gli (ormai ex) iscritti a rinnovare la quota. Il che non stupisce. Come ho già detto, non è più una congregazione progressiva, ma una versione light dell’ortodossia, dove il riferimento alla halakhà ha sostituito il dibattito democratico. Ma chi vuole l'ortodossia, in Italia sa già dove andare. Non ha bisogno di una nuova sinagoga, tantomeno di un ambiente di questo tipo.
Ai molti che mi chiedono perché non mi ci voglio impegnare rispondo: perché non si vuole indagare sulle ragioni di questa crisi? C’è stata solo una demenziale indagine sul tema “cosa ti aspetti dal nuovo consiglio direttivo” i cui risultati, peraltro, non sono mai stati resi noti.
Mi sembra evidente che per uscire da una crisi si deve trovare un modo per motivare le persone a dare il proprio contributo. Magari si potrebbero creare occasioni per quel dibattito che non può essere condotto interloquendo con l’autore di un blog. Purtroppo questo dibattito avrebbe bisogno di trasparenza. Che è una brutta faccenda per chi vuole una vita ebraica condotta nel segno dell’ortodossia, per chi è impegnato nella gara a chi è più osservante, per chi confonde il rabbino (auto-nominatosi, tra l’altro) con un prete investito da una autorità superiore, che ha sempre e comunque l’ultima parola.
Tanti auguri, comunque, a questa congregazione. Sono certo che nessuno si sottrarrà alle proprie responsabilità, che ci sarà un dibattito, che sarà trasparente e costruttivo, e, quel che più conta, rispettoso del contributo di tutti. Per la nuova sede, proporrei l’acquisto di una fontana, rigorosamente kasher - come vedete nella foto, la si può infatti frequentare solo a capo coperto.

failedmessiah

Failed Messiah è il blog di Shmarya Rosenberg, un ex Chabad che segue molto da vicino le vicende dell'ortodossia, non solo ultra, ed è la fonte più indicata per conoscere da vicino gli aspetti meno simpatici di questo mondo, di cui in Italia si ha solo una conoscenza letteraria. La triste realtà di oggi comprende carne kasher prodotta sfruttando la manodopera clandestina, oppressione delle donne nel nome (che novità) della Tradizione e della Modestia, molestie sessuali nelle yeshivot. Condivido il suo grido di allarme, rivolto a tutti gli ebrei, e inauguro con lui la serie di blog (e siti) ebraici consigliati ai miei pochi lettori.
"Haredim regularly spit on all you stand for. But you do not respond, probably in the mistaken notion that this is a virtue. Let me disabuse you of this notion. Your silence allows others like me to get sucked into a version of Judaism that, I believe, is dangerous both for the individuals sucked in, and for the Jewish community as a whole".
Hazak !

martedì, gennaio 02, 2007

lo stato delle cose

Vorrei tranquillizzare rav Laras: la post-moderna Associazione per l’Ebraismo Progressivo non è (più?) un concorrente temibile per l'Ebraismo ortodosso milanese. Prima di tutto non è una alternativa all’ortodossia. Da quelle parti, infatti, in materia di halakhà ci si sta incamminando verso la rigida osservanza dei precetti; scelte che si vanno ad aggiungere ad una qualità dei rapporti interni, diciamo, piuttosto caratteristica (“non ti rendi conto che hai offesa X facendoti accettare da quel collegio rabbinico e poi bisogna vedere se ti hanno accettato”) e ad una conduzione non propriamente democratica.
Non si capisce perché si dovrebbe frequentare una havurà che si dice progressiva e poi si reca a chiudere Kippur nei templi ortodossi con uomini e donne separate. Infatti non c’è (più) molta gente che frequenta questa Associazione, dove non si è mai voluto condurre una ricerca seria sulle motivazioni per cui la gente si iscrive e/o (magari non) rinnova l’iscrizione. Ma a naso i numeri non sono incoraggianti. Due anni fa frequentavo quei lidi, e c’erano un paio di centinaia di iscritti; attualmente, stando all’articolo di Jesurum, la sinagoga è frequentata da un centinaio di fedeli, di cui non si sa quanti siano gli iscritti. Manca non solo la capacità di attrarre nuovi soci, ma anche la motivazione a rimanere. Dei sette fondatori, solo due frequentano ancora la sinagoga. Dentro la quale si usano ancora i siddurim e machazorim scritti dal sottoscritto e da mia moglie, cui ovviamente dalla predetta Associazione non giungono nemmeno due righe di ringraziamento. A proposito di etica.

ebreografie

Davvero bello il recente articolo di Stefano Jesurum pubblicato sul Corriere della Sera. C’è, più o meno, tutta la serie di problemi che gli ebrei italiani stanno attraversando. Lo svuotamento delle piccole comunità, dove le sinagoghe aprono ormai solo per Kippur; l’interesse di massa per la cultura ebraica in località dove non ci sono più ebrei; la contrapposizione tra Roma e Milano, tra una comunità che si identifica con il suo territorio e un’altra che vorrebbe essere melting pot.
C’è anche la crisi della sinistra ebraica. Bidussa dichiara defunto l'ebraismo italiano, mentre Magiar lo elogia, con un delizioso svarione (progressivi e riformati sono sinonimo, ma in riva al Tevere ancora non lo sanno ...) funzionale all'elogio dell'unità all’insegna dell’unità tra ortodossia religiosa e progressismo politico. Tutto questo mentre persiani, libici e libanesi continuano a sentirsi lontani dalle istituzioni ebraiche italiane (perché troppo “politicizzate”, ovvero di sinistra). I giovani emigrano in America o in Israele - questo significa, cari lettori, che per un ebreo vivere a Milano è difficile; non ci sono più le mezze stagioni, ma l’antisemitismo sì. L’ebraico “piccolo mondo antico” italiano sembra scomparire proprio mentre cresce l’interesse generale per l’Ebraismo.
In realtà i fenomeni che attraversano il microcosmo ebraico italiano riguardano tutta la Diaspora. I Lubavitch infatti si allargano e fanno proseliti un po’ ovunque. I modern-orthodox, cui si rifanno i rabbini italiani, e che fuori d’Italia sono una sorta di posizione (minoritaria) intermedia tra integralisti e liberali, sono in crisi un po’ ovunque. Soprattutto: gli esseri umani (ebrei inclusi) non sono delle carote e il feticismo delle radici è estraneo, per fortuna, all’Ebraismo, succede che anche in Italia immigrino ebrei cresciuti in luoghi dove gli ortodossi (modern- o meno) sono una minoranza: USA, Canada, Inghilterra, Argentina, Brasile… Queste famiglie gente nelle sinagoghe ortodosse si trovano molto male: le donne sono abituate a salire a Sefer e si sentono dire in maniera poco cortese che non saranno contate a minyan, le famiglie non amano che il rabbino faccia domande dettagliate sugli alberi genealogici. Quanto alle manifestazioni di “cultura ebraica” per come sono attualmente organizzate, i ragazzi non gradiscono concerti di musica klezmer in cui il pubblico indossa la kefiah. E così via. L’ebraismo italiano nel futuro sarà anche l’ebraismo di queste generazioni. Rabbini e presidenti di comunità, stando all’articolo di Jesurum, sembrano piuttosto impreparati.