domenica, ottobre 21, 2007

yom ehad

Di sabato pomeriggio vado a visitare gli ospiti di una casa di riposo dalle parti di Katamon, uno dei quartieri decentrati di Gerusalemme. Sono uomini e donne che parlicchiano inglese (poco) russo, yddish, ladino ... e soprattutto ebraico, così mi esercito in questa lingua. Quando arrivo al piano vedo una foto che mi ricorda quanto è importante Israele: una soldatessa che aiuta una signora a mettere la maschera antigas. La foto è del periodo della Guerra del Golfo, quando in Italia facevamo le assemblee "contro la guerra" e dicevamo che Saddam aveva le sue ragioni. E la signora è ancora in giro per la casa di riposo, con il foulard intorno alla testa come le contadine russe con il vestito della festa (non chiamatela russa, è ghirusit, georgiana), è piuttosto acciaccata ma è viva ed è contenta di essere scappata ai gas di Hitler (che pure lui, chissà, aveva le sue ragioni) e a quelli di Saddam. Di solito mi siedo al tavolo cui è seduto mar Haim, il signor Haim, un signore di ottanta anni che fa finta di non esserci con la testa e in realtà non gli sfugge niente. E sto ad ascoltare le storie del signor Haim, punteggiate di haverì -amico mio- e che mi ricorda mio nonno, solo che invece di iniziae le frasi con "un bel giorno" (era sempre un bel giorno, per la generazione dei miei nonni) dice "yom ehad", e le finisce con "tov", anziché con "bon", come facevano i miei nonni, ma con la stessa espressione, lo stesso sospiro, la stessa pazienza, lo stesso sguardo. Mar Haim è nato a Casablanca.
Yom ehad mar Haim aveva vent'anni e tutti a Casablanca dicevano bisogna andare a Yerushalaim. Tov, dice lui, andiamo a Yerushalaim. Lui e altri quattro ebrei trovano un passeur che li fa camminare per giorni e notti. Casablanca è una città grande, se sei capace trovi tutto, trovi anche un passeur che ti porta dove vuoi. Pagare, certo, bisogna pagare, haverì. Lunga strada, haverì, da Casablanca a Yerushalaiim. A notte fonda si trovano in un cimitero ebraico, e il passeur gli dice; siete arrivati, fuori i soldi. Loro pagano e tov. Esausti, dormicchiano per qualche ora tra le tombe ma alla mattina si rendono conto che il passeur non li ha affatto portati a Yerushalaiim. Sono in un cimitero ebraico di un paesino algerino appena al di là della frontiera. Chissà quale lungo giro in mezzo al deserto e di notte ha fatto fare il passeur. Giornate intere a camminare nel deserto e dire stiamo andando a Yerushalaim. E loro a crederci. Da lì ci sono quelli incazzati che tornano a Casablanca mentre mar Haim in un paio di settimane riesce ad arrivare a Parigi. Tov, haverì. E da lì a Yerushalaim, come ha fatto me lo spiega un'altra volta.
Arrivato a Yerushalaim, mar Haim ha trovato lavoro come autista. Nessuno prendeva il lavoro di autista, tov, lo ha preso lui. Chevrolet, marca internazionale, lo aveva guidato anche a Casablanca. Doveva passare per Meah Shearim, dove ci sono i datiim. Haverì, in Marocco non ho mai visto gente del genere. Sporchi, che non curano i bambini e vivono di carità. Non sono buone cose, non sono case onorate. Un uomo se ha onore deve lavorare per sé e la sua famiglia. Yom ehad arriva Sukkot. E Meah Shearim è tutta piena di sukka. E mar Haim deve passare con il suo Chevrolet, marca internazionale. Tov. Yom ehad, stufo di sentirsi gli accidenti di chi riceveva le consegne in ritardo e ugualmente stufo di prendersi minacce di multa, mar Haim va dal suo capo e gli dice: come passo per Meah Shearim che c'è tutta quella roba di mezzo? E il boss, che era un irakeno, gli dice in arabo: "Il Signore ha inventato il fuoco". Tov. Mar Haim ha cambiato lavoro, che non voleva rogne con quelli vestiti di nero, ma soprattutto con il Signore.

1 commento:

franco ha detto...

sono concorde